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> Saggi > Breve storia del cinema coreano [6]

[6] 1992-2001. L'affermazione internazionale

Il 25 febbraio 1993 si insedia l'amministrazione del presidente Kim Young-sam: per la prima volta la Corea ha un presidente senza precedenti nelle forze armate. Anche per il cinema sono anni di cambiamento: nel 1992, Marriage Story dell'esordiente Kim Ui-suk annuncia non solo l'introduzione di un nuovo genere di immediato successo popolare (la sex-war comedy), ma anche l'ingresso sul mercato di nuovi soggetti: con questo film la Samsung, una delle cinque maggiori società della Corea del Sud entra nell'industria cinematografica. E' l'inizio di un organizazione industriale che avrebbe visto, nel giro di pochi anni, l'integrazione di produzione, esercizio e distribuzione.

Molti registi il cui esordio data agli anni Ottanta proseguono la loro produzione anche nel decennio successivo: fra questi Jang Sun-woo, che ha diretto il suo primo film Seoul Jesus nel 1985, realizza alcuni film molto controversi: A Petal (1996) mette in scena l'angoscia di sopravvissuto al massacro di Kwangju, ma anziché concentrarsi sull'evento in sé, Jang pone al centro dell'attenzione la condizione di una ragazzina la cui madre è rimasta uccisa negli scontri; Timeless, Bottomless, Bad Movie (1997) racconta gli adolescenti coreani con uno stile documentario; Lies racconta il rapporto sado-maso fra un uomo adulto e una ragazza giovanissima.

Fra gli esordi più interessanti degli anni Novanta si segnala invece quello di Kim Ki-duk, autore di un cinema ostico e programmaticamente sgradevole, ma di rara forza espressiva.

Negli ultimi anni la presenza di film coreani nei festival occidentali è aumentata, come è aumentato il numero di film coreani distribuiti in Giappone. Anche negli Stati Uniti hanno trovato distribuzione alcuni titoli: è il caso di Chunhyang di Im Kwon-taek, presentato anche in concorso al Festival di Cannes. Ma non solo: Lies di Jang Sun-woo e The Isle e Address Unknown di Kim Ki-duk sono stati presentati a Venezia e JSA - Joint Security Area a Berlino. Distribuito in Corea nel settembre 2000, quest'ultimo è stato anche un grande successo ai botteghini, con un milione di spettatori nella sola area di Seul nei primi 15 giorni e un totale di due milioni e mezzo di spettatori (il doppio di Mission: Impossible 2, il secondo film più visto del 2000 in Corea). E se Il gladiatore è stato il terzo film più visto, al quarto e al quinto posto troviamo altre produzioni nazionali come The Foul King di Kim Jee-woon e Bichunmoo (Flying Warriors) di Kim Young-jun. Anche il 2001 ha visto grandi successi di pubblico per il cinema coreano: basterà citare Friend di Kwak Kyung-taek e Musa - The Warrior di Kim Sung-Su.

Negli ultimi anni abbiamo assistito anche alla ripresa di una produzione indipendente di grande interesse: nel 2000 ha debuttato Ryoo Seung-wan, che con un budget di soli 54.000 dollari ha girato in 16mm Die Bad, che è stato poi gonfiato a 35mm ed ha ottenuto distribuzione su scala nazionale. Il film, realizzato al di fuori del cosiddetto "sistema Chungmu-ro" - il quale, come Hollywood, prende il nome dal quartiere principale dell'industria cinematografica coreana - è stato il primo film ad illustrare il potenziale commerciale del cinema indipendente. E anche il digitale è stato un fenomeno importante degli ultimi anni: film come Bongja di Park Chul-Soo e Tears di Im Sang-Soo sono stati girati in digitale e successivamente distribuiti in sala, ottenendo riconoscimenti internazionali e un discreto successo di pubblico in patria.

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