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Venezia 62: East oriented
di Davide Cazzaro

"Asiaticamente" (ma non "coreanamente") imperdibile il ricco menu della sessantaduesima edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. "Mostra degli autori in stato di grazia", a detta del direttore.
Presenza davvero massiccia quella orientale, spalmata in tutte le sezioni, retrospettiva in primis. Grande invitata di quest'anno è la cinematografia cinese, che proprio nel 2005 festeggia il suo centenario: oltre 1200 chilogrammi di materiali nitrati infiammabili sono stati fatti spedire dalla Cina all'Italia per essere restaurati dalla Cineteca Nazionale e andare così a comporre il segmento cinese della Storia segreta del cinema asiatico; Marco Müller ed Elena Pollacchi hanno curato una vera e propria "enciclopedia" del cinema cinese (Ombre Elettriche. Storia Segreta del Cinema Cinese (1905-2005)) che accompagnerà la retrospettiva e, per quanto riguarda la selezione ufficiale, per la prima volta nella storia della Mostra, inaugurazione e chiusura sono affidate alla Cina (rispettivamente: Seven Swords di Tsui Hark e Perhaps Love di Peter Chan). I "sinòfili" hanno davvero l'imbarazzo della scelta. Anche i "nippofili", tra secondo segmento della retrospettiva, leone alla carriera a Miyazaki e film vari non se la passeranno male…
In un così forte vento d'Oriente, trova purtroppo pochi spazi la Corea del Sud, presente a Venezia con la delegazione meno folta degli ultimi anni. Ad onor del vero, va sottolineato che non c'erano poi così tanti film coreani "di spicco" pronti per Venezia. Difficile sperare in una "sorpresa" coreana dell'ultima ora (vedi Ferro 3); un eventuale aggiunta in concorso, così da arrivare a quota 20 film, sembra possa venire dal Giappone, con il nuovo lavoro di Kitano Takeshi (se sarà ultimato in tempo), oppure dalla Thailandia con Invisible Waves di Pen-ek Ratanaruang.
A Park Chan-wook e alla tanto annunciata conclusione della trilogia della vendetta, Sympathy for Lady Vengeance, l'onore e l'onere di rappresentare la Corea del Sud in concorso e non solo, dato che sarà l'unico lungometraggio coreano presente al Lido.
Come ha sottolineato la stampa coreana, con l'invito del suo nuovo film, Park si è affiancato ad Im Kwon-taek nell'impresa di vedere le sue opere nelle competizioni degli eventi di Cannes, Venezia e Berlino. Nel 2001 infatti, Joint Security Area era in concorso alla Berlinale, nel 2004 Old Boy era a Cannes (premiato con il Gran Prix) ed ora Venezia…
Park torna in Italia dopo aver presentato proprio durante la scorsa edizione della Mostra il suo episodio di Three... Extremes e dopo essere stato ospite a Roma in occasione del lancio nelle sale italiane di Old Boy.
Scendendo con il metraggio, troviamo il corto di Hong Jun-won, Happy Birthday, nella sezione competitiva Corto Cortissimo (assieme ad un lavoro da Taiwan è l'unico corto estremo orientale). Nemmeno quest'anno, purtroppo, la Settimana Internazionale della Critica presenterà un'opera prima coreana. Nella storia di questa manifestazione parallela alla Mostra, il primo e unico film coreano presentato rimane dunque Mr. Butterfly di Marc Kim (edizione 2003).

http://www.labiennale.org

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