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Breve storia del cinema coreano
di Gianluca Gibilaro

[1] 1903-1945. L'epoca coloniale

Quando nel 1889 un viaggiatore americano di nome Burton Holmes giunge in Corea portando con se una piccola cinepresa e un proiettore, con i quali filmerà e mostrerà alla casa reale le prime immagini in movimento della Corea, il paese esce da docdici secoli di dominio straniero ed è un territorio conteso da Giappone, Cina e Russia.

Il Giappone, che già nel 1895 aveva avuto la meglio sulla Cina, con la vittoria sulla Russia ottiene nel 1905 il protettorato sulla Corea. Nel 1907 viene deposto il re Kojong, e il 22 agosto 1910 è la volta di un vero e proprio trattato di annessione della Corea al Giappone. In questo contesto politico, appare naturale che il cinema stenti a prendere piede: la prima sala cinematografica apre i battenti a Seul solo nel 1910, ed è di proprietà giapponese. Nel primo decennio della dominzione giapponese vengono costruite alcune sale cinematografiche a Seul e in alcune città di provincia come Pusan o Pyongyang, e anche la maggior parte di queste sono di proprietà di uomini d'affari giapponesi.

Il 1º marzo 1919 trentatre rappresentanti del popolo coreano firmano una Dichiarazione di indipendenza e inviano al governo giapponese una richiesta di restaurazione della sovranità della Corea, ma il governo giapponese risponde con brutalità, soffocando nel sangue le manifestazioni popolari. E' dello stesso anno il primo film realizzato con capitali coreani di cui si conservi notizia, intitolato Unirijok gutu. Si trattava (il film è andato distrutto) di un cinedramma nel quale attori dal vivo interagivano con una proiezione cinematografica. Il film debutta al Dangsongsa Theater di Seul e riscuote un grande successo di pubblico, anche se molti intellettuali non apprezzano la mescolanza di linguaggi che, secondo molti di loro, va a detrimento sia dell'arte teatrale sia di quella cinematografica.

Dei film coreani delle origini rimangono oggi pochi frammenti: la gran parte delle pellicole sono andate distrutte nei primi anni Cinquanta, durante la guerra di Corea, e oggi non si conserva integralmente neppure uno dei film prodotti prima del 1945.

La ricostruzione di questo periodo di storia del cinema coreano è basato prevalentemente sulle cronache dell'epoca, che attestano la produzione, nel 1923 del primo film muto coreano: si tratta di Chunhyang jon di Yun Baek-nam. Il film, basato sulla più celebre fiaba coreana, ottiene un incoraggiante successo di pubblico, e nel giro di pochi anni nascono sette case di produzione. Il capolavoro di questi primi anni, sempre stando alle cronache, è Arirang (1926) di Na Un-kyu. Il regista, all'epoca solo venticinquenne, produce, dirige e interpreta questo film che propone la vicenda di un uomo arrestato e torturato dalla polizia giapponese. Il titolo del film è tratto da un canzone popolare, che diviene ben presto l'inno del movimento per l'indipendenza della Corea. Il film, molto lodato per le sue qualità estetiche oltre che per il messaggio politico di cui è portatore, diventa in breve tempo il modello per molti registi che fanno propri il principio estetico del realismo e l'idea della resistenza al potere giapponese, che nel frattempo ha varato (1926) le prime norme di censura cinematografica.

La situazione politico-economica della Corea degli anni Trenta non favorisce l'affermazione del cinema sonoro: solo nel 1935 viene prodotto il primo film sonoro, un remake di Chunhyang jon realizzato dai fratelli Yi.

Dopo l'apertura delle ostilità con la Cina nel 1937 e con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna nel 1941, il Giappone accelera il processo di repressione e di sfruttamento della Corea, arruolando giovani coreani nell'esercito giapponese e tentando di cancellare ogni traccia dello spirito nazionale coreano: proibisce la pubblicazione di giornali e periodici in lingua coreana e obbliga i coreani a prendere nomi giapponesi. In questo frangente la crisi della l'industria cinematografica si fa, se possibile, ancor più grave che negli anni precedenti: a partire dal 1937, con la soppressione delle maggiori case di produzione e la creazione della Choson Film sotto il cui controllo viene posta l'intera industria cinematografica, il cinema coreano si trasforma sostanzialmente in uno strumento della propoaganda nipponica. Una situazione destinata a durare fino alla liberazione, che segue alla la disfatta delle forze imperiali giapponesi nel 1945.

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