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Barking Dogs Never Bite di Bong Joon-ho
di Pietro Liberati

Come succedeva (e succede) per quella hongkonghese, anche la commedia coreana è abbastanza sconosciuta fuori dai confini nazionali. Uno dei sottogeneri in cui ci si cimenta di più è poi la commedia nera (il cui campione è forse Kim Yee-woon, autore di The Foul King). Prendendone un esemplare, come questo Flandersui gae (Barking Dogs never Bite), del 2000, ci si può aprire qualche nuovo orizzonte.
Oggetto di questa lieve e amara satira sociale sono il successo, la fama e l'egoismo che questi comportano. Alle due storie principali (l'assistente disoccupato di un professore universitario e una tipografa trascorrono parallelamente la propria vita nel tedio) si accorpano una serie di personaggi collaterali (un uomo delle pulizie che ama lo stufato di cane, un barbone che preferisce infilzarli con uno spiedino, una commessa grassoccia e pigrissima) che servono a delineare quella porzione di società ben lontana dalle luci della ribalta. Personaggi comuni, insomma, che si adattano a far esplodere i propri piccoli contrasti col quotidiano attraverso gesti di cattiveria (il disoccupato rapisce un cane e ne uccide un altro) o piccoli voli pindarici (la tipografa che sogna di diventare famosa in TV acciuffando un malvivente qualsiasi): il leit-motiv del cane, qui piccola bestiola fastidiosa e molesta, unisce storie e microstorie.
L'esordiente Bong Joon-ho, anche coautore del copione, ha un gustoso senso dell'ironia nel trovare il lato assurdo della normalità, senza per questo giudicare in alcun modo i suoi personaggi: la messinscena sobria ed efficace tipicamente coreana è funzionale alla descrizione di uomini simpaticamente alienati, che non fanno nulla per ribellarsi alla propria condizione se non quando sono assolutamente costretti dagli eventi. La natura essenzialmente nevrotica di questa realtà quotidiana è restituita attraverso piccoli espedienti narrativi (rotoli di carta igienica usati per misurare distanze, piccoli quadretti di vita d'ufficio), e la cattiveria sulle piccole bestiole abbaianti è tanto insistita quanto funzionale. Siamo comunque lontani dalla violenza inaudita esperita in Address Unknown di Kim Ki-Duk, in cui i migliori amici dell'uomo venivano brutalmente ammazzati con mazze senza risparmiarne la fine allo spettatore; qui, invece, il protagonista vede nei cani una minaccia per la sua salute mentale, e contemporaneamente un simbolo di tutto ciò che non è: ecco perché chiude il barboncino della vicina nell'armadio di uno scantinato, salvo poi redimersi; e quando la moglie incinta e alquanto dispotica porta a casa un altro barboncino la tensione familiare comincia a farsi sempre più soffocante, ed infine a esplodere.
L'intento satirico di Bong (che in futuro prenderà strade ben diverse, già a partire dalla sua opera seconda Memories of Murder) è chiarissimo sin dalla sequenza dei titoli: contrariamente a molti film, Barking Dogs Never Bite non comincia con un motivo visivo che ne riassuma lo spirito e le tematiche, ma con le didascalie su sfondo nero e, in sottofondo, un abbaiare che a posteriori suona alquanto sardonico.
Inutile cercare emuli o paragoni: Barking Dogs... appaia ad un ritmo lento e sinuoso (con un occhio, forse, ad un certo cinema indipendente americano) la descrizione pittoresca dei caratteri senza cercare la risata a tutti i costi, anche se ritornano alla memoria alcune sequenze irresistibili, come quando l'uomo delle pulizie racconta la storia di Boiler Kim, il riparatore di caldaie fantasma. Ma la qualità maggiore del film di Bong è descrivere senza rifugiarsi in un genere ben definito, rifuggendo contemporaneamente la commistione di generi, come ci sarebbe da aspettarsi per un prodotto di questo tipo. L'asciuttezza con la quale sono descritti i caratteri e le situazioni e la levità dell'umorismo paradossale ne fanno un film singolare e a suo modo originale, magari imperfetto (si avverte un'eccessiva lunghezza), ma interessante anche per esplorare un po' meglio il cinema coreano al di fuori del genere o del dramma storico sociale.
Tra gli interpreti, brava e simpatica la giovanissima Bae Du-na (è la tipografa sognatrice), poi strepitosa terrorista nel capolavoro di Park Chan-wook Sympathy for Mr. Vengeance.

Pubblicato per gentile concessione dell'autore e di www.cinemavvenire.it

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