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> Speciale "Tra New Wave e Golden Age"

Gamberi fra balene
di Davide Cazzaro

La Corea è un luogo nel vento. Un gambero fra due balene. L'azzeccata similitudine storico-geografica coniata da uno dei più illustri saggisti sudcoreani suggerisce perfettamente la storia e le vicissitudini attraversate dal suo paese: una penisola di cruciale importanza strategica, attanagliata fra l'immenso continente cinese ed il possente arcipelago giapponese e proprio per questo vittima di invasioni, conquiste e distruzioni. Un paese che, solo nell'arco del XX secolo, ha conosciuto la repressiva dominazione coloniale giapponese dal 1910 al 1945, ha assistito a lotte all'ultimo sangue tra gruppi di destra e di sinistra dal '45 al '48, è stato dilaniato da una guerra fratricida dal '50 al '53 e, per quanto riguarda l'allora neonata Repubblica sudcoreana, dal '53 al '93 è stata amministrata da regimi militari. Una nazione ferita, dove la piaga più penosa è quella che tuttora taglia il paese all'altezza del 38° parallelo, una striscia di terra di nessuno che avrebbe dovuto essere una linea di demarcazione temporanea per separare le forze sovietiche da quelle americane e che invece, con l'armistizio del '53 è stata resa definitiva e ha drammaticamente segnato l'inizio della spinosa convivenza tra due stati agli antipodi: il Nord comunista e il Sud capitalista. Grazie allo sviluppo economico più rapido e prolifico di tutto il secondo dopo guerra la Corea del Sud è riuscita a passare dai livelli dei paesi africani più poveri allo status di una potenza economica mondiale in bilico fra tradizione e modernità.
Una dialettica, quest'ultima, che si è più volte manifestata anche nella cinematografia contemporanea, forte di un successo sul piano artistico e commerciale culminato in patria nei risultati del 2001: sessantacinque film prodotti, 50,1 per cento di quota di mercato e cinque opere coreane ai primi cinque posti degli incassi dei film nazionali e stranieri. Dati che fanno della Corea del Sud una delle pochissime nazioni al mondo dove il successo della produzione nazionale eguaglia o addirittura supera i risultati di quella straniera, Hollywood in primis. Per fare un paragone con due industrie molto forti, nel 2000 in Giappone la produzione nazionale ha coperto il 31,8 per cento del mercato e in Francia il 28,5 per cento. Si può dunque parlare di (nuova) Golden Age, di un periodo chiave frutto di enormi e inediti cambiamenti all'interno della filiera cinematografica che però, come fanno notare gli osservatori più attenti, hanno innescato una pericolosa corsa al gigantismo (dei costi di produzione e dei multiplex) che ricalca, con le dovute proporzioni, quella avvenuta ad Hollywood negli ultimi vent'anni. Fino al '99 l'aggressiva politica distributiva statunitense era riuscita a tenere a bada l'industria locale, ma oggi, gli incassi dei blockbuster più famosi (da Titanic, a Il Signore degli Anelli passando per Matrix e molti altri) vengono agilmente superati da quelli delle produzioni nazionali e la stessa Hollywood acquista a caro prezzo i diritti di distribuzione o, più spesso, di remake dei principali successi sudcoreani. Un paese e un mercato che, non solo dal punto di vista cinematografico, a lungo era appartenuto ad altri, per la prima volta vede la propria cinematografia esportata ed acclamata nei cinema e nei festival di tutto il mondo.
Le origini di tale successo vanno identificate nella cosiddetta New Wave sudcoreana databile retrospettivamente tra '88 e '95 circa. Il movimento è passato sotto totale silenzio in occidente - soprattutto a causa dell'allora inesistente tradizione di osservare e tanto meno distribuire film coreani all'estero - ma, mentre il cinema arrancava sotto il triplo fardello dell'oppressione politica, dell'indifferenza del pubblico e dell'ingerenza della distribuzione statunitense, ha prodotto veri e propri capolavori capaci di influenzare e far progredire la cinematografia nazionale. Temi e problematiche dell'epoca appartengono ormai alla storia e negli ultimi anni il cinema è entrato in una nuova era economica, produttiva e distributiva tanto che oggi alcuni maestri del passato faticano a trovare investitori o non riescono ad attrarre il pubblico.
Come ha osservato Alberto Pezzotta, la produzione più recente è articolata su una varietà di generi complessa, debitrice del cinema di Hong Kong e con influssi del cinema giapponese recente (specie horror) e del cinema d'autore taiwanese, innestata però su una storia, una tradizione e una società ben vive. Una straordinaria ricchezza di generi, temi e stili (dai blockbuster alle commedie demenziali, sino ai film sperimentali e d'autore), giovani registi creativi e abbondante afflusso di investimenti continuano a far progredire un'industria tanto instabile quanto dinamica.
In un anno in cui il cinema sudcoreano sarà al centro di importanti retrospettive a New York, Washington D.C. e Parigi, anche Venezia desidera rendere omaggio al cinema di questo paese. Alla Pasinetti, in maggio, dodici film dell'ultimissima produzione coreana (dal 1997 al 2002), tra cui spiccano ben nove opere prime o seconde - di altrettanti indiscussi protagonisti del periodo più entusiasmante di un'industria cinematografica singolarmente vitale.

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