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> Speciale > 9th Pusan International Film Festival

Bigger than ever
di Gianluca Gibilaro

Cinemacoreano.it segue ormai per il terzo anno consecutivo il Pusan International Film Festival e, ogni anno, si ritrova a presentare una manifestazione che, se ogni volta sembra aver raggiunto il massimo del suo splendore, l'anno successivo si presenta puntualmente con numeri sempre più esaltanti.
Poterebbe sembrare una corsa al gigantismo, ma abbiamo imparato ad apprezzare la rigorosa organizzazione con cui una manifestazione che nei numeri potrebbe sembrare elefantiaca si svolge e ad ammirare la festosa partecipazione del pubblico, il coinvolgimento della stampa coreana e internazionale, la qualità della programmazione.
In poche parole: il PIFF è grandi numeri, ottima organizzazione, grande partecipazione di pubblico e critica, programma stimolante.
Difficile tuttavia non guardare alla nona edizione con un poco di apprensione: il nono Pusan International Film Festival, che si svolgerà dal 7 al 15 ottobre, è il più ricco che si sia mai visto: con 266 titoli e 63 paesi rappresentati (48 extra asiatici), 39 anteprime mondiali, 16 anteprime internazionali (ovvero film proiettati per la prima volta fuori dal paese di origine) e 50 anteprime continentali, il PIFF si conferma - incredibilmente - ancora in crescita.
Il rischio del collasso potrebbe sembrare dietro l'angolo a quanti, memori dei deficit organizzativi veneziani, ad esempio, numeri ben più modesti fanno tremare le vene ai polsi. Ma a Pusan è davvero un'altra cosa.
Qualcuno potrebbe obiettare: bene i numeri, d'accordo l'organizzaizone, ma i film?
La risposta sta tutta nel programma: ad aprire il festival sarà la nuova versione di 2046 di Wong Kar Wai, parzialmente ri-girata e rimontata dopo la proiezione di Cannes, a chiuderlo The Scarlet Letter di Daniel Byun, alla sua opera seconda dopo l'apprezzato Interview.
In "A Windowon Asian Cinema" si trova - come sempre - il meglio della produzione continentale (quest'anno fra gli altri Hou Hsiao Hsien, Miike Takashi e Hirokazu Kore-eda), nel "Korean Panorama" una selezione della produzione nazionale (con ovviamente Kim Ki-duk, Park Chan-wook e Hong Sang-soo, ma non solo), in "World cinema" una scelta niente affatto scontata di pellicole extra-asiatiche che potrebbe contenere qualche buona sorpresa anche per chi crede di conoscere a fondo, poniamo, il cinema europeo (bisogna proprio andare fino a Pusan per scoprire un pugno di film serbi, croati, sloveni, bosniaci?).
E manca ancora di ricordare il concorso ("New Currents"), zeppo di anteprime mondiali, la sezione "Wide Angle" (corti, documentari e animazione, coreani e non) e la "Critcs' Chice".
Da ultimo, i programmi speciali: una retrospettiva (comprendente il recente: Trilogy, The Weeping Willow) di Theo Angelopulos, un'altra retrospettiva sulle coproduzioni Corea-Hong Kong tra gli anni '50 e i primi anni '80, un omaggio all'animazione di Taiwan, Indonesia e Hong Kong, uno sguardo alla nuova generazione del cinema Indonesiano (15 titoli) e per finire un "German Panorama" con 11 titoli.
Una manifestazione dunque sempre più ricca e impegnativa anche da "coprire" per Cinemacoreano.it, che in questo aggiornamento propone le prime schede, recensioni e interviste raccolte a Pusan.

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