Ritornato dalla Francia, Kim si dedica alla
stesura di una sceneggiatura per i sei mesi successivi, e
presto riceve la buona notizia che due
dei suoi lavori sono stati selezionati. Avendo poca dimesticheza
con la scrittura, per non parlare dell'ortografia, lavora
diligentemente alle sue sceneggiature sforzandosi di concentrarsi
su questioni di interesse immediato, e non su un futuro distante
che non sembra a portata di mano.
Per queste ragioni biografiche è evidente
come la carriera cinematografica di Kim abbia inizio in modo
del tutto diverso da quello di altri cineasti: privo di qualsiasi
formazione cinematografica, non ha mai fatto gavetta né è
mai stato cinefilo. Ma proprio per questo riesce a dimostrare
una straordinaria libertà: i suoi film possono essere considerati
degli scritti autobiografici fatti con la macchina da presa.
Ed è per questa ragione che Kim tende a considerare ogni suo
film come una "sequenza" all'interno della sua intera produzione.
Dunque il suo primo film, Crocodile,
rappresenta la sua vita e le sue esperienze, e attesta l'inizio
di una serie di opere che possono essere considerate parte
di unico progetto cinematografico. La crudeltà che è diventata
il suo marchio di fabbrica è impregnata della dura realtà
dei suoi primi trent'anni.
In Crocodile,
Kim tenta di ribaltare la metafora della prosperità della
Corea neo-capitalista rappresentata dal fiume Han rivelando
un mondo "anormale" dietro lo sviluppo e l'ordine, e lo fa
svelando ì come siano in pericolo le vite dei "coccodrilli"
impigliati in un pericoloso meccanismo di sfruttamento. Originariamente
intitolato The Two Crocodiles, Wild
Animals presenta la città più aperta e accogliente
d'Europa, Parigi, come un luogo ben lontano dall'essere una
sicura "riserva" per animali selvaggi come il soldato nord
Coreano Hong-san (Red Mountain) e il pittore senza talento
Chung-hae (Blue sea).