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Venezia 61: poca Corea
di Davide Cazzaro

In un'edizione che, stando ai numeri, sembra indicare Stati Uniti e Giappone come le cinematografie straniere più vitali del 2004, al cinema coreano rimangono pochi spazi. Forse i nuovi film di Kim Ki-duk (Empty House), Song Il-gon (Spider Forest) e Park Chul-soo (The Green Chair) potevano essere presi in maggior considerazione, ma tant'è.
Al novantanovesimo film di Im Kwon-taek, Raging Years, spetta l'onore e l'onere di rappresentare la Corea del Sud in concorso e non solo, dato che sarà l'unico lungometraggio coreano presente al Lido.
Il film in patria è stato accolto molto male e la maggioranza dei critici, in segno di rispetto verso Im Kwon-taek e verso la ventilata selezione a Venezia, ha preferito astenersi da una stroncatura senza appello: l'opinione comune di molti addetti ai lavori coreani è che Im abbia fallito l'ambizioso tentativo di fondere l'affresco storico-politico con la descrizione degli ambienti gangsteristici coreani di fine anni '50.
Tra gli eventi della sezione Venezia Mezzanotte spicca Three... Extremes, film horror collettivo a tre episodi - coproduzione tra Hong Kong, Giappone e Corea del Sud - atteso seguito di Three, distribuito nel 2002.
Se all'epoca i registi coinvolti sono stati il coreano Kim Jee-woon con Memories, l'hongkongese Peter Chan con Going Home e il tailandese Nonzee Nimibutr con Wheel, il nuovo trio è composto dall'hongkongese Fruit Chan con Dumplings (per la fotografia di Christopher Doyle), dal giapponese Miike Takashi con Box e da Park Chan-wook con Cut, appena presentato fuori programma in anteprima mondiale, senza sottotitoli, durante l'ultimo giorno del Puchon International Fantastic Film Festival (PiFan).
Nessun film coreano nemmeno nella 19a Settimana Internazionale della Critica di Venezia.

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