La neve cade e Nam-woo, giovane impiegato
che vive in una grande città incontra Jun-ho, suo amico d’infanzia.
La restituzione di un antico pegno d’amicizia diventa l’occasione
per ritornare con la mente a un’estate di tanti anni prima:
la morte del padre, il piccolo villaggio di pescatori dove
viveva con la mamma e la nonna, le giornate trascorse al vecchio
faro, il gatto Yeo. E soprattutto lei, Mari, angelo androgino
di un mondo fantastico al quale si accede dal vecchio faro
con l’aiuto di una biglia magica.
Il rapporto fra il qui e l’altrove, fra le amarezze e le difficoltà
che il reale ci pone di fronte e la possibilità di un rifugio
fantastico sono al centro della vicenda di My Beautiful
Girl, Mari, splendido film di animazione firmato da Lee
Sung-gang, al suo primo lungometraggio dopo un lungo apprendistato
nel corto d'animazione (ricordiamo il suo Ashes in the
Thicket, che aveva già ricevuto attenzione a livello internazionale).
Ma quella del piccolo Nam-woo, sulla soglia fra l'infanzia
e l'adolescenza, non è semplice evasione in un luogo
fantastico, fuga dal reale e da quel compito improbo che gli
si pone davanti: quello di diventare adulto.
Se è vero infatti che in My Beautiful Girl, Mari
non esiste soluzione di continuità fra il mondo reale e il
mondo fantastico, fra il mondo di Nam-woo e quello di Mari,
significa che la magia, la poesia, lo stupore possono popolare
questo mondo come quell'altro: Mari è presente anche “da questa
parte”, nel mondo reale, come un sogno che sa farsi progetto,
e possibilità di una vita adulta felice.
Delicato nei colori e nella tecnica di animazione, il lavoro
di Lee Sung-gang mescola acquarello e computer graphic, scenari
3d e personaggi bidimensionali, pervenendo a una qualità dell’immagine
davvero strabiliante, che rimanda da un lato alle tonalità
della natura coreana, dall'altro all'invenzione poetica di
un universo magico e fatato.