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> Saggi > Breve storia del cinema coreano [5]

[5] 1980-1992. La ripresa

Alla morte del generale Park seguono mesi di grande incertezza: il generale Chun Doo-hwan, protetto di Park, numero uno delle forze armate e dei servizi segreti, si trova ad affrontare violente dimostrazioni di piazza: nel maggio 1980 attivisti, studenti e membri dell'opposizione scendono in piazza nella città di Kwangiu per chiedere elezioni democratiche e per mettere fine alla legge marziale. La repressione di Chun è durissima: dopo otto giorni di rivolta, Seul ordina il rastrellamento e la rivolta di Kwangiu viene soffocata nel sangue. Il governo dichiara 191 morti, i sopravvissuti parlano di circa 2.000 vittime. Dopo Kwangiu, Chun Doo-hwan viene nominato presidente: governerà per sette anni e solo nel 1996 verrà giudicato colpevole di ammutinamento, alto tradimento e corruzione per il colpo di stato e per il massacro di Kwangju.

Gli anni Ottanta per il cinema coreano sono anni di un modesta ripresa, avviata da un'iniezione di nuovi talenti avvenuta all'inizio del decennio. E, anche se non in modo masiccio come negli anni Sessanta, si assiste anche ad un ritorno del pubblico nelle sale e a un interesse più vivo da parte del mondo del cinema internazionale, che culmina con la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile assegnata nel 1987 a Kang Su-yeon alla Mostra del Cinema di Venezia per Sibaji di Im Kwon-taek e il Pardo d'oro a Locarno assegnato nel 1989 a Perché Bodhi Dharma è partito per l'oriente? di Bae Yong-Kyun.

La maggior parte dei critici concorda sul nome più significativo del decennio, quello di Im Kwon-taek. Benché Im avesse diretto almeno 70 film prima del 1980, è solo con Mandala (1981) che si afferma come il più noto regista coreano. Molto diverso dai suoi precedenti lavori più orientati al grande pubblico, Mandala racconta il vagabondaggio di un monaco buddista eterodosso la cui ricerca spirituale, il cui rigorismo intriso di solitudine e capacita di sofferenza non arretrano di fronte alla realtà contemporanea e al male. C'è un recupero integrale della tradizione coreana, identificata con la spiritualità di cui è parte essenziale la musica pansori, in un tentato rifiuto dell'influenza occidentale, ma c'è anche la coscienza di una difficoltà a conciliarsi con se stessi, a trovare un nuovo equilibrio. Ad oggi, Im Kwon-taek ha diretto più di 95 film e rimane una figura centrale nel panorama del cinema coreano.

Il 29 giugno del 1987 il segretario generale del partito di governo, Roh Tae Woo, annuncia la "Dichiarazione per le riforme politiche del 29 giugno" che prevede la possibilità di elezioni presidenziali dirette per la prima volta in 16 anni. I profondi disaccordi tra i leader dell'opposizione favoriscono però l'elezione dello stesso Roh Tae-Woo, ottimo amico del presidente uscente Chun Doo-hwan.

In questi anni l'industria cinematografica coreana subisce una forte trasformazione grazie a due importanti avvenimenti. Innanzitutto la "Dichiarazione per le riforme politiche del 29 giugno" permette una graduale attenuazione della censura politica.

Uno dei primi film a trarre vantaggio da questo mutamento del clima politico e dall'attenuazione delle rigide norme di censura è Chilsu and Mansu (1988) di Pak Kwang-su. La scena finale del film, che evoca immagini di una manifestazione di piazza, segna la rinascita della libera espressione politica nel cinema coreano. Già negli anni precedenti Pak Kwang-su era stato l'animatore del Seoul Film Collective: nato nel 1982, il collettivo aveva prodotto film indipendenti prima in 8mm, poi in 16mm distribuendoli gratuitamente nelle campagne e nelle Università, sfidando la censura e proponendosi di mettere in scena la vita reale delle classi meno abbienti e utilizzando il cinema come strumento per portare alla luce le contraddizioni della società coreana: nuovi temi come la divisione tra nord e sud della Corea, il decollo industriale, l'urbanizzazione e la crisi della famiglia tradizionale, nuove ambientazioni (le fabbriche, i sobborghi degradati) e nuovi personaggi (operai, studenti) vengono utilizzati per infrangere ideologie e tecniche precostituite e per rivelare un nuovo linguaggio filmico. Dopo Chilsu and Mansu, Pak Kwang-su dirige alcuni film di successo, fra cui Black Republic (1990), To the Starry Island (1993) e A Single Spark (1996).

L'altro avvenimento importante del 1988 è l'allentamento delle restrizioni sull'importazione di film stranieri: fino ad allora, infatti, la proiezione di film provenienti da Hollywood e da Hong Kong era stata controllata e fortemente limitata dal governo. Ma queste nuove leggi significano anche, per il cinema coreano, dover competere direttamente con la concorrenza hollywoodiana. Negli anni immediatamente successivi i film nazionali perdono gradualmente la loro quota di mercato, raggiungendo il punto più basso nel 1993, quando i film coreani ragranellano solo il 16% degli spettatori. L'introduzione di un programma di protezione della cinematografia nazionale, secondo il quale ogni sala è vincolata a proporre film di produzione nazionale per 106 giorni l'anno, migliora i risutati al botteghino dei film coreani, ma è solo nella seconda metà degli anni Novanta che l'industria dimostra di avere le forze per camminare con le proprie gambe.

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