E’ opinione comune che caricare di responsabilità
un film costituisca un’operazione (sempre) rischiosa e (spesso)
controproducente. Il progetto Wonderful Days è stato
annunciato ben 6 anni prima della distribuzione nelle sale
e, con un budget di oltre 10 milioni di dollari, si è ben
presto segnalato come il film coreano d’animazione più costoso
di sempre. Le persone coinvolte nel progetto parlavano di
questo film (che solo grazie all’attesa andava guadagnando
l’epiteto di “cult”) come lo Shiri dell’animazione
coreana, un’opera che oltre ad invertire una volta per tutte
la tendenza che aveva sempre visto l’animazione coreana contemporanea
segnare modesti incassi al botteghino, avrebbe dovuto anche
inaugurare una nuova era nella storia dell’animazione nazionale.
L’uscita nelle sale, prevista inizialmente per la primavera
2003, è stata fatta slittare all’estate per poter permettere
una più massiccia campagna promozionale e magari giovare di
una vetrina di prestigio. Tutto sembrava essersi messo per
il meglio quando il Puchon International Fantastic Film Festival
(PiFan) ha annunciato che Wonderful Days era stato
scelto come film d’apertura: anteprima mondiale il 10 Luglio
2003. Il massiccio aumento dell’attività promozionale del
film a ridosso dell’anteprima ha paradossalmente aumentato
le preoccupazioni degli addetti ai lavori. I critici e gli
osservatori che avevano potuto seguire le fasi cruciali di
questo progetto titanico, individuarono nel plot l’iceberg
che rischiava di farlo affondare. Consapevoli di ciò, gli
autori hanno riscritto la sceneggiatura numerose volte nel
tentativo di ottenere qualcosa di davvero interessante e,
fonti ben informate rivelano che come estremo tentativo lo
script è stato sottoposto ad un non meglio precisato sceneggiatore
hollywoodiano. Presentato a Puchon e poco dopo uscito nelle
sale, Wonderful Days ha tristemente dato ragione agli
scettici dimostrandosi un’operazione fallimentare. Un’attesa
così prolungata si è tramutata in cocente delusione da parte
del pubblico coreano e come se non bastasse i produttori sono
costretti a sperare in vendite internazionali molto fruttuose
per evitare che Wonderful Days entri inesorabilmente
a far parte di quei “suicidi” (Yesterday, R U Ready,
Tube e, forse, Natural City) che tanto preoccupano
gli osservatori del cinema coreano.
Gli autori di Wonderful Days, pur producendo un’opera
molto più interessante e con un budget significativamente
inferiore, sono incorsi nello stesso imperdonabile errore
compiuto nel 2001 da Hironobu Sakaguchi e il suo staff con
Final Fantasy. Facendo un parallelo tra quest’opera
e le coeve produzioni della fortunatissima Disney/Pixar (comparazione
perfettamente aggiornabile al 2003 tra Wonderful Days
e Finding Nemo) era stato osservato che quello che
gli artisti della Pixar hanno ben chiaro è che anche le immagini
più strabilianti, se non supportate da un’altrettanto meritevole
storia, annoiano dopo pochi minuti. E più volte durante la
corposa campagna promozionale e la visione di Wonderful
Days si ha avuto il netto sentore che (quasi) tutto era
stato puntato sull’animazione. Le tecniche di realizzazione
del film hanno infatti costituito un esperimento unico al
mondo, facendo di Wonderful Days la prima opera realizzata
interamente in Multimation (Multi Layered Animation),
complesso e laborioso sistema che, in breve, comprende la
fusione dell’animazione 2D, 3D in Computer Graphic e di miniature,
capace di creare un senso di realismo e “profondità” assolutamente
inedito e ben più suggestivo del costosissimo mondo sintetico
di Sakaguchi. Come si diceva, ad un aspetto tecnico così rivoluzionario
fa da contraltare una storia alquanto incolore, frutto di
un enorme collage di temi, suggestioni ed ambienti tratti
da quell’immenso filone cinematografico e letterario di fantascienza
che ha trovato e trova tutt’ora nella copiosa produzione di
Philip K. Dick un’irrinunciabile e straordinaria fonte d’ispirazione.
In particolare l’esagerato e sovraccarico climax finale, capace
addirittura di provocare un certo umorismo involontario, conferma
una totale votazione verso l’atmosfera ed il tono immediato
di ciascuna scena a discapito di una più attenta ed armoniosa
costruzione del racconto. Rimane dunque il rammarico di aver
assistito ad un’ennesima svalutazione dell’aspetto contenutistico
su quello formale e soprattutto dispiace aver visto applicare
un’animazione tanto laboriosa quanto promettente ad una storia
davvero immeritevole.