La
moglie dell'avvocato di Im sang-soo
di Gianluca Gibilaro
Im sang-soo, dopo l'esperimento low budget
e high-speed di Tears, ritorna alla messa
in scena più controllata del suo esordio Girls Night Out
per mettere in immagini la vicenda di Ho-jung, la moglie del
buon avvocato del titolo, interpretata da una Moon So-ri che,
dopo la straordinaria prova di Oasis, sa dare carne
e sangue a un personaggio di donna dolce e forte, capace di
mettere in discussione il quieto tran-tran della sua vita
borghese e di superare il dramma della perdita di un figlio
per ricominciare da capo la propria vita.
Ho-jung curiosamente è lo stesso nome di una delle tre donne
del film d'esordio di Im: tanto libera, indipendente e fermamente
intenzionata a rimanterlo la Ho-jung di Girls Night Out,
tanto incastrata in un matrimonio senza futuro questa. Il
suo rapporto con il marito è ormai agli sgoccioli: non sopravvive
l'attrazione, né nasce quella tenerezza che talvolta si dice
prenda il posto della passione. Il marito ha un'amante: Ho-jung
forse lo sospetta, ma non lo dà a vedere. Solo quando la suocera,
poco dopo la morte di suo marito, racconta di avere un nuovo
amore, anche in lei scatta qualcosa. Un desiderio, un sogno
che rimane inespresso finché l'uccisione del figlio non la
priva del suo ruolo di madre, unica espressione della sua
femminilità. E allora quel ragazzino che la spia mentre in
un salotto in penombra fa esercizi di danza, diventa la possibilità
non dell'evasione, ma di un rapporto che può regalare ad entrambi
quella fragile intimità di corpi che Ho-jung desidera. Ecco
che allora in un orgasmo filmato senza reticenze, ma con pudore,
Ho-jung trova la forza di esprimetre tutto il suo dolore,
e l'apice del piacere diventa catarsi e si fa possibilità
di un nuovo inizio.
E' prima di tutto cinema di corpi, quello di Im Sang-soo,
che filma il sesso senza morbosità, trovando la giusta distanza
e schivando le sabbie mobili del voyeurismo come quelle del
cerebralismo: il sesso è un gesto quotidiano, naturale e gioioso
che esce dal non-detto per farsi espressione del desiderio.
Senza picchi o virtuosismi, la macchina da presa di Im accompagna
in porto un film che a prima vista potrebbe sembrare freddo,
ma che rivela ad uno sguardo più attento un'anima di sottili
vibrazioni, di gesti, di sguardi, di simmetriche ferite degli
amanti (una citazione di Kim ki-duk?), di carne e di sangue.
E che scioglie la tensione dell'ultimo confronto fra marito
e moglie in un allegro balzo per lui, in una danza per lei.
Semplicemente.