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La Corea del Sud al Far East 6
di Alessandro Leone

Presente con ben dieci titoli la cinematografia coreana mostra una crescente vivacità stilistica e contenutistica. Fantasy, horror, poliziesco, commedia, melodramma, guerra, erotismo: le pellicole a Udine lasciano immaginare una libertà creativa di autori, soprattutto quelli dell'ultimissima generazione, capaci di cimentarsi nel cinema di genere senza timori reverenziali. Anzi, lontani dal citazionismo che a volte caratterizza le produzioni di genere occidentali o made in Hong Kong (tanto per rimanere nel far east), i giovani coreani mostrano stili piuttosto personali, applicati ad una grammatica che tiene conto della moderna tecnologia, anche se con risultati non sempre all'altezza delle aspettative.
Non tutto quel che si è visto ha pienamente convinto: The Legend of the Evil Lake, remake di un fantasy cappa e spada del '69, pur avvolgente da un punto di vista visivo (tanti gli effetti speciali), risulta scontato a livello narrativo. Se tra gli esordi si fa apprezzare Lee Su-yeon, che con The Uninvited firma un thriller psicologico che a tratti assume caratteri horror, caratterizzato da una grande cura nella costruzione dell'immagine e una buona sceneggiatura, non altrettanto si può affermare di fronte al lavoro di Lee Eon-hee: …ing (titolo che rimanda al presente progressivo inglese) non convince per niente; pare strutturato unicamente per commuovere il pubblico con una storia di morte annunciata, mentre finisce per annoiare dopo aver girato in una giostra di scontatezze. Altro debutto alla regia è quello di Park Jung-woo, già affermato sceneggiatore in patria, che, con Dance with the wind, realizza un film piacevole sul tema del ballo, fino a pochi anni fa considerato immorale in Corea.
Non manca il tema (mai usurato) del rapporto di coppia. I trentenni sudcoreani sono protagonisti di due pellicole distanti tra loro: Singles, grande successo di pubblico in Corea nell'estate 2003, è una commedia a tratti moralista; mentre Sweet Sex and Love, del regista erotico Bong Man-dae, al suo primo film per le sale dopo aver girato solo per il circuito video circa 15 pellicole in digitale, racconta il rapporto carnale tra Shin-ah e Dong-ki. Diviso in capitoli dai titoli ironici, il film, curato nella messa in scena e nella composizione di ogni inquadratura, stanca nella reiterazione di rapporti sessuali (sempre ben lontani dalla pornografia) le cui "variazioni sul tema" risultano abbastanza scontate. Sullo sfondo però corre una riflessione per nulla superficiale sull'effettivo peso del sesso nelle relazioni umane, come veicolo per approfondire dimensioni interiori o, al contrario, come pratica atta a bruciare la passione quando le diversità individuali sono troppo marcate.
Se Wild Card è un buon esempio di cinema poliziesco, che non risparmia al pubblico scene di grande violenza, sulla scia di altre pellicole provenienti da Hong Kong e Giappone, i film che meritano una riflessione più approfondita e che si segnalano per qualità sono certamente il premiato Taegukgi (secondo per il pubblico subito dietro al giapponese The Twilight Samurai), costosissimo film sulla guerra di Corea, Once upon a time in High School, spaccato impietoso sulle scuole coreane negli anni settanta, e il bellissimo The Road Taken, dei dieci, in assoluto, quello che più ci ha colpiti. Opera sottovalutata, racconta delle "epurazioni" del nuovo governo coreano, impegnato a eliminare ogni traccia di comunismo dopo la guerra di Corea. È un peccato che anche il pubblico di Udine abbia scelto di premiare altre pellicole.

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