La rabbiosa energia che trabocca dalle
sue due prime opere si stempera in una aspirazione alla coesistenza
e alla riconciliazione in Birdcage
Inn. In questo film, Kim tenta di affrontare il
sesso come "una componente della vita" e di raccontarlo
come "un mezzo di reciproco avvicinamento".
Il suo quarto film, The
Isle, rappresenta un'importante svolta. Ancora
una volta il film divide pubblico e critica, ma la sua collocazione
in concorso a Venezia e i proventi della vendita all'estero
diventano l'opportunità per Kim per essere classificato come
"un regista che magari non si riesce a capire fino in fondo,
ma di sicuro talento". Il film è sconvolgente, porta alla
superfice immagini e idee apparse occasionalmente nei primi
film e vale a Kim l'appellativo di "regista capace di contemplare
attraverso le immagini", un'espressione usata solo per il
cinema di Yoo Hyun-mok, maestro del cinema coreano nei gloriosi
anni '60.
Un giornalista italiano, commentando
The
Isle, ha notato che "dopo questo film la distinzione
tra l'amare e il non amare qualcuno ha perso di senso": in
The
Isle Kim ritorna a trattare la relazione masochistica
fra un uomo e una donna, spiegando che il cambiamento di rotta
rispetto a Birdcage
Inn "non è pianificato, è come un riflesso condizionato
del sistema nervoso".
Ma in effetti il film prosegue il
discorso di Kim: i personaggi di questo film come dei precedenti
tradiscono le aspettative e spiazzano il pubblico, inclassificabili
come sono nelle categorie tradizionali di bene e male, di
bellezza e bruttezza. Allo stesso modo, anziché definirli
buoni o cattivi, lo spettatore è portato a dubitare dei limiti
di classe e di genere, a mettere in discussione i concetti
di normalità e anormalità, ordine e disordine, di centro e
di periferia. Nell'ultimo film di Kim, Address
Unknown è il personaggio di James a svolgere questo
ruolo destabilizzante. Kim commenta la dolorosa situazione
dei militari americani di stanza in Corea affermando che "ogni
soldato come individuo, è soltanto un essere umano solo, che
passa la sua giovinezza in un paese straniero".
Nel suo quinto film, Real
Fiction, Kim esplora invece il limite fra il conscio
e l'inconscio, fra la realtà e la fantasia. Un altro alter
ego di Kim, che in questo film si chiama "I", cade vittima
del suo "id" nel momento in cui assiste ad uno spettacolo
teatrale. Ritornando alla realtà dopo questo lungo viaggio
della coscienza, si rende conto che nulla è cambiato a Seul.
"I film non possono cambiare la realtà, ma semmai lo stato
di coscienza di un individuo", commenta Kim.