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Incontro con Park Chan-wook
di Ddanzi Chonsu*

Per gentile concessione di Ddanzi Ilbo e di Ddanzi Chonsu, proponiamo in italiano una lunga intervista a Park Chan-wook nella traduzione dal coreano di Silvia Tartarini.

Guardando la tua produzione cinematografica, mi viene da pensare che il regista Park Chan-wook è uno che cerca emozioni eccentriche, per un pubblico scelto... Un po' tutti i tuoi film, compreso JSA, mi danno quest'impressione, c'è un qualcosa che viene sottilmente trascinato fino agli estremi... Un qualcosa di diverso dal tuo spirito aristocratico, come se un finale tutto perfetto farebbe stare un po' male, imbarazzerebbe, farebbe venire la pelle d'oca... Quando in realtà guardando i film, viene anche da pensare che dentro sei un uomo davvero raffinato... troppo raffinato, tirato a lucido tanto da infastidire un po', proprio come uno vestito tutto per bene che si fa apposta una testa punk...

Ah ah ah ah!...

Un operato "aristocratico"... che però contrasta con lo status che hai acquisito con l'esperienza, e anche i tuoi film sono di rottura...

Mmhh... hai visto giusto. Però ciò non significa che io abbia gusti raffinati.

Ah ah!... E sei anche pignolo...

Dal suo "hai visto giusto" della discussione qui sopra, e a proposito dell' "essere raffinato", mi domando: se avessi lasciato cadere il discorso avrebbe automaticamente accettato la cosa, o invece visto che l'ho tirata fuori lo imbarazza un po'...? oppure pensa davvero di non essere un tipo raffinato...? o è uno che quando riceve complimenti non si sente a proprio agio e nega fermamente...? Corretto fino a diventare un po' arrogante, uno che appartiene alla categoria di quelli che devono sempre aggiungere l'ultima parola ... I preconcetti che mi ero fatto guardando i suoi film, sono stati "traditi" passo per passo.

Mah, il fatto che ho vissuto una vita tranquilla e senza grosse difficoltà non ha nessun tipo di relazione con l'amore per i film eccentrici...E solo perché sono uno che è vissuto in questo modo non mi si può costringere a non avere certi gusti... Ma forse c'è anche questa ragione... Avendo vissuto in questo modo, mi sono annoiato vivendo una vita senza stimoli, e nemmeno la creazione di un operato raffinato porterebbe ad interessarmi di opere artistiche.

E lo sottolinei apposta... con il martello...

Eh? Ah ah! Sì, è così. All'inizio quando ho cominciato forse avrei anche potuto negare quest'interesse e scrollarmelo di dosso, ma visto che ho vissuto portandomelo dentro per tanto tempo l'ho interiorizzato e ho finito per percepirlo naturalmente. E se nel film traspare questa caratteristica credo che ne possa uscire una composizione elettrizzante... Ma non è una cosa calcolata.

Arrivo a girare il coltello nella piaga...

L'essere o meno "eccentrici" è una questione di gusti, alla gente comune pare che stia a rappresentare il livello di una persona ma non è così. Io protesto che uno che si interessa di cose definite di livello basso non necessariamente è un individuo dello stesso livello. O forse vorrei consolarmi, dicendo che anche se per la massa quel che fai è eccentrico non significa che tu sia di livello basso... Visto che anche Ddanzi Ilbo è considerato in questo modo capisco bene come ci si sente... E se si arriva a ricevere un grosso capitale, bisogna far intervenire la coscienza professionale...

Allora tu non pensi che il successo commerciale dei tuoi film sia secondario...

No, per niente. Mah, ci sarà anche gente che la pensa in questo modo, ma io tanta audacia non ce l'ho.

Davvero? Mi pare che con Sympathy for Mr.Vengeance ti abbiano frainteso in molti.

