Spirit of Jeet Kune Do: Once Upon a
Time in High School di Yoo Ha di Alessandro Leone
"Fanculo la scuola in Korea"
è la frase con cui si congeda dalla scuola superiore Hyun-soo,
dopo un'esperienza fatta da poche gioie e tanti dolori.
Siamo sul territorio dell'adolescenza difficile, in un contesto
anti-educativo, dove vige la legge della prepotenza e della
coercizione. Non è una scuola del Bronx (ne abbiamo apprezzate
diverse al cinema) ma una scuola coreana negli anni '70, dove
- racconta il regista - i rapporti relazionali tra studenti
e tra gli stessi e i loro insegnanti erano spesso segnati
da dinamiche prevaricanti.
Hyun-soo, nuovo studente introverso, fa amicizia con alcuni
compagni tra cui Woo-sik, giovane spavaldo e sicuro di sé,
praticante di arti marziali. All'interno dell'istituto, dove
gli insegnanti esercitano la propria autorità attraverso l'impiego
di punizioni corporali, si confrontano vere e proprie bande
di studenti "arrabbiati", giovani privi di linguaggio emotivo,
capaci di conquistarsi il rispetto dei pari solo attraverso
il confronto violento. I due amici diventano presto rivali
in amore, dopo aver conosciuto Eun-ju, studentessa in un collegio
femminile. Tra provocazioni più o meno esplicite, momenti
di cameratismo dovuti alla condivisione di un sentimento avversivo
nei confronti del bullo Jong-hoon, i due arrivano ad uno scontro
brutale. Hyun-soo, apprese le tecniche di lotta e spinto dall'odio,
"sistema" Woo-sik e in seguito Jong-hoon, ma viene espulso
dalla scuola.
È l'epoca in cui spadroneggia l'icona di Bruce Lee, idolo
cinematografico e modello comportamentale per tanti adolescenti.
La Corea guarda ai paesi più sviluppati economicamente, ma
la popolazione vive ancora sotto la pressione di un regime
che si proclama democratico senza esserlo davvero. Così la
scuola di Yoo Ha diventa luogo simbolico e riflesso della
società coreana.
I giovani di Yoo Ha mancano della capacità di costruire veri
rapporti amicali; non sono abituati ad essere ascoltati da
adulti che mai ci paiono guide educative, tanto meno possiedono
loro stessi la predisposizione all'ascolto. Non esiste nessun
confronto sul piano ideologico. Sembrano anzi individui svuotati
di ogni valore. La forza del singolo è direttamente proporzionale
alla sua disumanità, che non riconosce l'altro come persona
degna di rispetto: l'altro, al contrario, esiste solo in quanto
elemento/numero del gruppo.
Il film è tanto più spietato quanto più il regista indugia
sui combattimenti senza esclusione di colpi tra i ragazzi.
Ma ancora più doloroso per lo spettatore è comprendere come
l'universo adulto manchi clamorosamente, o sia presente solo
per confermare come l'origine di ogni male sociale sia nascosto
nel ventre dei padri.
Da sottolineare come la messa in scena di Yoo Ha richiami
le atmosfere tipiche dei film più conosciuti con protagonista
l'indimenticato Bruce Lee.