Home
Home
Contatti
Han' gul
Link

 
> Schedario
> Registi
> Interviste
> Saggi
> Incontri
> Bibliografia
> Speciali
 
 

Cinemacoreano.it - Candidato all'Italian Web Awards 2004

> Saggi > Breve storia del cinema coreano [3]

[3] 1955-1969. La rinascita

Nell'immediato dopoguerra il paese deve affrontare numerosi problemi di ordine economico, politico e sociale: la crisi facilita la deriva autoritaria del governo del presidente Syngman Rhee, che diventa sempre più autocratico e alla fine degli anni '50 domina da solo la scena politica sudcoreana.

Per l'industria cinematografica, tuttavia, la seconda metà degli anni Cinquanta è l'età della rinascita: le produzioni nazionali aumentano dalle 8 del 1954 alle 108 del 1959. Per il pubblico coreano il cinema diventa la principale fonte di intrattenimento: il remake di Chunhyang jon, diretto nel 1955 da Lee Kyu-whan ottiene 200.000 spettatori nella sola Seul. Nel 1956 vengono costruiti a sud di Seul (ad Anyang, per la precisione) gli studios più grandi e attrezzati di tutta l'Asia. L'ennesimo remake di Chunhyang jon inaugura nel 1958 la produzione a colori, e allo stesso anno risale il primo film in cinemascope. La maggior parte dei film prodotti in questi anni sono melodrammi e film d'azione.

Dal punto di vista politico la situazione diventa fortemente instabile sul finire del decennio: il dissenso verso la poltica del presidente Syngman Rhee cresce finché, il 19 aprile 1960, gli studenti guidano una rivolta popolare che fa cadere il governo. Nasce così la seconda repubblica: nell'agosto del 1960 si insediano al potere Yun Po-sun (presidente) e Chang Myon (Primo Ministro). Il loro governo è però destinato a una vita breve: il 16 maggio del 1961 il generale Park Chung-hee assume il controllo del governo con un colpo di stato, e successivamente viene eletto Presidente. Resterà al potere fino al 1979.

Dal punto di vista dell'industria cinematografica, i primi contraccolpi della mutata situazione politica si avvertono nel 1962, quando viene varata la prima legge che disciplina l'industria cinematografica: vengono fissati parametri piuttosto rigidi per le società di produzione (che scendono da 70 a 17 in poco tempo), ma soprattutto viene limitata fortemente l'importazione di pellicole straniere, imponendo agli esercenti di riservare 60 giorni l'anno alla produzione nazionale.

I primi anni Sessanta segnano l'esordio di alcuni dei più significativi registi della scena coreana: l'industria cinematografica nazionale gode di un successo senza precedenti al box office e, nonostante la legge sul cinema tenda a favorire prodotti fortemente orientati all'intrattenimento, film d'autore con forti componenti realistiche continuano ad essere prodotti almeno fino alla fine del decennio.

Senza alcun dubbio i film più originali di questi anni sono quelli di Kim Ki-young che, celebre per i suoi drammi domestici, realizza il suo film più celebre, The Housemaid, nel 1960. ll film - la storia di una cameriera che seduce il suo principale - trasgredisce le norme del cinema contemporaneo allo stesso modo in cui la sua protagonista sconvolge l'odine confuciano della famiglia per cui lavora. Come in molti altri film di Kim Ki-young, la figura femminile in questo film possiede un grande potere e diventa una diretta minaccia per la sua controparte maschile. Nonostante il successo di questo film, il lavoro di Kim Ki-young finisce nel dimenticatoio per molti anni, e viene riscoperto solo negli anni '90, quando rtrova il posto che gli spetta nella storia del cinema coreano.

Un altro talento che emerge in questi anni è quello di Yu Hyun-mok, che ottiene una grande attenzione nel 1961 con Obaltan. Questo film, che attinge a piene mani dagli stilemi del neorealismo italiano, esprime il dolore e la disperazione nate dallo svilupo industriale della Corea. Il film di Yu Hyun-mok, che pone l'attenzione su personaggi che vivono ai margini, è molto stilizzato e intellettuale.

Da ultimo Shin Sang-ok, forse il regista coreano più controverso, si afferma come un personaggio di prima grandezza con The Houseguest and My Mother (1961). Raccontato con gli occhi di una adolescente, il film ritrae le lotte di una giovane vedova che si innamora di un suo inquilino, ma che non può esprimere i suoi sentimenti a causa delle convenzioni sociali vigenti. L'accurata composizione delle immagini fotografate in un nitido bianco e nero e lo stile di regia di Shin Sang-ok hanno reso questo film uno dei classici del cinema coreano. Nella seconda metà degli anni Sessanta, Shin si converte all'uso del colore e a toni più sensuali in film come The Dream (1967), basato su un antico racconto che parla di un monaco buddista dedito ai piaceri, o come i due lavori di ambientazione medioevale, all'epoca della dinastia Chosun: Eunuch (1968) e Women of the Yi Dynasty (1969). Nel 1978, dopo aver diretto circa 80 film in patria, Shin e sua moglie vengono misteriosamente "rapiti" e portati nella Corea del Nord. Dopo avervi lavorato per otto anni, Shin si trasferisce a Hollywood, dove dirige alcuni film con lo pseudonimo di Simon Sheen.

top

<<precedente
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | successiva >>

   

 

 

Home
Contatti
Han' gul
Link
Statistiche

© L’utilizzo dei materiali contenuti in questo sito è soggetto alle norme vigenti sul diritto d’autore.
Per maggiori informazioni clicca qui
a cura di