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Corridoi che sussurrano oscuri segreti - Intervista a Park Ki-hyung
di Donato Totaro e Peter Rist*
Whispering
Corridors (1998) di Park Ki-hyung è un esempio
di punta della recente ondata di film di genere nella Repubblica
di Corea. Scalzato dal grande successo del fantasy-horror
The Gingko Bed di Kang Jeg-yu, Whispering
Corridors è stato il settimo film per incassi
della stagione 1998 in Corea (terzo film coreano dopo The
Letter e A Promise). Questa recente esplosione
del cinema di genere in Corea è in larga parte un effetto
della transizione politica da governi militari a un governo
liberamente eletto. La conseguente liberalizzazione dell'industria
cinematografica coreana (indebolimento dell'apparato censorio,
cambiamenti nel sistema delle quote, ecc.) ha determinato
un clima di maggiore libertà che ha consentito la realizzazione
sia di film popolari, sia di film d'arte. Whispering
Corridors è uno dei primi film che riesce a coniugare
l'intattenimento con una forte critica sociale.
Park Ki-hyung dirige con stile una ghost
story d'atmosfera ambientata in una scuola superiore femminile
e denuncia la realtà del sistema educativo coreano. Il film,
visivamente elegante, è ambientato nell'immaginaria Jookran
Girls High School, nella quale la disciplina e il conformismo
sono all'ordine del giorno. All'apparenza racconto soprannaturale
su un fantasma che ritorna dal passato e spinge gli studenti
a uccidere, Whispering
Corridors è un film sulle tendenze suicide degli
adolescenti, sul soffocamento della creatività individuale
e sull'autoritarismo. Il film si apre con un apparente suicidio,
con l'impiccagione dei un insegnante soprannominato "vecchia
volpe". Da alcuni flashback, apprendiamo che la morte della
"vecchia volpe" (e di altri) è stata causata dal fantasma
di una studentessa di nome Jin-Ju, vittima delle pressioni
della vita scolastica e morta suicida una decina di anni prima.
In realtà Park Ki-hyung utilizza i meccanismi del film horror
per mettere in scena la terribile esperienza della scuola
superiore (le pressioni sociali per avere successo, la pressione
dei compagni, la rigorosa disciplina, gli abusi da pare degli
insegnanti, ecc.).
Con due mesi di riprese e 500 dollari di
Budget, Whispering
Corridors ha dimostrato che i prodotti nazionali
hanno la forza per competere con i film stranieri sul mercato
interno. Al successo di Whispering
Corridors ha fatto seguito un'ondata di film di
genere, dal film d'azione Swiri (1998, Kang Jeg-yu
) alla commedeia nera The Quiet Family (Kim Ji-woon,
1998), da Attack the Gas Station (Kim Sang-jin, 1999)
a Barking
Dogs Never Bite (Bong Joon-ho, 2000) per finire
con The
Foul King (Kim Ji-woon, 2000), e l'horror The
Ring Virus (Kim Dong-bin, 1999). Park Ki-hyung è stato
invitato a presentare Whispering
Corridors al Montreal's Fantasia 1999 Film Festival.
Gli autori ringraziano il Fantasia Film
Festival (il presidente Pierre Corbeil e i responsabili della
programmazione Julien Fonfrède, Martin Sauvageau, Mitch Davis
e Karim Hussain), Mi-Jeong Lee, e l'interprete Jenny Ahn per
aver reso possibile questa intervista.
DT: Dal momento che non c'è in Corea
una forte tradizione di film horror, che cosa ti ha spinto
a scegliere questo genere per il tuo primo film? Ti è sembrato
più facile far passare un messaggio sociale forte attraverso
questo genere?
Penso che ci siano due tipi di film: quelli
che iniziano con una situazione chiara e finiscono con una
situazione chiara, e quelli che iniziano con una situazione
oscura e vanno verso una chiarificazione. L'horror appartiene
alla seconda tipologia. Volendo affrontare questioni di grande
rilevanza sociale legate al sistema educativo, ho pensato
che sarebbe stato più forte e che sarei riuscito a coinvolgere
maggiormente il pubblico se avessi scelto un approccio del
secondo tipo, cioè partire con una situazione oscura per poi
giungere a una visione più chiara dei problemi e delle possibili
soluzioni.
PR: Con Great Pretenders (1996, 36 min.)
avevi già sperimentato la suspance e il mistero, per poi concludere
su toni decisamente horror. Hai utilizzato questo stile nel
tuo corto per sperimentare uno stile che volevi utilizzare
anche nel lungometraggio? E una seconda domanda: in Whispering
Corridors nonc'è violenza esplicita. E' una scelta voluta
quella di suggerire l'orrore, anziché mostrarlo?
