Home
Home
Contatti
Han' gul
Link

 
> Schedario
> Registi
> Interviste
> Saggi
> Incontri
> Bibliografia
> Speciali
 
 

> Schedario > Sympathy for Lady Vengeance > Recensione

Sympathy for Lady Vengeance di Park Chan-wook
di Davide Cazzaro

Park Chan-wook propone per la terza volta un'incursione in quella che lui stesso definisce "pulsione naturale per la bestia umana", la vendetta, completando la sua celebre e celebrata trilogia (anche se, forse, sarebbe più consono parlare di "trittico tematico" privo al suo interno di nessi d'ordine logico, temporale o ambientale).
Il film non mette in discussione il talento e le potenzialità del regista, capace di costruire nella seconda parte la magistrale sequenza della resa dei conti collettiva (un'elaborazione e, al contempo, un pacato omaggio ad alcune pagine di Agatha Christie?), tanto angosciante quanto sardonica, e di porre fuori campo, proprio all'ultimo momento, il compiersi della vendetta. Come negli altri due "episodi", anche qui permane la visione di una violenza senza consolazioni né abbellimenti e tutti i personaggi sono, al contempo, vittime e carnefici che sembrano aspirare ad un'"evaporazione" che non arriverà mai. La "dolce Geum-ja", inoltre, è un'(anti)eroina di indubbio fascino, capace ora di slanci religiosi e ora di avvelenare e uccidere con la candeggina.
Riconosciuto questo, permane il sospetto di uno squisito e accorto esercizio di stile intorno ad una dissertazione sui valori alti (la vita, la morte, il peccato, l'espiazione) in cui troppi personaggi e situazioni di contorno smorzano quello che dovrebbe essere un crescendo emozionale. Il "cattivo" di turno, interpretato da un Choi Min-shik sempre all'altezza, è una figura che senza ombra di dubbio avrebbe meritato un ben altro sviluppo drammatico e la pur molto brava Lee Yeong-ae non ha trasmesso, a nostro avviso, tutte le sfumature possibili di un personaggio così complesso. Su tutto, Park Chan-wook sembra soffrire di una certa ansia dimostrativa per cui i piani e i tempi del racconto devono essere costantemente frammentati e manipolati e quasi ogni inquadratura deve contenere (non indispensabili) invenzioni visive. Per non parlare della voce fuori campo che la sa lunga su tutto e tutti, dell'onnipresente e martellante commento musicale "colto" (qualcuno ricorda gli agghiaccianti silenzi e le sonorità stridenti di Sympathy for Mr. Vengeance?), degli ammiccanti camei degli attori protagonisti delle due opere precedenti e del simbolismo fin troppo esplicito dell'ultima scena…
Da grandi estimatori di opere quali JSA - Joint Security Area e Sympathy for Mr. Vengeance, attendiamo con grande rispetto, e altrettanta curiosità, le prove successive del regista, timorosi però che il cosiddetto "Park Chan-wook style" finisca per divorare il suo stesso autore.

top

   

 

 

Home
Contatti
Han' gul
Link
Statistiche

© L’utilizzo dei materiali contenuti in questo sito è soggetto alle norme vigenti sul diritto d’autore.
Per maggiori informazioni clicca qui
a cura di