Per
gentile concesione dell'autore e di Objectif Cinéma
Secondo film di Kim Ki-duk, Wild Animals
è un'opera minore nella sua nascente filmografia, che
segna per il regista il ritorno nella città in cui ha vissuto
nel corso del suo soggiorno europeo: Parigi. Fortemente penalizzato
dalla mediocrità degli attori francesi, a partire da Richard
Bohringer nel ruolo del mafioso chiacchierone, e da una messa
in scena statica e povera di idee, Wild Animals riesce a convincere
nella descrizione di un'amicizia prima di circostanza, poi
sempre più sincera, tra due coreani in esilio. La fascinazione
del regista per una sorta di stato di natura che ammira negli
esseri rozzi e interi, amplificata da una connotazione latentemente
omosessuale, ci regala alcune sequenze di dilemmi morali che
non stonerebbero in un film di John Woo. Sequenze che salvano
un film dalle ambizioni confuse (metafora politica? Racconto
nostalgico d'erranza?), in cui le folgorazioni poetiche del
suo visionario regista deludono per la loro mancanza di pertinenza.