Nel 2000 la Giuria internazionale del Verona
Film Festival attribuì un premio speciale all'opera prima
del regista sudcoreano E J-yong, An Affair per aver
dimostrato grande abilità nel raccontare la storia di una
donna sposata con figli che, lasciandosi coinvolgere dall'attrazione
per un ragazzo della stessa città, distrugge la sua vita e
la sua famiglia. Il film, oltre ad aver registrato degli ottimi
incassi in patria, è stato largamente apprezzato dalla critica.
Il trentasettenne E J-yong, originario di Seul si è diplomato
all'Accademia Coreana di Arti Cinematografiche. Fin dal suo
primo cortometraggio - Homo Videocus (1991) - si segnala
a livello internazionale ottenendo il premio come miglior
film al San Francisco International Film Festival e il premio
per meriti artistici al festival di Clermont-Ferrant. Nel
1993 dirige un documentario (Tales of a City) e nel
1998 debutta nel lungometraggio con il già citato An Affair.
Due anni più tardi il Festival di Verona presenta in concorso
il nuovo e atteso film del promettente cineasta, Asako
in Ruby Shoes, opera più complessa e ambiziosa della precedente
che però riesce a convincere solo a tratti.
Il film, frutto di una delle prime coproduzioni tra Corea
e Giappone, può essere visto come una delicata fiaba moderna
dominata dal fato; Asako in Ruby Shoes racconta di
due tristi vite parallele, quella di Woo-In, ventisettenne
di Seul, modesto impiegato statale che, vinto dalla noia e
dalla monotonia quotidiana, utilizza assiduamente Internet
come unica parentesi di svago; durante una delle notti trascorse
nella rete si imbatte in un sito pornografico con spettacoli
live e si innamora di una ragazza: "Asako dalle scarpe
color rubino". Contemporaneamente a Tokyo scorre la vita di
Aya, studentessa solitaria e annoiata che vive con così grande
difficoltà il passaggio all'età adulta tanto da meditare di
porre fine alla sua vita; saltuariamente per guadagnare un
po' di soldi appare in Internet sotto il falso nome di Asako,
proprio la stessa Asako che Woo-In osserva incantato ogni
notte. Grazie a bizzarri giochi del destino le loro vite saranno
destinate ad incontrarsi abbattendo ogni distanza telematica
e geografica.
E' indubbio che la sinossi, o meglio la "storia guida" dell'opera
sia di un certo interesse: due giovani vite in due distinte
e diverse città accomunate dalla medesima noia e alienazione,
due personaggi forti che soffrono il loro inserimento all'interno
di rigidi schemi sociali. Ed è davvero un peccato che un opera
contraddistinta da un'ottima regia capace di regalare sequenze
e situazioni davvero coinvolgenti, venga pesantemente compromessa
da una schiacciante girandola di personaggi secondari; l'attenzione
sul graduale avvicinamento dei due protagonisti viene spesso
sviata su di un enorme quantità di piccole storie connesse
nei modi più disparati con la linea principale del racconto.
E J-yong, cercando di costruire le personalità dei due protagonisti
man mano che la narrazione procede, forse anche nel tentativo
di comporre un mosaico di brevi storie più o meno indipendenti,
perde la bussola del racconto, controbilanciando in negativo
le ottime interpretazioni degli attori - da segnalare che
Lee Jung-Jae, già protagonista di An Affair, a Verona
ha conquistato il premio per la miglior interpretazione maschile
- una grande capacità narrativa nelle scene non verbali e
delle trovate davvero originali: su tutte forse l'insensibilità
al dolore di un dito del protagonista, segno fisico e tangibile
della sua profonda indolenza e inadeguatezza.
Si attendono nuove opere del regista sud-coreano che, al di
là delle perplessità lasciate da questo film, ha confermato
una grande abilità. Per quanto riguarda l'aspetto produttivo
infine, Asako in Ruby Shoes rappresenta una delle prime
collaborazioni tra Giappone e Corea; come è stato confermato
in un interessante incontro denominato "Pan-Asian Cinema"
svoltosi durante l'ultimo Far East Film di Udine, le cinematografie
di Giappone e Corea sono quelle che, sia da un punto di vista
qualitativo che quantitativo, godono della miglior situazione
di tutto il continente asiatico; speriamo che dalla sinergia
(magari non solo produttiva) tra questi due paesi possano
nascere delle opere destinate a lasciare il segno.