Sono stato frainteso terribilmente. Sono finito su un sacco di libri neri. Oltre a pensare che fosse un buon film, credevo che poiché presenta degli aspetti innovativi fosse il nuovo film che il pubblico aspettava... Ovviamente non è una commedia o un film d'azione, ma mi aspettavo che con un cast di attori di quel livello l'audience si sarebbe interessata e sarebbe andata a vederlo, e quindi anche se non sarebbe stato un mega hit credevo che la produzione avrebbe guadagnato almeno un po' di interessi. Se mi dici che non ho il senso degli affari non ho proprio niente da controbattere, ma di certo non l'ho fatto di proposito. Io ho filmato la sceneggiatura così come era stata scritta, e quella era stata approvata dai produttori. Io ho fatto quello che ho detto avrei fatto, e se anche la produzione ci ha creduto, che altro si poteva fare?

Su questo argomento ti scaldi parecchio. (grossa risata generale)

Certo, perché tanto per fare un esempio, siamo arrivati al un punto in cui se un certo produttore chiede ad un attore o a qualcuno del pubblico cosa ne pensi di Sympathy for Mr.Vengeance e questo risponde che gli è piaciuto, allora significa che è uno non tanto a posto, la domanda sul mio film viene usata come test per farsi un'idea di chi si ha di fronte... Ovviamente non c'è nessuno che viene direttamente da me a dirmelo, ma quando se ne parla senza di me in ambienti informali mi vengono fatte tante critiche, vengo dipinto come quello colpito a morte, come quello che causa fallimenti economici, come quello che cerca solo approvazione...

Ti faccio ancora una domanda riguardo alla parte finale. Ci sono casi in cui la sceneggiatura in sé è compiuta, ma non viene capita dai lettori. Col senno di poi non ti sembra che Sympathy for Mr.Vengeance in effetti non sia come un testo che non viene letto, e che non riesce comprensibile alla massa? E quindi nel tentativo di lasciarsi alle spalle certe accuse, amando troppo il proprio film non si finisce per non riuscire a trovare la giusta distanza dall'audience?

Quando si crea qualcosa con amore poi si finisce per affezionarcisi, ma non lo si fa apposta, è una questione di causa ed effetto. E riguardo al fatto che questo film non sia stato molto visto, non so perché, ma c'è molta gente che non è voluta andare a vederlo. Così, a pelle, sin dai poster all'entrata molti hanno avuto l'impressione che fosse un film tremendo e disgustoso. Io non me l'aspettavo, ma il 70-80% dell'audience l'ha veramente trovato terribile, un film pessimo, ci sono state diverse reazioni di questo tipo, anche sulla bacheca della homepage...
Per quanto riguarda il paragone con il testo scritto... Il film non presenta una narrativa difficile da capire, anzi è molto facile da recepire. Probabilmente se il contenuto dei film che uno recepisce risulta disgustoso non può rapportarcisi. In realtà il fulcro di Sympathy for Mr.Vengeance non è quello di un film horror in cui saltano gambe e braccia o vengono esposte budella, ma anche se non ha scene del genere viene ricordato come un film terribile e crudele. Degli effetti e degli stimoli che il pubblico si apettava si è trasmesso bene questo aspetto, che non è quello che si aspettava... Peccato, perché in questo film non ci sono per niente effetti che shockano alla vista, davvero, nel film non ci sono effetti horror.

Lui la pensa così....

A questo punto ci spostiamo sul personale di Park Chan-wook

Anche nel caso di Old boy gli spettatori non sanno bene come reagire: non si distingue chiaramente chi è il buono e chi è il cattivo, non si capisce se in certe scene si debba piangere o ridere, se i protagonisti debbono andare a finire bene o male... I tuoi film presentano sempre questi aspetti contraddittori perché ti piacciono situazioni che non si risolvono troppo chiaramente?

Immagino di sì.

Non ti piacciono le cose ben ordinate.

No, infatti.

Dopo aver visto il film anch'io mi sono chiesto che tipo di emozioni provassi, e mi pare che non rientrino nelle categorie delle emozioni abituali. E ho pensato... ma sei sposato?

Sì.

Di sicuro tradisci tua moglie.

(Dopo una risata generale) E questa da dove viene fuori?

Perché ci sono persone che in una relazione non riescono a tollerare un punto a metà, che non è 1 e non è 0...

Non so a che tipo di relazione ti riferisci...

