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PIFF 2003: Verso il prossimo livello e oltre
di Davide Cazzaro

Aumentare prestigio e successo di un festival che in così pochi anni ha fatto registrare risultati quasi incredibili non è certo impresa facile, ma gli organizzatori dell’ottava edizione del festival di Pusan – sempre capitanati da Kim Dong-Ho, insostituibile colonna del festival – hanno esplicitato la loro determinazione fin dal sottotitolo di quest’anno: “Verso il Prossimo Livello e Oltre” (To the Next Level and Beyond).
Forti di una formula ben rodata ma pur sempre flessibile (grazie anche alla presenza di una sola sezione competitiva) e in grado di assolvere alle esigenze di uno spettro di frequentatori assai ampio, le principali novità di quest’anno interessano due delle componenti fondanti di questa manifestazione: l’assetto logistico/organizzativo e il Pusan Promotion Plan (PPP). Per quanto riguarda quest’ultimo, la nuova edizione – la sesta – segna un punto di svolta cruciale nella breve ma intensa e feconda storia della manifestazione in quanto il PPP accanto alla tradizionale vetrina di progetti, avrà la nuova funzione di mercato cinematografico per i film asiatici, raddoppiando di fatto le potenzialità di questo evento e ponendolo ancor di più al centro dell’ Asian Film Industry. Per quanto riguarda l’assetto organizzativo, il festival è stato anticipato di più di un mese rispetto all’anno scorso (dal 2 al 10 Ottobre anziché dal 14 al 23 Novembre) così da permettere lo svolgimento delle cerimonie di apertura e chiusura (più alcune proiezioni) nel teatro all’aperto, usanza che, grazie alle pressioni degli appassionati del festival, viene riproposta dopo tre anni. Il teatro all’aperto è stato montato allo Yachting Center di Pusan e può contenere la ragguardevole cifra di 5000 spettatori. Un così drastico cambiamento di date per un festival di questo livello rappresenta un’operazione alquanto inusuale che, forse, il PIFF sarà destinato a pagare in termini di presenza dei delegati di alcuni tra i maggiori festival cinematografici (Venezia e Toronto si sono da poco conclusi e Cannes è troppo lontano nel calendario annuale).
Oltre allo spostamento di date, la seconda scommessa concerne la logistica: con questa edizione il PIFF intraprende quello spostamento verso la zona periferica di Haeundae (limitrofa alla spiaggia) a discapito di Nampo-dong (da sempre cuore pulsante della manifestazione) che, verso la decima-undicesima edizione, dovrebbe portare alla completa dislocazione del festival a Haeundae, con tanto di costruzione di un nuovissimo PIFF Theatre. L’edizione di quest’anno servirà quindi anche per capire se l’abbandono della suggestiva zona di Nampo-dong – che aveva indubbiamente contribuito al successo e al fascino delle passate edizioni – sarà più o meno indolore.
Per quanto riguarda il programma di quest’anno il festival aumenta quel caleidoscopio di opere, culture e paesi (continente asiatico in primis) che lo ha reso tanto famoso; curiosamente incorniciato tra due horror d’autore – l’apertura è affidata a Doppelganger del giapponese Kiyoshi Kurosawa, sorta di thriller a sfondo filosofico a proposito di un uomo che incontra l’altro sé stesso mentre in occasione della chiusura verrà presentato in anteprima mondiale Acacia, nuovo attesissimo lavoro del coreano Park Ki-hyung, opera densa di significati che secondo i selezionatori desterà non poche controversie – l’ottavo festival di Pusan presenterà 244 film da 60 paesi suddivisi in 9 sezioni (più alcuni programmi speciali) con l’intento dichiarato di sfondare il tetto delle 170.000 presenze registrate la scorsa edizione.
A Window on Asian Cinema, che raggruppa la produzione asiatica più significativa dell’ultimo anno presenterà 30 opere tra cui si segnalano Goodbye Dragon-Inn di Tsai Ming-liang (Taiwan) già apprezzato a Venezia e PTU di Jonnie To (Hong Kong) presentato al quinto Far East Film di Udine.
New Currents è riservata alle opere prime e seconde di registi asiatici ed è l’unica sezione competitiva del festival: fra le 13 opere in gara spiccano Osama di Sedigh Barman (Afghanistan/Iran), prodotto da Mohsen Makhmalbaf e presentato nella sezione “Directors’ Fortnight” del festival di Cannes e The Floating Landscape di Carol Lai (Hong Kong) presentato quest’anno a Venezia. Unica opera coreana in concorso è The Road Taken, dell’esordiente Hong Ki-seon.
Sezione da sempre fondamentale per la promozione delle cinematografie extra-asiatiche presso il pubblico coreano (e anche in questo il PIFF ha svolto un ruolo chiave) è World Cinema, che propone ben 99 opere provenienti da 44 paesi. Oltre al gradito ritorno di almeno un film italiano – L’isola di Costanza Quatriglio – si possono segnalare alcune opere e personalità di rilievo: da The Dreamers di Bernardo Bertolucci (Francia/Italia/Regno Unito) a Elephant di Gus Van Sant (USA) passando per i nuovi lavori di Sokurov, Chereau, Winterbottom e Greenaway.
