Come è già stato osservato la commedia si
è imposta come genere predominante del cinema coreano sia
in termini produttivi che distributivi e tra le innumerevoli
contaminazioni e sperimentazioni che continua a conoscere,
Sex is Zero si segnala come la prima sex comedy
coreana. Qualcosa di nuovo dunque e, almeno nelle premesse,
di rischioso dato che American Pie è stato un flop
in Corea e certamente non è per una sorta di campanilismo
o antiamericanismo che il pubblico coreano ha invece fatto
incassare più di 20 milioni di dollari a Sex is Zero;
le ragioni sono bel altre e vanno cercate nelle qualità peculiari
di quest’opera. Già il titolo indica una netta presa di posizione
rispetto alle più becere commedie demenziali e potrebbe sembrare
in aperto contrasto con la goliardia e le “pratiche basse”
della vita da campus universitario: il sesso è zero, love
is not a fucking yoke, ammonisce il protagonista verso
la fine del film quasi a preludere la significativa ed esplicativa
modulazione di tono finale che conferisce maggior originalità
e spessore all’opera. Sex is Zero trova inoltre la
sua componente più riuscita nell’abilità registica e narrativa
di Yoon Je-gyon (già autore del fortunato My Boss, My Hero)
capace di mantenere una sorta di sguardo disincantato ma divertito
che sottrae alle situazioni più basse e “organiche” qualsiasi
eccesso di volgarità. La costruzione dei personaggi è davvero
riuscita e il continuo gioco degli equivoci conferisce al
film un’ilarità molto accentuata. Irriverente e audace, Sex
is Zero è stata una delle maggiori sorprese della selezione
coreana ad Udine.