Nell'immediato dopoguerra il paese deve
affrontare numerosi problemi di ordine economico, politico
e sociale: la crisi facilita la deriva autoritaria del governo
del presidente Syngman Rhee, che diventa sempre più autocratico
e alla fine degli anni '50 domina da solo la scena politica
sudcoreana.
Per l'industria cinematografica, tuttavia,
la seconda metà degli anni Cinquanta è l'età della
rinascita: le produzioni nazionali aumentano dalle 8 del 1954
alle 108 del 1959. Per il pubblico coreano il cinema diventa
la principale fonte di intrattenimento: il remake di Chunhyang
jon, diretto nel 1955 da Lee Kyu-whan ottiene 200.000
spettatori nella sola Seul. Nel 1956 vengono costruiti a sud
di Seul (ad Anyang, per la precisione) gli studios più
grandi e attrezzati di tutta l'Asia. L'ennesimo remake di
Chunhyang jon inaugura nel 1958
la produzione a colori, e allo stesso anno risale il primo
film in cinemascope. La maggior parte dei film prodotti in
questi anni sono melodrammi e film d'azione.
Dal punto di vista politico la situazione
diventa fortemente instabile sul finire del decennio: il dissenso
verso la poltica del presidente Syngman Rhee cresce finché,
il 19 aprile 1960, gli studenti guidano una rivolta popolare
che fa cadere il governo. Nasce così la seconda repubblica:
nell'agosto del 1960 si insediano al potere Yun Po-sun (presidente)
e Chang Myon (Primo Ministro). Il loro governo è però destinato
a una vita breve: il 16 maggio del 1961 il generale Park Chung-hee
assume il controllo del governo con un colpo di stato, e successivamente
viene eletto Presidente. Resterà al potere fino al
1979.
Dal punto di vista dell'industria cinematografica,
i primi contraccolpi della mutata situazione politica si avvertono
nel 1962, quando viene varata la prima legge che disciplina
l'industria cinematografica: vengono fissati parametri piuttosto
rigidi per le società di produzione (che scendono da
70 a 17 in poco tempo), ma soprattutto viene limitata fortemente
l'importazione di pellicole straniere, imponendo agli esercenti
di riservare 60 giorni l'anno alla produzione nazionale.
I primi anni Sessanta segnano l'esordio
di alcuni dei più significativi registi della scena coreana:
l'industria cinematografica nazionale gode di un successo
senza precedenti al box office e, nonostante la legge sul
cinema tenda a favorire prodotti fortemente orientati all'intrattenimento,
film d'autore con forti componenti realistiche continuano
ad essere prodotti almeno fino alla fine del decennio.
Senza alcun dubbio i film più originali
di questi anni sono quelli di Kim
Ki-young che, celebre per i suoi drammi domestici,
realizza il suo film più celebre, The
Housemaid, nel 1960. ll film - la storia di una
cameriera che seduce il suo principale - trasgredisce le norme
del cinema contemporaneo allo stesso modo in cui la sua protagonista
sconvolge l'odine confuciano della famiglia per cui lavora.
Come in molti altri film di Kim Ki-young, la figura femminile
in questo film possiede un grande potere e diventa una diretta
minaccia per la sua controparte maschile. Nonostante il successo
di questo film, il lavoro di Kim Ki-young finisce nel dimenticatoio
per molti anni, e viene riscoperto solo negli anni '90, quando
rtrova il posto che gli spetta nella storia del cinema coreano.
Un altro talento che emerge in questi anni
è quello di Yu Hyun-mok, che ottiene una grande attenzione
nel 1961 con Obaltan. Questo
film, che attinge a piene mani dagli stilemi del neorealismo
italiano, esprime il dolore e la disperazione nate dallo svilupo
industriale della Corea. Il film di Yu Hyun-mok, che pone
l'attenzione su personaggi che vivono ai margini, è molto
stilizzato e intellettuale.
Da ultimo Shin Sang-ok, forse il regista
coreano più controverso, si afferma come un personaggio di
prima grandezza con The Houseguest and
My Mother (1961). Raccontato con gli occhi di una adolescente,
il film ritrae le lotte di una giovane vedova che si innamora
di un suo inquilino, ma che non può esprimere i suoi sentimenti
a causa delle convenzioni sociali vigenti. L'accurata composizione
delle immagini fotografate in un nitido bianco e nero e lo
stile di regia di Shin Sang-ok hanno reso questo film uno
dei classici del cinema coreano. Nella seconda metà degli
anni Sessanta, Shin si converte all'uso del colore e a toni
più sensuali in film come The Dream
(1967), basato su un antico racconto che parla di un
monaco buddista dedito ai piaceri, o come i due lavori di
ambientazione medioevale, all'epoca della dinastia Chosun:
Eunuch (1968) e Women
of the Yi Dynasty (1969). Nel 1978, dopo aver diretto
circa 80 film in patria, Shin e sua moglie vengono misteriosamente
"rapiti" e portati nella Corea del Nord. Dopo avervi lavorato
per otto anni, Shin si trasferisce a Hollywood, dove dirige
alcuni film con lo pseudonimo di Simon Sheen.