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Cinemacoreano.it - Candidato all'Italian Web Awards 2004

> Saggi > Kim ki-duk: un ritratto [3]

Ritornato dalla Francia, Kim si dedica alla stesura di una sceneggiatura per i sei mesi successivi, e presto riceve la buona notizia che due dei suoi lavori sono stati selezionati. Avendo poca dimesticheza con la scrittura, per non parlare dell'ortografia, lavora diligentemente alle sue sceneggiature sforzandosi di concentrarsi su questioni di interesse immediato, e non su un futuro distante che non sembra a portata di mano.

Per queste ragioni biografiche è evidente come la carriera cinematografica di Kim abbia inizio in modo del tutto diverso da quello di altri cineasti: privo di qualsiasi formazione cinematografica, non ha mai fatto gavetta né è mai stato cinefilo. Ma proprio per questo riesce a dimostrare una straordinaria libertà: i suoi film possono essere considerati degli scritti autobiografici fatti con la macchina da presa. Ed è per questa ragione che Kim tende a considerare ogni suo film come una "sequenza" all'interno della sua intera produzione.

Dunque il suo primo film, Crocodile, rappresenta la sua vita e le sue esperienze, e attesta l'inizio di una serie di opere che possono essere considerate parte di unico progetto cinematografico. La crudeltà che è diventata il suo marchio di fabbrica è impregnata della dura realtà dei suoi primi trent'anni.

In Crocodile, Kim tenta di ribaltare la metafora della prosperità della Corea neo-capitalista rappresentata dal fiume Han rivelando un mondo "anormale" dietro lo sviluppo e l'ordine, e lo fa svelando ì come siano in pericolo le vite dei "coccodrilli" impigliati in un pericoloso meccanismo di sfruttamento. Originariamente intitolato The Two Crocodiles, Wild Animals presenta la città più aperta e accogliente d'Europa, Parigi, come un luogo ben lontano dall'essere una sicura "riserva" per animali selvaggi come il soldato nord Coreano Hong-san (Red Mountain) e il pittore senza talento Chung-hae (Blue sea).

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