Quanto alla prima domanda sì, ho usato Great
Pretenders come un abbecedario per provare a crare uno
stato d'animo e per sperimentare gli effetti speciali. Credo
di utilizzare l'horror non tanto come un obiettivo, ma come
un mezzo per far arrivare un messaggio al pubblico, e per
questa ragione il montaggio assume una grande importanza per
mostrarci dei lampi o darci l'impressione della violenza.
DT: L'uccisione di "cane pazzo" è filmata
con uno stile horror molto tradizionale, con un ralenty nell'unica
inquadratura esplicitamente violenta, quella della pugnalata
nello stomaco. Sei stato influenzato da altri registi horror?
Per esempio, questa sequenza mi ha fatto pensare a Dario Argento.
C'è un'influenza diretta o si tratta solo di una coincidenza?
Non mi sembra di aver subito l'influenza
da un regista horror italiano in particolare. Secondo me si
tratta del fatto che ho sfruttato nel mio film le convenzioni
del film horror, così come hanno fatto molti alttri registi,
cercando un crescendo di tensione fino alla fine della scena.
PR: So che i film giapponesi sono stati
banditi in Corea, ma mi sembra evidente che i registi coreani
hanno visto molti film giapponesi. Esiste nel cinema giapponese
un filone di film ambientati nelle scuole superiori, in cui
l'immagine delle ragazze in uniforme viene sfruttata in maniera
sessualmente esplicita. Ho notato con piacere che nel tuo
film non c'è nulla di tutto questo. Persino in un film come
Birth of the Wizard (1996), diretto da una donna (Shimako
Sato) si nota questa tendenza allo sfruttamento del'limmagine
delle adolescenti. Tu hai scelto deliberatamente di allontanarti
da questo genere? E pensi che questa sia una delle ragioni
per cui il film ha riscosso un grande successo anche fra il
pubblico giovanile e femminile in Corea?
Assolutamente sì, è stata una scelta deliberata
quella di fare a meno di questo genere di sequenze. Una scelta
dovuta a ragioni non commerciali, che avrebbe anche potuto
nuocere alle potenzialità commerciali del film. In ogni caso
abbiamo evitato queste sequenze e penso che ciò non abbia
diminuito l'aspetto horror del film né indebolito il messaggio.
DT: Quanto alla trama, può sembrare
una questione sciocca, ma abbiamo notato che nel film molte
ragazze portano i capelli a coda di cavallo o molto corti.
Dipende dal periodo nel quale è ambientata la vicenda o ha
qualche altro significato?
No, è solo questione di avere un aspetto
ordinato, che è ciò che gli insegnanti pretendono dalle studentesse.
Le ragazze hanno solo due possibilità: o tenere i capelli
cortissimi o tenerli lunghi, ma legati a coda di cavallo.
L'unica libertà loro concessa!
PR: Sulla questione dalla violenza nella
scuola, gli insegnati che picchiano gli studenti... Ci sarebbe
molto da dire, ma cercherò di farla breve. Pensi che questa
violenza sia un'eredità del colonialismo giapponese, e se
sì, che ci sia consapevolezza di questo in Corea? C'è insomma
in questa rappresentazione della violenza un elemento politico?
DT: Aggiungo solo una cosa. Immagino
che questa accettazione degli abusi che avvengono a scuola
non nascano dal sistema scolastico, ma che affondino le loro
radici più in profondità. In un certo senso le famiglie sono
complici. Insomma, questa accettazione della violenza fisica
da dove nasce?
Non vedo un legame diretto con la colonizzazione
giapponese. Personalmente credo che la relazione insegnate-studente
sia un gioco di potere, con una vittima e un carnefice. Il
carnefice ha il potere di fare qualsiasi cosa, e la vittima
non ha altra scelta che quella di sottomettersi, di subire.
Non ho un'idea positiva del sistema educativo coreano. Per
questo non mi è mai piaciuta la scuola!
PR: Mi sono occupato del colonialismo
in altri contesti, è uno dei peggiori effetti del colonialismo
è proprio questa dimamica di abuso di potere. Per quello che
è la mia esperienza, penso che da questo punto di vista la
situazione sia peggiore proprio nei paesi che hanno subito
una lunga colonizzazione. Io sono cresciuto in Inghilterra,
in una familgia della classe lavoratrice, e anche in Inghilterra
accade che gli insegnati picchino gli studenti. In Inghilterra
è legato a una questione di classe. E ciò che ho capito è
che il sistema coloniale ha ripercussioni anche in madrepartria,
così come nelle colonie. Ma è un discorso lungo. E' questo
il motivo per cui la questione mi interessa, il motivo per
cui ti ho fatto quella domanda.