La sezione Wide Angle racchiude cortometraggi e lungometraggi (di fiction e documentari) sia in pellicola che in digitale provenienti da tutto il mondo con la tradizionale attenzione verso la Corea presente in questa selezione con ben 25 opere, 18 delle quali in anteprima assoluta. Sempre per quanto riguarda la Corea, fin dalla prima edizione il PIFF ha istituito l’ormai celebre Korean Panorama che ogni anno intende fare il punto della variegata produzione coreana contemporanea. Tra i 12 titoli di quest’anno si desidera segnalare il sexy family drama di Im Sang-soo A Good Lawyer’s Wife presentato in concorso a Venezia, l’interessante e riuscito film indipendente in digitale di Gina Kim Invisibile Light presentato a Locarno e Vancouver; If You Were Me, che ha inaugurato lo scorso Jeonju International Film Festival (JIFF), film promosso dalla National Human Rights Commission diviso in 6 episodi diretti da altrettanti registi coreani di spicco (Park Chan-wook, Jeong Jae-eun, Park Kwang-su, Yim Soon-rye, Yeo Kyun-dong e Park Jin-pyo) sul tema dei diritti umani nella Corea d’oggi; e ancora gli attesi ritorni alla regia di Bong Joon-ho con lo straordinario Memories of Murder, in competizione a San Sebastian, di Kwak Kyung-taek con Mutt Boy, del prolifico Kim Ki-duk (nove film in otto anni) con Spring, Summer, Fall, Winter …and Spring che ha esordito in concorso a Locarno e del già apprezzato Kim Jee-woon con l’horror A Tale of Two Sisters; da sottolineare infine l’atteso film di E J-yong Untold Scandal adattamento nell’epoca della Dinastia Chosun del celebre romanzo epistolare Les Liaisons Dangereuses (Le relazioni pericolose) di Choderlos de Laclos, già oggetto di adattamenti cinematografici da parte di autori come Stephen Frears e Miloš Forman.
Chiude la selezione dei 15 nuovi lungometraggi coreani che verranno complessivamente presentati quest’anno A Smile, opera prima della regista Park kyung-hee, presentata a Locarno, Toronto e Vancouver e qui inserita nella sezione Critic’s Choice (ex Critics’ Week) che raccoglie 8 lungometraggi da tutto il mondo selezionati da alcuni critici coreani. Per quanto riguarda le rimanenti sezioni, Open Cinema racchiude un ristretto numero di opere di particolare rilievo che verranno proiettate nella splendida cornice del teatro all’ aperto: oltre al geniale Zatoichi di Takeshi Kitano (Giappone), in programma anche il nuovo film di Jonnie To Turn Left, Turn Right (Hong Kong). A chiudere le sezioni canoniche del festival, la Korean Film Retrospective sarà dedicata a Chung Chang-wha, classe 1928, considerato il pioniere dei film d’azione coreani, nonché il fautore dell’internazionalizzazione (pur molto limitata) del cinema coreano e il primo regista coreano a lavorare al di fuori del proprio paese (nella fattispecie ad Hong Kong). La retrospettiva presenterà i suoi più rilevanti film d’azione degli anni ’60 nonché alcune opere girate poco più tardi nell’allora colonia britannica. Il folto programma della manifestazione è completato dalle numerose rassegne che rientrano nei programmi speciali – Candid Canada: Spotlight on Canadian Cinema 1986-2003; Cinema on the Borderline: Chinese Indipendent Films; Waiting for the Rainbow: Films on Afghanistan; Remembering Forough Farokhzad (1937-1967), “Big Sister” of new Iranian Cinema – ai quali si aggiungono alcune proiezioni che la major coreana Cinema Service propone in occasione del suo decimo anniversario. Dopo aver presentato alcuni programmi speciali a Torino, Milano, Bologna e New York, Cinema Service presenterà gratuitamente alcuni dei film più importanti della sua storia – Two Cops (1993) del fondatore e presidente Kang Woo-suk, Green Fish (1997) dell’allora esordiente Lee Chang-dong, Art Museum by the Zoo (1998) di Lee Jeong-hyang, Memento Mori di Kim Tae-yong e Min Kyu-dong, solo per citare i più famosi – e il pubblico avrà la possibilità di incontrare i registi al termine delle proiezioni.
Malgrado il 2003 sia stato offuscato da alcuni preoccupanti flop al botteghino e l’attuale assetto produttivo ed economico del cinema coreano non faccia molto ben sperare per il futuro, il festival di Pusan continua a scommettere sulla cinematografia del proprio paese e più ampiamente sull’intera cinematografia medio ed estremo orientale proponendo un’edizione che, almeno sulla carta, offre numerosi motivi di interesse.

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