Mi sia concessa una premessa personale:
non apprezzo i lavori di Kim Sang-jin e il suo modo di intendere
la commedia.
Pur inquadrando Jail Breakers nell’ottica di un prodotto
mainstream, fatico ad identificarne le ragioni di esistere
al di là della mera operazione commerciale. Lungi dallo schierarmi
con alcuni “puristi” che rifiutano a priori qualunque opera
ad alto budget, non posso fare a meno di pensare che Jail
Breakers sia un film progettato a tavolino per il box-office,
ovvero un investimento calibrato per il range più amplio possibile
di consumatori, così da poter garantire cospicui guadagni.
E’ davvero difficile isolare in Jail Breakers qualche
elemento davvero originale o degno di nota. E quel che è peggio
è che Kim Sang-jin continua a sfruttare lo stesso (banalissimo)
impianto narrativo delle opere che lo hanno reso famoso.
Confrontando Attack the Gas Station! con Jail Breakers,
è facile osservare come le due opere si basino sul medesimo
meccanismo: 1) situazione iniziale (rapina ad un distributore
di benzina/evasione da un carcere) 2) elemento perturbatore
(mancanza di soldi nella cassa del distributore/clemenza ottenuta
dai due evasi) 3) situazioni di passaggio ed inquadramento
dei personaggi (ostaggi vari e progressivi attriti tra
le diverse fazioni/inseguimenti vari e progressivi attriti
tra i detenuti e le guardie) 4) climax (rissa tra gangs
rivali/rivolta dei detenuti e rissa con le guardie) 5) risoluzione
finale.
Il tutto messo in scena con un ritmo molto sostenuto e con
una regia tronfia e ricca di bizantinismi. Kim Sang-jin ed
il suo sceneggiatore prediletto Park Jung-woo sembrano interessati
a proseguire un tanto redditizio quanto sterile lavoro di
(minime) variazioni sul tema: una strada destinata prima o
poi a finire con un vicolo cieco.
Rispondere ad alcuni canoni della commedia brillante, inanellare
situazioni bizzarre e mettere in campo un umorismo un po’
paradossale, non salvano quest’opera che avrebbe voluto (almeno
stando alle note di regia) rappresentare un affresco critico
della società contemporanea. Ne esce un film di “spettro limitato”,
come certi antibiotici: effetto circoscritto nello spazio
e nel tempo, così come si conviene a quelle pellicole che
ben presto finiscono senza rimorsi nel dimenticatoio.