Home
Home
Contatti
Han' gul
Link

 
> Schedario
> Registi
> Interviste
> Saggi
> Incontri
> Bibliografia
> Speciali
 
 

Cinemacoreano.it - Candidato all'Italian Web Awards 2004

> Schedario > Wondeful Days > Recensione

Wondeful Days
di Davide Cazzaro

E’ opinione comune che caricare di responsabilità un film costituisca un’operazione (sempre) rischiosa e (spesso) controproducente. Il progetto Wonderful Days è stato annunciato ben 6 anni prima della distribuzione nelle sale e, con un budget di oltre 10 milioni di dollari, si è ben presto segnalato come il film coreano d’animazione più costoso di sempre. Le persone coinvolte nel progetto parlavano di questo film (che solo grazie all’attesa andava guadagnando l’epiteto di “cult”) come lo Shiri dell’animazione coreana, un’opera che oltre ad invertire una volta per tutte la tendenza che aveva sempre visto l’animazione coreana contemporanea segnare modesti incassi al botteghino, avrebbe dovuto anche inaugurare una nuova era nella storia dell’animazione nazionale. L’uscita nelle sale, prevista inizialmente per la primavera 2003, è stata fatta slittare all’estate per poter permettere una più massiccia campagna promozionale e magari giovare di una vetrina di prestigio. Tutto sembrava essersi messo per il meglio quando il Puchon International Fantastic Film Festival (PiFan) ha annunciato che Wonderful Days era stato scelto come film d’apertura: anteprima mondiale il 10 Luglio 2003. Il massiccio aumento dell’attività promozionale del film a ridosso dell’anteprima ha paradossalmente aumentato le preoccupazioni degli addetti ai lavori. I critici e gli osservatori che avevano potuto seguire le fasi cruciali di questo progetto titanico, individuarono nel plot l’iceberg che rischiava di farlo affondare. Consapevoli di ciò, gli autori hanno riscritto la sceneggiatura numerose volte nel tentativo di ottenere qualcosa di davvero interessante e, fonti ben informate rivelano che come estremo tentativo lo script è stato sottoposto ad un non meglio precisato sceneggiatore hollywoodiano. Presentato a Puchon e poco dopo uscito nelle sale, Wonderful Days ha tristemente dato ragione agli scettici dimostrandosi un’operazione fallimentare. Un’attesa così prolungata si è tramutata in cocente delusione da parte del pubblico coreano e come se non bastasse i produttori sono costretti a sperare in vendite internazionali molto fruttuose per evitare che Wonderful Days entri inesorabilmente a far parte di quei “suicidi” (Yesterday, R U Ready, Tube e, forse, Natural City) che tanto preoccupano gli osservatori del cinema coreano.
Gli autori di Wonderful Days, pur producendo un’opera molto più interessante e con un budget significativamente inferiore, sono incorsi nello stesso imperdonabile errore compiuto nel 2001 da Hironobu Sakaguchi e il suo staff con Final Fantasy. Facendo un parallelo tra quest’opera e le coeve produzioni della fortunatissima Disney/Pixar (comparazione perfettamente aggiornabile al 2003 tra Wonderful Days e Finding Nemo) era stato osservato che quello che gli artisti della Pixar hanno ben chiaro è che anche le immagini più strabilianti, se non supportate da un’altrettanto meritevole storia, annoiano dopo pochi minuti. E più volte durante la corposa campagna promozionale e la visione di Wonderful Days si ha avuto il netto sentore che (quasi) tutto era stato puntato sull’animazione. Le tecniche di realizzazione del film hanno infatti costituito un esperimento unico al mondo, facendo di Wonderful Days la prima opera realizzata interamente in Multimation (Multi Layered Animation), complesso e laborioso sistema che, in breve, comprende la fusione dell’animazione 2D, 3D in Computer Graphic e di miniature, capace di creare un senso di realismo e “profondità” assolutamente inedito e ben più suggestivo del costosissimo mondo sintetico di Sakaguchi. Come si diceva, ad un aspetto tecnico così rivoluzionario fa da contraltare una storia alquanto incolore, frutto di un enorme collage di temi, suggestioni ed ambienti tratti da quell’immenso filone cinematografico e letterario di fantascienza che ha trovato e trova tutt’ora nella copiosa produzione di Philip K. Dick un’irrinunciabile e straordinaria fonte d’ispirazione. In particolare l’esagerato e sovraccarico climax finale, capace addirittura di provocare un certo umorismo involontario, conferma una totale votazione verso l’atmosfera ed il tono immediato di ciascuna scena a discapito di una più attenta ed armoniosa costruzione del racconto. Rimane dunque il rammarico di aver assistito ad un’ennesima svalutazione dell’aspetto contenutistico su quello formale e soprattutto dispiace aver visto applicare un’animazione tanto laboriosa quanto promettente ad una storia davvero immeritevole.

top

   

 

 

Home
Contatti
Han' gul
Link
Statistiche

© L’utilizzo dei materiali contenuti in questo sito è soggetto alle norme vigenti sul diritto d’autore.
Per maggiori informazioni clicca qui
a cura di