DT: E' più un'osservazione che una domanda:
quello che mi ha molto interessato e che ho trovato progressista
dal punto di vista politico, se confrontato con i film horror
americani, è la sensazione che il tuo film sia un'accusa al
sistema. Per esempio, c'è il personaggio dell'insegnante che
ha studiato nella stessa scuola, Eun-Young. Ma una volta diventata
insegnate gli studenti cercano di ucciderla. Mentre in un
film americano il contesto sarebbe stato probabilmente quello
di un sistema buono e di individuoi corrotti. Qui invece c'è
un personaggio che sembra una brava persona, che cerca di
essere un buon insegnante, ma che diventa vittima perché una
volta diventata parte del sistema inevitabilmente diventa
malvagia o corrotta. Mi sembra una posizione politica molto
forte. Ora una domanda: so che il film ha sollevato molte
discussioni sul sistema educativo coreano. Questo ha aiutato
gli incassi?
Difficile a dirsi. Ad oggi il film ha avuto
in Corea circa due milioni di spettatori. Direi che forse
la metà, un milione a occhio e croce, sono andati a vederlo
per curiosità, perché hanno visto la publicità o il promo.
Su due milioni, gli studenti sono circa il 30%.
Park Ki-hyung presenta Whispering Corridors
al pubblico
PR: Mi chiedevo se la tua co-sceneggiatrice
è una donna.
Sì
PR: Io chiaramente non sono una donna,
ma mi sembra che il film abbia ua forte sensibilità femminile.
E' dovutta anche a questa collaborazione?
In realtà, non ha avuto così tanta influenza
sulla sceneggiatura. Ma ci sono state molte stuentesse che
hanno letto la sceneggiatura, e che mi hanno dato indicazioni
e suggerimenti, soprattutto sui dettagli della vita da studenti.
DT: Dal punto di vista dello stile,
la rappresentazione dei fantasmi è decisamente realistica.
Non c'è stata la possibilità di rendere l'aspetto dei fantasmi
più tradizionale, cioè soprannaturale o mostruosa? E stato
un problema di budget?
No, non è stata una questione di
budget. E' stata la convinzione che mantenere il fantasma
più realistico l'avrebbe reso più pauroso, e avrebbe suscitato
un'emozione più forte.
DT: Dal punto di vista emotivo, mi sembrato
che le due scene finali segnassero un cambiamento di tono,
soprattutto la sequenza in cui l'insegnante cerca di convincere
il fantasma a cambiare comportamento. Rende il film più esplicito,
quasi didattico dal punto di vista della critica sociale.
Si tratta di un aspetto tradizionale della narrazione in Corea,
questo tipo di conclusione didattica?
No, non appartiene alla tradizione coreana.
Era più un'esigenza di abbandonare i toni dell'horror per
dare una spiegazione del comportamento del fantasma, del motivo
per cui uccide. Penso che ci sia, in effetti, una differenza
fra l'horror occidentale e quello asiatico. La questione non
è rendere il fantasma malvagio o diabolico, ma di dargli ragioni
reali e concrete per le sue azioni.
PR: Pensi che il tuo lavoro sia stato
influenzato da altri registi corani?
Amo i film di Kim Ki-young. La tradizione
horror in Corea risale agli anni Sessanta, e Kim Ki-young
è il regista che ne ha diretti di più in quel periodo. Negli
anni Settanta e Ottanta, per ragioni commerciali, l'horror
è stato abbandonato. Dato che il genere horror era visto come
poco redditizio, i registi non ci pensavano neanche, a dirigerne
uno. Poi negli anni Novanta il genere si è ripreso, con molti
nuovi registi.
DT: Visto il successo che ha avuto,
ci sono stati degli effetti, sono stati realizzati altri film
simili a Whispering Corridors? Altri registi cercano di sfruttare
questo successo, girando film horror con intenti di critica
sociale? E qual'è il tuo prossimo progetto? Continuerai a
dirigere horror?
Dopo il successo di Whispering Corridors
molti produttori hanno cambiato idea sugli horror. Come ho
detto, negli annio Settanta e Ottanta non era considerato
un genere con delle potenzialità commerciali. E adesso ci
sono molti registi che stanno girando o inizieranno a breve
a girare film horror, ed è questo il motivo per cui non ne
farò un altro! Il mio prossimo film [Secret
Tears] è una storia d'amore.
*Intervista pubblicata per gentile concessione
degli autori e di www.offscreen.com