Il critico cinematografico britannico
Tony Rayns, che conosce Kim Ki-duk molto bene, lo descrive
come una persona estremamente interessante, anche se la sua
sensibilità, la sua testardaggine e la sua aggressività a
volte rendono difficile comunicare con lui. Ma con la sua
espressione dolce e innocente è capace di essere un angelo,
a patto che si renda conto di essere amato e capito.
Kim si affida alla sua sensibilità,
alla sua capacità di osservazione, e alla sua esperienza
personale. Ora che finalmente Kim Ki-duk ha ottenuto attenzione
a livello nazionale e internazionale, sembra che sia dibattuto
fra "uno sguardo dall'esterno" e la sua "intima essenza".
Per coloro che sono desiderosi di dare consigli a Kim Ki-duk
sulla vita e sull'arte, il punto più importante è
non puntare l'attenzione sull'estetica di un'oggetto, quanto
sul foco interiore che può facilmente essere soffocato.
E' questa la ragione per la quale Kim è talvolta paragonato
a un altro maestro del cinema coreano come Kim Ki-young.
Ciò di cui Kim ha davvero bisogno
è un tocco che plachi la tempesta del suo mondo interiore,
ma lasci intatto il suo spirito. E altrettanto necessaria
è una critica sincera, che vada di pari passo con un
altrettanto sincero incoraggiamento.
Questo enigmatico regista sta incrementando
la sua filmografia con grande energia e stupefacente regolarità:
resta da vedere se proseguirà su questa strada che
lo ha portato ad essere indicato come il possibile erede di
Kim Ki-young.