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Taegukgi di Kang Je-gyu
di Alessandro Leone

Film epocale per la cinematografia sudcoreana, non fosse altro per i 13 milioni di dollari Usa impiegati per la realizzazione (cifra che costituisce un record assoluto per la Corea). Un colossal che in patria ha spopolato al botteghino.
Si racconta la guerra di Corea attraverso le gesta di due fratelli primi uniti e poi divisi sul fronte. I dieci mesi di riprese, le 25.000 comparse, gli effetti speciali, danno l'idea di come il regista abbia voluto realizzare un'opera non distante dai canoni hollywoodiani.
La struttura narrativa che si avvale di una cornice ambientata nel presente, dove il sopravissuto (Jin-seok, il fratello più piccolo) ricorda i drammatici eventi passati, rimanda a Salvate il Soldato Ryan, ma in generale anche le scelte estetiche accomunano Taegukgi alle ultime pellicole di guerra prodotte in occidente. Gli scontri sono mostrati in tutta la loro crudezza in sequenze spettacolari dove la carne dilaniata pare uscire dallo schermo, e la macchina saltare in aria con i soldati, anche se a volte il lavoro in digitale quasi smaterializza la materia filmata, rischiando di allontanare emotivamente lo spettatore.
Pubblico che invece il regista cerca di agganciare attraverso la storia di Jin-tae e Jin-seok. Tutti e due arruolati e spediti sul fronte (Jin-seok viene obbligato, Jin-tae volontariamente solo per proteggere il fratello minore), vivono il conflitto in maniera differente. Il maggiore, in cerca di onori sul campo da barattare con la vita del più piccolo (Jin-seok era destinato a studi universitari), viene pian piano sopraffatto da deliri d'onnipotenza, lanciandosi in imprese proibitive. Al contrario il più piccolo (che somiglia tanto a uno dei soldati di Malick) comprende subito l'inutilità della guerra e delle azioni di Jin-tae, intuendo anche il "naufragio" psicologico del fratello.
Gli scontri tra i due diventano una sorta di battaglia interna, dove Jin-seok cerca di sfuggire all'assurda iperprotettività di Jin-tae. Quest'ultimo, credendo di aver perso il fratello aderisce alla causa nordcoreana, saltando il confine ideologico e diventando capo di gruppi non regolari. Il faccia a faccia è inevitabile. Sul campo i due fratelli si ritroveranno, ma Jin-tae morirà tra le braccia del fratello.
I coreani hanno apprezzato molto l'opera di Kang Je-gyu, a dimostrazione di quanto forse la guerra del '50 sia ancora una ferita aperta. Del resto i rapporti con i cugini del nord sono sempre molto tesi e il tema è molto sentito. Il regista ha voluto realizzare un'opera grandiosa, un'epopea che potesse parlare anche fuori dai confini nazionali. I personaggi assumono forse connotati troppo epici, ma sicuramente lo sforzo di raccontare una pagina di storia a noi poco nota è encomiabile.

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