Comunque visto che dici che tu non sei infedele, ah ah ah!

Ma perché? Non mi pare una cosa tanto strana. Il fatto che non ci sia una chiara distinzione fra il buono e il cattivo e fra questo tipo di finale è una cosa piuttosto comune nei film contemporanei, per niente innovativa.

Allora l'amante ce l'hai...

(risata generale)

C'è anche un altro malinteso. Una delle reazioni più comuni delle nostre ragazze che hanno visto il film con noi è che non riescono a immedesimarcisi. Sympathy for Mr.Vengeance è stato un film difficile in questo senso, e anche questa volta pare sia lo stesso, il pubblico femminile ha guardato con interesse lo svolgersi della storia sullo schermo ma non riesce ad identificarsi con la storia. Quando ho chiesto perché mi hanno risposto che anche trovandosi nella stessa situazione non sarebbero arrivate a quel tipo di comportamento, che i comportamenti dei protagonosti appartengono a un modo di fare estremamente maschile, estremamente muscolare, un problema tipico... Motivo per cui forse il regista Park Chan-wook è un maschilista...

Vado un attimo alla toilette.

(risata generale)

Ti sei arrabbiato? (ride)

No, è solo che il mio modo di pensare non è maschilista, mi dispiace molto che il film venga interpretato in questo modo. Comunque il vendicarsi a questo livello non mi pare una prerogativa tipicamente maschile, una donna potrebbe certo fare di peggio.

Più che la vendetta il tipo di immaginazione è prettamente maschile...

Non capisco perchè il preparare una vendetta con un metodo che si estende per un periodo molto lungo e in un modo molto crudele debba essere un'immaginazione prettamente maschile. Né credo sarebbe strano se lo facesse una donna...

Lo pensi davvero?

Staff programmazione: Per quel che ho potuto vedere io, mi pare che di questo film alle donne abbia dato fastidio la crudeltà.

Park: Sono d'accordo. Ma davvero non capisco perchè la crudeltà di questo film debba necessariamente appartenere all'immaginazione maschile...

Ho capito, ci penso io a dare una lavata di capo alle nostre ragazze (ride). Ah, qualcuno dei nostri ha anche commentato che Park Chan-wook è un patito dei fumetti giapponesi, per esempio gli piaceranno "Sexy commando gaiden: sugoi yo! Masaru-san" o "Ike! Inachu takkyubu"...

Non leggo fumetti al punto da poter essere definito un patito, oltre a "Masaru-san" e "Inachu takkyubu" ci sono alcuni fumetti che mi piacciono, ma non ne leggo tanti. Per esempio "Bonobono", "Azumanga Daioh", "Lei, l'arma finale [Saishu heiki kanojo]"... Non sono molti i fumetti che leggo, ma li scelgo accuratamente; e quelli che ho letto perchè mi sono stati consigliati sono tutti buoni.

Credo che se facessi un film su "Masaru" ti riuscirebbe bene.

Piacerebbe farlo anche a me ma credo sarebbe un'impresa piuttosto difficile. Il bello di quel fumetto è la ruvidità della linea, ben visibile nel disegno ma forse impossibile da rappresentare in un film...

Hai visto il cartone animato di "Sexy commando"?

No, ma ho visto il cartone animato di "Inachu takkyubu".

Anche l'animato è bello, dovresti farlo.

Va bene, ma è difficile animare, per la ragione che dicevamo... Sia "Sugoi yo! Masaru-san" che "Azumanga Daioh" sarebbero molto belli da filmare, ma chi è che mi finanzierebbe?

Guardando i tuoi film c'è anche chi ci vede una comprensione per gli omosessuali...

Personalmente non ho di queste inclinazioni, ma mi interesso alle cosiddette 'minoranze' che, specialmente nella società coreana, vengono trattate come anormali. Fra le persone che amo e che rispetto c'è qualcuno con queste inclinazioni, anche se non può rivelarlo pubblicamente.

Un personaggio famoso?

