Alla morte del generale Park seguono mesi
di grande incertezza: il generale Chun Doo-hwan, protetto
di Park, numero uno delle forze armate e dei servizi segreti,
si trova ad affrontare violente dimostrazioni di piazza: nel
maggio 1980 attivisti, studenti e membri dell'opposizione
scendono in piazza nella città di Kwangiu per chiedere elezioni
democratiche e per mettere fine alla legge marziale. La repressione
di Chun è durissima: dopo otto giorni di rivolta, Seul ordina
il rastrellamento e la rivolta di Kwangiu viene soffocata
nel sangue. Il governo dichiara 191 morti, i sopravvissuti
parlano di circa 2.000 vittime. Dopo Kwangiu, Chun Doo-hwan
viene nominato presidente: governerà per sette anni e solo
nel 1996 verrà giudicato colpevole di ammutinamento,
alto tradimento e corruzione per il colpo di stato e per il
massacro di Kwangju.
Gli anni Ottanta per il cinema coreano sono
anni di un modesta ripresa, avviata da un'iniezione di nuovi
talenti avvenuta all'inizio del decennio. E, anche se non
in modo masiccio come negli anni Sessanta, si assiste anche
ad un ritorno del pubblico nelle sale e a un interesse più
vivo da parte del mondo del cinema internazionale, che culmina
con la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile
assegnata nel 1987 a Kang Su-yeon alla Mostra del Cinema di
Venezia per Sibaji di Im
Kwon-taek e il Pardo d'oro a Locarno assegnato
nel 1989 a Perché Bodhi Dharma
è partito per l'oriente? di Bae Yong-Kyun.
La maggior parte dei critici concorda sul
nome più significativo del decennio, quello di Im
Kwon-taek. Benché Im avesse diretto almeno 70 film
prima del 1980, è solo con Mandala (1981)
che si afferma come il più noto regista coreano. Molto diverso
dai suoi precedenti lavori più orientati al grande pubblico,
Mandala racconta il vagabondaggio
di un monaco buddista eterodosso la cui ricerca spirituale,
il cui rigorismo intriso di solitudine e capacita di sofferenza
non arretrano di fronte alla realtà contemporanea e al male.
C'è un recupero integrale della tradizione coreana, identificata
con la spiritualità di cui è parte essenziale la musica pansori,
in un tentato rifiuto dell'influenza occidentale, ma c'è anche
la coscienza di una difficoltà a conciliarsi con se stessi,
a trovare un nuovo equilibrio. Ad oggi, Im Kwon-taek ha diretto
più di 95 film e rimane una figura centrale nel panorama del
cinema coreano.
Il 29 giugno del 1987 il segretario generale
del partito di governo, Roh Tae Woo, annuncia la "Dichiarazione
per le riforme politiche del 29 giugno" che prevede la possibilità
di elezioni presidenziali dirette per la prima volta in 16
anni. I profondi disaccordi tra i leader dell'opposizione
favoriscono però l'elezione dello stesso Roh Tae-Woo, ottimo
amico del presidente uscente Chun Doo-hwan.
In questi anni l'industria cinematografica
coreana subisce una forte trasformazione grazie a due importanti
avvenimenti. Innanzitutto la "Dichiarazione per le riforme
politiche del 29 giugno" permette una graduale attenuazione
della censura politica.
Uno dei primi film a trarre vantaggio da
questo mutamento del clima politico e dall'attenuazione delle
rigide norme di censura è Chilsu and
Mansu (1988) di Pak Kwang-su. La scena finale del film,
che evoca immagini di una manifestazione di piazza, segna
la rinascita della libera espressione politica nel cinema
coreano. Già negli anni precedenti Pak Kwang-su era
stato l'animatore del Seoul Film Collective: nato nel 1982,
il collettivo aveva prodotto film indipendenti prima in 8mm,
poi in 16mm distribuendoli gratuitamente nelle campagne e
nelle Università, sfidando la censura e proponendosi
di mettere in scena la vita reale delle classi meno abbienti
e utilizzando il cinema come strumento per portare alla luce
le contraddizioni della società coreana: nuovi temi
come la divisione tra nord e sud della Corea, il decollo industriale,
l'urbanizzazione e la crisi della famiglia tradizionale, nuove
ambientazioni (le fabbriche, i sobborghi degradati) e nuovi
personaggi (operai, studenti) vengono utilizzati per infrangere
ideologie e tecniche precostituite e per rivelare un nuovo
linguaggio filmico. Dopo Chilsu and
Mansu, Pak Kwang-su dirige alcuni film di successo,
fra cui Black Republic (1990),
To the Starry Island (1993) e
A Single Spark (1996).
L'altro avvenimento importante del 1988
è l'allentamento delle restrizioni sull'importazione di film
stranieri: fino ad allora, infatti, la proiezione di film
provenienti da Hollywood e da Hong Kong era stata controllata
e fortemente limitata dal governo. Ma queste nuove leggi significano
anche, per il cinema coreano, dover competere direttamente
con la concorrenza hollywoodiana. Negli anni immediatamente
successivi i film nazionali perdono gradualmente la loro quota
di mercato, raggiungendo il punto più basso nel 1993, quando
i film coreani ragranellano solo il 16% degli spettatori.
L'introduzione di un programma di protezione della cinematografia
nazionale, secondo il quale ogni sala è vincolata a proporre
film di produzione nazionale per 106 giorni l'anno, migliora
i risutati al botteghino dei film coreani, ma è solo nella
seconda metà degli anni Novanta che l'industria dimostra di
avere le forze per camminare con le proprie gambe.