Home
Home
Contatti
Han' gul
Link

 
> Schedario
> Registi
> Interviste
> Saggi
> Incontri
> Bibliografia
> Speciali
 
 

Cinemacoreano.it - Candidato all'Italian Web Awards 2004

> Schedario > Oasis > Recensione

Oasis di Lee Chang-dong
di Milo Busanelli

Lui è uno scansafatiche appena uscito di prigione e con un lieve ritardo mentale, la classica pecora nera della famiglia, che pure di lui si approfitta. Lei soffre di un grave handicap, è ridotta su una carrozzina, vive sola in un appartamento e i suoi parenti si recano a farle visita sporadicamente e con fastidio. Si amano, ma le convenzioni e l'ipocrisia delle persone che li circondano costituiscono un grosso ostacolo al raggiungimento della loro felicità. L'oasi del titolo è un dipinto appeso alla camera della protagonista, su cui gravano alcune ombre minacciose, che solo alla fine saranno fugate.
Il terzo lungometraggio di Lee Chang-dong, regista e sceneggiatore che si era dapprincipio dedicato alla letteratura, per poi passare alla settima arte, esordendo nel 1996 con Green Fish e segnalandosi all'attenzione della critica internazionale con Peppermint Candy (1999), è un urlo straziante di efferata precisione descrittiva e innegabile intensità emozionale, capace di spiazzare lo spettatore per slanci poetici e ardore narrativo. Il film di Lee Chang-dong riesce a essere sgradevole senza sensazionalismo, toccante senza cadere nel ricatto, impietoso senza essere cinico; riesce a trasformare il riflesso di uno specchio in una colomba bianca e un mugugno incomprensibile in un canto d'amore. La macchina da presa si tiene sempre a una certa distanza, non si chiude sui volti, ma spazia a comprendere i corpi e l'ambiente che li racchiude, attenta alla drammaturgia degli spazi. Fatto di piani sequenza interminabili ma non velleitari, nella durata dell'inquadratura permette a fatti, relazioni e personaggi di emergere senza forzature e senza idee preconcette; permette alla vita di fluire sullo schermo e dallo schermo allo spettatore.
I due attori protagonisti, che avevano lavorato con Lee Chang-dong in Peppermint Candy si rivelano indispensabili per raggiungere un risultato così alto: Sol Kyung-gu è un ritardato dal cuore d'oro perfettamente credibile, di cui rimane impressa la postura ingobbita e lo strizzare degli occhi. Moon So-ri (premiata con il premio Marcello Mastroianni alla miglior attrice emergente alla Mostra del Cinema di Venezia) è talmente brava da instillare i dubbio che sia paralizzata davvero, e che nei momenti onirici in cui compare normodotata sia sostituita da un'altra attrice.
Insomma: un'esperienza cinematografica che fa a pezzi gli stereotipi di cui si ciba quotidianamente la normalità, che lacera il cuore ma lo rende vivo e pulsante, che insegna qualcosa senza senza nascondersi dietro a una cattedra.

Pubblicato per gentile concessione dell'autore e di www.cinemavvenire.it

top

   

 

 

Home
Contatti
Han' gul
Link
Statistiche

© L’utilizzo dei materiali contenuti in questo sito è soggetto alle norme vigenti sul diritto d’autore.
Per maggiori informazioni clicca qui
a cura di