In soli 10 anni CJ Entertainment ha rivitalizzato
l'industria cinematografica coreana. Ora sta puntando al mondo
di Mark Russell*
L'origine inverosimile della CJ Entertainment
& Media è uno dei racconti più celebri dell'industria coreana.
Secondo la leggenda, il dipartimento Entertainment non sarebbe
esistito se non fosse stato per gli sforzi di due giovani
ambiziosi leader della principale industria alimentare coreana
- sì, un'industria alimentare - che hanno scommesso più della
potente Samsung nell'opportunità di investire nella fondazione
della DreamWorks. La Samgung - all'epoca casa madre della
CJ - è stata la prima compagnia coreana ad avviare trattative
con la DreamWorks nella metà degli anni Novanta, ma non fu
raggiunto alcun accordo. Secondo una versione dei fatti, i
responsabili della Samsung stavano per fare addormentare gli
interlocutori della DreamWorks con noiosi discorsi su semiconduttori
ed elettronica. Subentrarono allora Jay-hyun (Jay) Lee e Mie-kyung
(Miky) Lee, all'epoca appena trentenni, ma già responsabili
della CJ Corp. Intenzionati a non compiere lo stesso errore,
Miky e Jay si avvicinarono alla DreamWorks come grandi appassionati
di cinema ed attirarono l'attenzione di Jeffrey Katzenberg
e David Geffen con animati discorsi sui loro film preferiti,
tanto da impressionarli per la loro passione e conoscenza.
Funzionò: la CJ si assicurò il diritto di investire nel lancio
più importante da decenni di un nuovo studio statunitense.
Dieci anni dopo, la CJ è la più grande entertainment company
della Corea del Sud, leader nella distribuzione e nell'esercizio
cinematografico, e gestore di fiorenti attività che spaziano
dalle telecomunicazioni ai giochi on-line, alle vendite a
domicilio e al content creation. La compagnia ha giocato
un ruolo chiave nel sorprendente successo del entertainment
coreano, che sta godendo di una popolarità senza precedenti
in patria e all'estero.
CJ deve il suo nome allo zuccherificio Cheil Jedang, nato
nel 1953 grazie alla Samsung, compagnia fondata nel 1938 dal
nonno di Miky e Jay, Byung-chul Lee. Durante gli anni Ottanta
la Samsung si concentrò sul nuovo mondo dell'elettronica lasciando
alla Cheil lo stabile - benché non molto fiorente - business
alimentare. Quando alla fine del 1994 la CJ divenne indipendente
dalla Samsung, Miky e Jay sapevano che la compagnia doveva
puntare verso una diversa direzione. […] Nel 1995 mentre lavorava
ancora alla Samsung, Miky venne a conoscenza che la DreamWorks
cercava investitori e decise di spostarsi alla CJ per dirigere
la nascente divisione entertainment della compagnia. Dopo
aver proposto al fratello il mercato cinematografico come
possibile area di espansione, CJ raggiunse l'accordo con la
DreamWorks e divenne un protagonista della scena. La mossa
successiva della CJ - i multiplex - si sarebbe dimostrata
molto coraggiosa nell'allora industria coreana poco avvezza
al rischio. "In Corea (del Sud) non c'erano multiplex, nemmeno
uno" afferma Miky Lee. "La gente non sapeva davvero cos'erano
i multiplex". CJ dunque collaborò con l'hongkonghese Golden
Harvest e l'australiana Village Roadshow per creare CJ CGV,
la prima catena di multiplex in Corea del Sud. Una mossa che
molti nel paese salutarono come un modo sicuro per perdere
soldi. Il mercato cinematografico stava affondando da anni,
e con questo anche il numero di schermi. […] Ma la CJ si stava
muovendo in un momento molto importante. La crisi finanziaria
che colpì la Corea del Sud ed il resto dell'Asia tra la fine
del 1997 e il 1998, ha fatto uscire dal mercato molte compagnie,
distruggendo l'economia nazionale e costringendo molte case
a vendere le loro divisioni entertainment per far fronte alle
perdite. Non molto dopo il blockbuster locale Shiri
ha battuto i record d'incassi al box office coreano inaugurando
un'inaspettata ed impressionante rinascita dei film locali.
