Home
Home
Contatti
Han' gul
Link

 
> Schedario
> Registi
> Interviste
> Saggi
> Incontri
> Bibliografia
> Speciali
 
 

Cinemacoreano.it - Candidato all'Italian Web Awards 2004

> Schedario > Bugie > Recensione

Bugie di Jang Sun-woo
di Lorenzo Bertolucci

In ogni festival o rassegna cinematorgafica che si rispetti c'è sempre un'opera che la stampa ama eleggere "film-scandalo" di turno. Per lo più, le pellicole strombazzate dai media con tali espedienti si risolvono in delusioni più o meno grandi, e critiche unanimi. Alla Mostra del Cinema di Venezia del 1999 la nomea di film scandaloso era stata affibbiata a Lies di Jang Sun-woo, che prometteva sesso e perversioni assortite provenienti dall'esotica Corea. Per di più, il film in questione era tratto da un libro bollato in patria come pornografico, con conseguente arresto dell'autore per oscenità. E il film stesso era stato bandito in Corea e Giappone ed aveva causato guai con la legge al regista Jang.
Nonostante queste premesse, o forse proprio a causa di esse, a Venezia il film non aveva scatenato putiferi né aveva fatto indignare le platee; in molti, però, erano rimasti colpiti dall'ostinazione con cui Jang mostrava ripetuti incontri sessuali quasi senza soluzione di continuità: c'era anzi di che annoiarsi, si era detto, di fronte ad una sceneggiatura che non prevede altro che amplessi e frustate per un'ora e venti. Il fugace chiacchiericcio veneziano intorno a Lies aveva comunque garantito al film una distribuzione, seppur limitata, nelle sale italiane.
Visto al di fuori delle macchinazioni scandalistiche da festival, Lies si conferma un'opera insolita, asciutta e di notevole coraggio. Il soggetto si può riassumere in poche righe: lo scultore J intreccia un'intensa relazione sessuale con la studentessa Y, più giovane di lui di una ventina d'anni. I loro incontri si moltiplicano, in un crescendo di ossessione erotica che sfocia nelle più svariate pratiche sadomasochistiche. La sceneggiatura lascia ampio spazio alle descrizioni dettagliate delle performances sessuali per tutta la durata del film, inframezzandole solo occasionalmente con scene che descrivono la vita privata dei due personaggi: il rapporto di Y con l'amica Woori e con il dispotico fratello, la deludente vita matrimoniale di J con una moglie sempre assente.
E' evidente che tra le intenzioni di Jang c'è quella di narrare semplicemente una "normale" storia di sesso e sadomasochismo, senza sottotesti (pseudo) intellettualistici stile Breillat, senza impartire giudizi morali, né tantomeno ostentando morboso compiacimento. Viene mostrato tutto quello che accade, senza reticenze: la gioia del sesso che pian piano diventa ossessione, tanto da condurre J all'annullamento della propria vita privata in funzione del suo rapporto con Y. Una "quotidianità della perversione", se vogliamo, amplificata non a caso dal fatto che i due coraggiosi protagonisti del film sono attori non professionisti: Lee Sang-hyun scultore anche nella realtà, Kim Tae-yeon modella.
Ma c'è ben altro: il fine ultimo di Lies è apprezzabile, nella sua piena efficacia, solo nella stessa Corea, Paese in cui fino a pochissimi anni fa la censura imposta dal governo era ancora estremamente forte. Come già accennato, il libro "Tell me a lie" da cui il film è tratto, era costato all'autore Jang Jung-il l'accusa di oscenità ed un conseguente periodo in carcere.
La decisione di Jang Sun-woo di trarre un film da un libro messo al bando è già di per sé un atto di sfida e di accusa nei confronti delle imposizioni dei censori. Quando poi il risultato è un film che ostinatamente mostra nudità (comprese rapide apparizioni delle vietatissime aree genitali) e reiterati atti sessuali, appare chiaro l'intento di Jang di rompere radicati tabù e palesare ad un'intera nazione ed al suo governo ciò che avviene dietro la facciata di quella cosiddetta decenza imposta dai censori. In quest'ottica appare funzionale agli intenti anche quella ripetitività che agli occhi degli spettatori occidentali era apparsa come povertà di idee o ricerca dello choc fine a sé stesso. Lies è un'opera che acquista tanto più significato quanto più se ne coglie la consapevolezza e la volontà di avere un preciso impatto sulla società coreana: sono proprio le scene di sesso quelle che acquistano senso una volta inserite in un contesto extra-filmico, divenendo così una sfida polemica tesa ad esorcizzare il potere della censura governativa in un Paese desideroso di cambiare, di liberarsi.
Un film inteso come strumento d'azione, come viene esemplificato anche dalle brevi sequenze iniziali, estranee alla finzione narrativa, in cui gli attori vengono intervistati sulle possibili conseguenze e sul significato di un film del genere.
In conclusione, una visione impegnativa per apprezzare la quale è fondamentale conoscere le motivazioni e l'ambito socio-culturale da cui l'opera è scaturita e verso cui è ferocemente rivolta. Ironicamente, dopo il clamore suscitato in occidente, anche le autorità coreane hanno deciso di dare il via libera alla distribuzione nazionale del film, pur con alcuni minuti di tagli; e il pubblico è accorso in massa, decretando un grande successo per una pellicola che, in barba alle decisioni della censura, la società coreana era evidentemente pronta a vedere.

top

   

 

 

Home
Contatti
Han' gul
Link
Statistiche

© L’utilizzo dei materiali contenuti in questo sito è soggetto alle norme vigenti sul diritto d’autore.
Per maggiori informazioni clicca qui
a cura di