Se la legge sul cinema del 1962 aveva concesso
ampi margini alla produzione di qualità nel corso degli
anni Sessanta, sul finire del decennio i suoi effetti negativi
si manifestano con evidenza: dal momento che la legge vincola
la possibilità di importare film straneri al numero
di film nazionali prodotti, le case di produzione tendono
a destinare fondi sempre più modesti alle produzioni
nazionali per investire sul cinema straniero, abbassando fortemente
il livello qualitativo della produzione coreana.
Sullo scacchiere politico, il generale Park
Chung-hee procede nel 1972 a un nuovo emendamento della Costituzione
e avvia il sistema delle riforme Yushin, o "Riforme della
Rinascita", inaugurando di fatto la Quarta Repubblica. Le
riforme Yushin concentrano ancora più potere nelle mani del
generale, permettendogli di restare in carica per un periodo
di tempo illimitato.
Per il cinema coreano gli anni Settanta
sono anni di recessione: si registra un forte calo delle presenze
di spettatori, complici altri interventi del governo volti
ad irrigidire la censura che rendono difficile la realizzazione
di opere non convenzionali. Il primo tentativo di rivitalizzare
l'industria si ha nel 1973, quando viene fondata la Korean
Motion Picture Promotion Corporation, ma si dovrà aspettare
l'inizio degli anni '80 per assitere a una vera e propria
ripresa.
Sul finire del decennio, il diffuso malcontento
causato dalla forte repressione politica e dalle grandi diseguaglianze
economiche porta alla fine violenta del regime del presidente
Park, che viene assassinato il 26 ottobre del 1979.