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Cinemacoreano.it - Candidato all'Italian Web Awards 2004

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People in White di Bae Yong-kyun
di Gianluca Gibilaro

H. arriva una notte in un cadente hotel di Hyech'on, alla ricerca di un posto per dormire. Ma l'albergo è chiuso per restauri, e ad H. non rimane che vagare per una Hyech'on immersa nella più profonda oscurità. Inizia così il suo pellegrinaggio sullo sfondo di un paesaggio urbano pieno d'insicurezza e permeato di un senso di crisi e di desolata solitudine, alla ricerca delle tracce che gli confermino che quella città è proprio quella della sua infanzia.
Ma tutto è cambiato, la città quasi fagocitata da un gigantesco complesso industriale che ha preso il posto di case e negozi. E anche le persone non sembrano più le stesse.
Bae Yong-kyun mette in scena personaggi tragicamente disperati che invocano salvezza, ora con sussurri smorzati, ora gridando a squarciagola, che si muovono come fantasmi in uno scenario irreale. Tutto questo sta accadendo davvero, o non è piuttosto una sorta di allucinazione? Le persone che H. incontra sono reali, o sono fantasmi della sua vita passata? E lui, H., è vivo? O è lui ad essere un fantasma, un'ombra?
Con soli due film alle spalle Bae si afferma come una delle voci più interessanti del cinema coreano e come autore nel senso pieno della parola (ha scritto, montato, prodotto, girato e diretto entrambi i suoi film). Forse meno accattivante di Why Did Bodhi-Dharma Leave for the East?, People in White è un'inchiesta filosofica sul tempo e sulla memoria che ricorda qua e là il cinema di Tarkovsky, una riflessione sul passato, sulla storia e sulla Storia, sul tempo e sul Tempo: un film complesso, distante, magnetico.

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