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Ebbro di donne e di pittura di Im Kwon-taek
di Davide Cazzaro

Chihwaseon è innanzitutto una dichiarazione d'amore; amore per il proprio paese, per la sua tormentata storia e per le figure - spesso nascoste dall'ombra del tempo - che lungo i secoli e le dinastie hanno saputo trasmettere ai posteri lo spirito della Corea. Autore di quest'opera il regista che è considerato il maestro e la "guida spirituale" del cinema coreano, Im Kwon-taek, da anni attento cantore degli usi, dei costumi ma anche delle piaghe del proprio paese: "penso che il nostro cinema abbia il compito di riportare in vita le nostre radici perdute", ha dichiarato in un'intervista di dieci anni fa, "le radici della nostra cultura, che consistono per me nella ricerca della natura umana."
Chihwaseon ricostruisce la vita (narrata in un romanzo di Min Pyong-Sam a partire dai pochi dati noti e da qualche rara testimonianza) del celebre - anche se del tutto sconosciuto da noi - pittore coreano Jang Seung Up, detto Oh-won, nato nel 1843 e misteriosamente scomparso nel 1897. La sua esistenza viene narrata partendo dalla povera e difficile infanzia fino alla maturità e agli incarichi di grande prestigio, per concludere con l'enigmatica scomparsa.
Il film immerge magistralmente lo spettatore in un tempo e una cultura così distante da noi, raccontando con estrema perizia la vita dell'epoca con puntuali riferimenti agli avvenimenti storici degli ultimi anni del lunghissimo dominio della dinastia Chosun. Tutto ruota intorno allo straordinario protagonista: collerico, ubriacone, donnaiolo ma dotato di un immenso talento, Oh-won, costantemente proteso a difendere la propria libertà creativa e a scavalcare i limiti imposti dagli altri e da sé stesso, alla ricerca di un'ispirazione sempre nuova e precorritrice dei tempi futuri.
Im Kwon-taek opta per quella che rimane la sua cifra stilistica caratterizzante, la fissità dell'inquadratura: "la mia macchina da presa ideale è fissa. C'è un concetto tradizionale coreano conosciuto come Chong Chun-dong, in cui Chong significa calmo e fisso e Dong significa in movimento. Quindi movimento (o azione) all'interno della fissità." La composizione dell'inquadratura è molto rigorosa: Im evita sapientemente il ricorso a qualunque facile retorica o enfatizzazione del racconto riponendo tutto il lirismo del film negli splendidi lavori di Oh-won. Fin dalla prima inquadratura il regista pone in primo piano il pennello, la tela e le linee sinuose del dipinto che man mano vanno a rappresentare il mondo naturale e al contempo la natura transitoria della vita. Che il soggetto sia un germoglio in fiore, lo spirito fiero di un'aquila o la lucentezza di un pesce rosso, questo pittore coreano esprimeva la sua profonda e innata sensibilità.
Come ha dichiarato lo stesso regista, Chihwaseon è una dichiarazione esplicita della profonda affinità tra il suo cinema e la pittura di Oh-won: "credo che il dio ubriaco della pittura Jang Seung Up, che ho incontrato spiritualmente mentre mi accingevo a realizzare questo film, sia un'altra manifestazione di me: io mi sforzo di fare dell'arte con la mia macchina da presa come lui impugnava il pennello cento anni fa."

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