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Jail Breakers di Kim Sang-jin
di Davide Cazzaro

Mi sia concessa una premessa personale: non apprezzo i lavori di Kim Sang-jin e il suo modo di intendere la commedia.
Pur inquadrando Jail Breakers nell’ottica di un prodotto mainstream, fatico ad identificarne le ragioni di esistere al di là della mera operazione commerciale. Lungi dallo schierarmi con alcuni “puristi” che rifiutano a priori qualunque opera ad alto budget, non posso fare a meno di pensare che Jail Breakers sia un film progettato a tavolino per il box-office, ovvero un investimento calibrato per il range più amplio possibile di consumatori, così da poter garantire cospicui guadagni. E’ davvero difficile isolare in Jail Breakers qualche elemento davvero originale o degno di nota. E quel che è peggio è che Kim Sang-jin continua a sfruttare lo stesso (banalissimo) impianto narrativo delle opere che lo hanno reso famoso.
Confrontando Attack the Gas Station! con Jail Breakers, è facile osservare come le due opere si basino sul medesimo meccanismo: 1) situazione iniziale (rapina ad un distributore di benzina/evasione da un carcere) 2) elemento perturbatore (mancanza di soldi nella cassa del distributore/clemenza ottenuta dai due evasi) 3) situazioni di passaggio ed inquadramento dei personaggi (ostaggi vari e progressivi attriti tra le diverse fazioni/inseguimenti vari e progressivi attriti tra i detenuti e le guardie) 4) climax (rissa tra gangs rivali/rivolta dei detenuti e rissa con le guardie) 5) risoluzione finale.
Il tutto messo in scena con un ritmo molto sostenuto e con una regia tronfia e ricca di bizantinismi. Kim Sang-jin ed il suo sceneggiatore prediletto Park Jung-woo sembrano interessati a proseguire un tanto redditizio quanto sterile lavoro di (minime) variazioni sul tema: una strada destinata prima o poi a finire con un vicolo cieco.
Rispondere ad alcuni canoni della commedia brillante, inanellare situazioni bizzarre e mettere in campo un umorismo un po’ paradossale, non salvano quest’opera che avrebbe voluto (almeno stando alle note di regia) rappresentare un affresco critico della società contemporanea. Ne esce un film di “spettro limitato”, come certi antibiotici: effetto circoscritto nello spazio e nel tempo, così come si conviene a quelle pellicole che ben presto finiscono senza rimorsi nel dimenticatoio.

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