Questi hanno battuto record su record e ora coprono circa
il 60% degli incassi complessivi. CJ ha contribuito a questo
boom promuovendo talenti locali e finanziando con determinazione
film coreani come il blockbuster del 2000 JSA, che
tanto incontrò i favori del pubblico da sorprendere molti
osservatori. […] Stando ai dati di giugno 2005, CJ CGV (ora
una joint venture con l'Asia Multiplex Holdings, dal momento
che gli investitori originari non sono più coinvolti) gestisce
397 dei 1500 schermi coreani e controlla circa il 40% del
mercato distributivo. La catena ha in piano di raggiungere
i 70 complessi e 600 schermi nei prossimi tre anni, in quello
che è ancora visto come un mercato con carenza di sale. Come
distributore di film coreani e internazionali CJ ha avuto
altrettanto successo: la quota della compagnia nel mercato
distributivo è stata del 31,3% nel primo trimestre del 2005.
[…].
Non accontentandosi del successo in patria, CJ guarda all'estero
per il proprio futuro. […] Attraverso il suo accordo con la
DreamWorks, la compagnia ha già interessi nella distribuzione
ad Hong Kong e in Cina. Ora sta guardando al mercato dell'esercizio
in Cina e negli Stati Uniti, principalmente a Los Angeles
e New York. In queste città, la popolazione e la diversità
etnica rende più fattibile tale operazione. La CJ si sta inoltre
muovendo verso le coproduzioni internazionali, una funzione
chiave del nuovo ufficio della compagnia a Los Angeles. Dal
punto di vista delle vendite internazionali CJ ha già un posto
di rilievo nei maggiori mercati cinematografici e può contare
il più nutrito catalogo di film coreani, grazie anche all'acquisizione
(datata 2004) della compagnia rivale Cinema Service. A consolidare
tale operazione, CJ ha recentemente acquistato sia il circuito
cinematografico della Cinema Service, Primus, sia il reparto
vendite internazionali dell'ex concorrente. […] Per dirla
in parole povere, la CJ rappresenta ciò che la Corea del Sud
ha di più simile rispetto ad una major statunitense. Per molti
aspetti, è più grande di una major in quanto la regolamentazione
antitrust coreana è meno restrittiva. Ma la dominazione del
mercato da parte di una sola compagnia preoccupa un'industria
emersa grazie alla ricchezza di talenti indipendenti. "Avere
una tale concentrazione di potere potrebbe provocare un abbassamento
della produzione determinata da un numero limitato di persone
che detengono il potere", afferma Paul Yi direttore della
sede di Los Angeles della MK Pictures. "È una sfida per le
case di produzione coreane dover negoziare i tempi e i termini
delle uscite nelle sale con una compagnia che non solo detiene
gran parte del mercato distributivo, ma che produce anche
film". Mark Show, responsabile finanziario della compagnia
afferma che "la CJ è sensibile a tali preoccupazioni, ed è
questo il motivo per cui i nostri obiettivi sono rivolti verso
la crescita stabile e duratura dell'industria cinematografica
coreana. Questo significa che dobbiamo costruire multiplex
di qualità ed investire costantemente nei filmmaker ed attori
capaci, nuovi e già affermati, così da crescere e coltivare
talenti per il futuro". […] Con tale atteggiamento, non c'è
da meravigliarsi che Katzenberg e Geffen fossero rimasti colpiti.
Blake Murdoch da Sidney ha contribuito al presente report.
*Articolo pubblicato originariamente su
The
Hollywood Reporter, tradotto e riprodotto per gentile
concessione della testata e dell'autore.
Traduzione dall'inglese di Davide Cazzaro
Il testo completo in inglese ed altri articoli
dedicati all'anniversario della CJ sono disponibili qui