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My Beautiful Girl, Mari
di Gianluca Gibilaro

La neve cade e Nam-woo, giovane impiegato che vive in una grande città incontra Jun-ho, suo amico d’infanzia. La restituzione di un antico pegno d’amicizia diventa l’occasione per ritornare con la mente a un’estate di tanti anni prima: la morte del padre, il piccolo villaggio di pescatori dove viveva con la mamma e la nonna, le giornate trascorse al vecchio faro, il gatto Yeo. E soprattutto lei, Mari, angelo androgino di un mondo fantastico al quale si accede dal vecchio faro con l’aiuto di una biglia magica.
Il rapporto fra il qui e l’altrove, fra le amarezze e le difficoltà che il reale ci pone di fronte e la possibilità di un rifugio fantastico sono al centro della vicenda di My Beautiful Girl, Mari, splendido film di animazione firmato da Lee Sung-gang, al suo primo lungometraggio dopo un lungo apprendistato nel corto d'animazione (ricordiamo il suo Ashes in the Thicket, che aveva già ricevuto attenzione a livello internazionale).
Ma quella del piccolo Nam-woo, sulla soglia fra l'infanzia e l'adolescenza, non è semplice evasione in un luogo fantastico, fuga dal reale e da quel compito improbo che gli si pone davanti: quello di diventare adulto.
Se è vero infatti che in My Beautiful Girl, Mari non esiste soluzione di continuità fra il mondo reale e il mondo fantastico, fra il mondo di Nam-woo e quello di Mari, significa che la magia, la poesia, lo stupore possono popolare questo mondo come quell'altro: Mari è presente anche “da questa parte”, nel mondo reale, come un sogno che sa farsi progetto, e possibilità di una vita adulta felice.
Delicato nei colori e nella tecnica di animazione, il lavoro di Lee Sung-gang mescola acquarello e computer graphic, scenari 3d e personaggi bidimensionali, pervenendo a una qualità dell’immagine davvero strabiliante, che rimanda da un lato alle tonalità della natura coreana, dall'altro all'invenzione poetica di un universo magico e fatato.

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