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See You After School
di Gianluca Gibilaro

Nam-gung Dal è quello che in molte scuole superiori nostrane verrebbe definito uno sfigato. Ma non uno sfigato qualunque: Dal (è questo il suo nome, di una sola sillaba diversamente dalla stragrande maggioranza dei coreani) è un super sfigato. Tanto da finire in cura in una clinica specializzata, dalla quale viene dimesso fra lo sconforto dei medici: non c'è niente da fare, Dal non è uno sfigato come gli altri, è uno sfigato cronico, inguaribile. Un caso clinico, uno sfacelo.
Tanto che appena arrivato nella sua nuova scuola, quella dove forse potrebbe sfuggire all'infamante etichetta visto che ancora nessuno lo conosce, ha la bella idea di fare uno sgarbo al più duro dei duri. Che lo apostrofa con il più classico dei "Ti aspetto fuori": See you after school, appunto.
Da quel momento inizia un angoscioso conto alla rovescia in attesa dell'ora fatidica della fine delle lezioni. Ma l'esito del duello finale potrebbe non essere così scontato…
Già sentita? Forse sì: la trama ricorda un buon numero di commedie e commediole statunitensi e i bene informati citano l'oscuro L'ora della rivincita (Three O'Clock High, 1987) di Phil Joanou come un film che "presenta la stessa situazione di base".
Ma che si tratti di una scopiazzatura (come qualcuno sostiene, soprattutto in Corea), di un remake non autorizzato o di un caso di duplicazione inintenzionale poco importa: non stiamo certo parlando di un film che annovera tra i suoi punti di forza l'originalità della trama.
A meno di non volersi avventurare in letture sociologiche approssimative sul sistema educativo coreano (sembra che nelle scuole superiori laggiù non si faccia latro che menarsi) See You After School è un prodotto medio, senza altre ambizioni che quella di strappare qualche risata.
E occorre dire, ad onore del vero, che di tanto in tanto ce la fa: merito più della scrittura dell'esordiente Lee Seok-Hoon che della sua regia, ma merito soprattutto di un protagonista con la faccia giusta, quel Bong Tae-gyu visto recentemente anche in Ssunday Seoul e in When Romance Meets Destiny: Bong riesce a fare del suo personaggio qualcosa in più di una pura e semplice macchietta che genera disastri a catena, riesce a dirgli quel minimo di spessore che permette al pubblico di seguire le sue vicende anche con una qualche apprensione.
Ne esce un film onesto, che mantenere la promessa di regalare un paio d'ore spensierate: non lo ricorderemo a lungo, non rimpiangiamo di averlo visto.

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