Digital Short
Film by Three Filmakers
di Gianluca Gibilaro
All'interno dell'industria e della
cultura cinematografica, ai festival spettano (o dovrebbe
spettare) numerosi compiti: presentare il meglio di una certa
produzione, segnalare nuove linee di tendenza, presentare
al pubblico più attento novità stimolanti, coinvolgere
critici e addetti ai lavori in un confronto con i gusti del
pubblico, far incontrare l'offerta (i film prodotti) con la
domanda (distrubutori, Tv etc) e chi più ne ha più
ne metta.
Non spettava però - almeno fino a qualche tempo fa
- il compito di stimolare in una certa direzione la produzione
né di produrre direttamente dei film.
Due "tabù" violati in Corea già da
qualche tempo, il primo dal Pusan International Film Festival,
che con il suo Pusan Promotion Plan presenta ogni anno ai
potenziali investitori progetti cinematografici selezionati,
e il secondo dal Jeonju International Film Festival, che fino
dalla sua prima edizione invita tre cineasti asiatici a realizzare
un cortometraggio ciascuno della durata di trenta minuti circa
girato in formato digitale.
Il festival finanzia i cortometraggi, lasciando però
completa libertà agli autori nella scelta dei soggetti. I
tre lavori vengono poi presentati insieme, in un lungometraggio
di circa novanta minuti, che il festival di Jeonju si fa carico
di presentare in altri festival e di distribuire in patria
in sala e in home video.
Il progetto, dal titolo Digital Short Films by Three Filmmakers
contunua da sei anni, con risultati quantomeno interessanti:
ogni anno registi di nazionalità, formazione e interessi
anche molto diversi si misurano con una tecnologia con la
quale magari non hanno molta confidenza e ne sperimentano
liberamente le potenzialità.
Con la proposta del Jiff si sono cimentati, tra gli altri,
Zhang Yuan (Cina), Park Kwang-su (Corea del Sud), Zia Zhang
Ke (Cina) e Tsai Ming-liang (Taiwan) Bong Joon-ho (Corea del
Sud) e Tsukamoto Shinja (Giappone).