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The Power of Kwangon Province
di Vittorio Renzi

Come il successivo Virgin stripped bare by her bachelors, anche questo film, il secondo di Hong Sang-soo, è costruito con una struttura particolare, diciamo così "cubista", nel senso che parte con una vicenda e a metà circa ricomincia da capo con un'altra vicenda, parallela o collaterale alla prima; in alcuni punti le due storie si intersecano ma restano pur sempre autonome. Sono i luoghi (in questo caso la splendida regione del Kangwon) a costituire il collante dei film di Hong.
Sembra a volte che siano i luoghi i veri protagonisti, che trattengono le tracce, le emozioni, le parole distratte di coloro che li attraversano. Al pari di alcuni registi francesi (ad esempio Maurice Pialat, o Rohmer), Hong non si cura di collegare fra loro le singole scene del film. Il montaggio non opera collegamenti fra i vari episodi, fornendo riferimenti spaziali e temporali, e lo spettatore non è aiutato ad entrare nella storia o nella vita dei personaggi. Tutto ciò che vediamo fluire sullo schermo è un presente in costante divenire, senza sbocchi apparenti, come se le leggi di causa ed effetto fossero state abolite. Eppure Hong non rinuncia ad un'idea affatto peculiare della simmetria dei destini.
Una simmetria che si svolge però in totale assenza di una "serendipity": né i personaggi né lo spettatore, alla fine del film, vengono rassicurati e appagati da una visione ottimista dell'intrecciarsi dei destini individuali. Il destino, se esiste, agisce sotto forma di apparenti coincidenze, sembra dire Hong, in una maniera talmente invisibile e "discreta" che i singoli individui non se ne avvedono e non possono dunque giovarsene.
Altro elemento che si ripete quasi ossessivamente nei suoi film è il tema-situazione del viaggio breve, della "vacanza", intesa anche come "vacanza da sé", senso di vuoto, di smarrimento: è quanto accade a una delle tre ragazze, Jee-sook, intrappolata in degradanti relazioni con uomini sposati. Oppure a Kyung-soo, in Turning Gate, che cerca nelle donne che incontra ciò che nessuna di loro può dargli: il senso del vivere, del bastare a se stessi. È nel distacco dalla routine lavorativa, in un ambiente diverso (ma non troppo) da quello da cui provengono (quasi sempre da Seoul), che i cittadini di Hong lasciano trapelare tutte le proprie frustrazioni e insoddisfazioni, nonché la loro enorme solitudine. Qual è dunque il "potere della regione del Kangwon"? Quello dell'illusione che il movimento sia sinonimo di cambiamento.
Di fatto si rimane fermi e nessun potere esterno può curare il persistente malessere che ognuno si porta dentro e che lo condanna all'immobilismo.
Anche l'amicizia si rivela spesso più una momentanea complicità nella fuga, subito incrinata o surclassata da un interesse prevalentemente sessuale e immediato per le donne. Nella seconda parte del film, i due amici (un professore e un aspirante tale, Sang-kwan) si rivelano a lungo andare assai diversi l'uno dall'altro, con ben poco che li leghi in termini anche di complicità. Soddisfatto e mediocre l'uno, sempre pronto a dare consigli ma poco ad ascoltare; taciturno e frustrato l'altro, sposato ma sofferente per la fine di una storia d'amore con una ragazza e incapace di trovare il suo posto nel mondo. Da un lato le rigide regole sociali (coreane ma non solo) che impongono una subitanea collocazione nel mondo del lavoro; dall'altra la sensazione di scarso appagamento che la vita, per quanto realizzata, possa offrire. Neanche la soluzione di un "giallo" consente a uno di loro di sentirsi speciale, o eroe. La vicenda dell'incidente in montagna rimane del tutto estranea alle storie dei vari personaggi, sullo sfondo. Come un monito, un presagio, dell'incidentalità di tutte le cose, e dell'impossibilità di pronunciarsi in maniera certa o adeguata su ciò che accade. Come nel racconto della ragazza all'inizio (perché diversi sono i piccoli rimandi fra una parte e l'altra del film), sul ragazzino di scuola caduto da un tetto: incidente o tentato suicidio?
Imponderabilità, casualità, insensatezza: ecco il territorio immane in cui si smarriscono i personaggi di Hong, che indossano la vita come una divisa, senza passione, stretti come pesci rossi in una piccolo vaso.

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