No, non è un personaggio famoso. E' una persona secondo me chiaramente gay, che si è sposato e ha divorziato, ma vivendo nella società coreana non può rivelare la sua natura, anche se forse non ha mai avuto rapporti fisici con un uomo. Penso spesso a lui, e mi pare davvero troppo represso dalla società. E' una persona che mi piace molto, è veramente premuroso e gentile come un angelo, fatto dovuto forse anche a questa sua natura.

Molti hanno visto in Sympathy for Mr.Vengeance il tentativo di parlare di queste persone, e anche tu ora me lo confermi... Ma come vedi la tua vera natura?

Io sono uno che appartiene alla classe media, lo sono i miei vestiti e quello che compro, ma non credo sia importante a che classe appartengo. Nel mondo capitalista il problema della classe di appartenenza è piuttosto serio, e io semplicemente prendo coscienza del problema.

Sei conosciuto come un membro del Partito Laburista-democratico.

Sì.

Nei tuoi film non lasci trasparire queste tinte politiche, anzi le occulti per bene...

Io non sono un Ken Loach. Non ho per niente intenzione di porre critiche a persone di questo tipo, ma se da una parte ci sono loro, dall'altra può sembrare che i miei film e la mia appartenenza al Partito Laburista-democratico siano due cose ben distinte... Io non arrivo a pensare a una divisione fra i miei film e la mia inclinazione politica, ma non voglio neanche mostrare il mio privato.

Non ti piace fare comizi?

No... penso che in arte un elemento sempre importante da mantenere sia un certo grado di vaghezza, i film di Ken Loach chiaramente colpiscono molto e fanno anche commuovere, ma penso che appartengano a un mondo del tutto diverso dal mio.

Hai detto che anche dopo aver fatto diversi film non vuoi portino troppo il tuo marchio di fabbrica, che speri non sembrino film fatti dalla stessa persona... Per quale tipo di film vorresti che ti riconoscessero come un buon regista? Oppure vorresti davvero non venir riconosciuto come il regista dei tuoi film?

Francamente parlando non ambisco per niente ad essere visto come uno che fa un po' di questo e un po' di quello, perché io non faccio film di genere diverso. Da un punto di vista del genere, di certo non realizzo commedie romantiche. In realtà l'atmosfera dei film che tratto è quasi sempre un po' sul mystery, se li definiamo a grandi linee possono essere visti come thriller che sconfinano nel film noir; non progetto cose estremamente lontane fra loro, e non sono particolarmente di talento. A grandi linee direi che i miei film appartengono allo stesso genere, sono cioè film sul crimine, la cui atmosfera è diversa volta per volta, mentre per quanto riguarda la realizzazione cerco di usare diversi stili. Questo perché penso che se si continuano a ripetere sempre le stesse cose si finisce per perdere il piacere di lavorare.
Quando un giorno sarò morto e anche oltre, quando si parlerà di che tipo di regista sono, mi piacerebbe si dicesse che ho fatto film di diversi stili ma non sono mai caduto in basso con lavori mediocri. Inoltre, una cosa che non vorrei sentire sono i discorsi sui film d'autore . Non che questi discorsi siano sbagliati, ma non è il mio caso, né intendo diventarlo. Mi piacerebbe sentir dire sinceramente che sono stato un regista professionale e che sono diventato un veterano del campo.

Perché non ti piacciono i discorsi sui film d'autore?

Perché non sono adatti a me, e utilizzare per me questo concetto sbagliato.

La gallina che canta ha fatto l'uovo (ride)

(alzando il tono di voce) Questa una cosa che mi fa un po' arrabbiare. Spesso i giornalisti scrivono senza conoscere l'argomento, nei film d'autore uno stile consistente importante. Ma io non penso che nei miei film ci sia uno stile consistente. E quindi penso anche che non rientro in questi canoni. Poi nella teoria d'autore questo tipo di regista lavora esercitando un forte controllo, mentre ai miei film contribuiscono molto anche lo staff e la troupe: io non li guido tutti e momento per momento, le parti che sviluppano i singolo individui da soli sono molte, cos come i casi in cui adotto i loro suggerimenti... Per questo ritengo di non essere un regista di questo tipo.

A giudicare dai tuoi film mi sembri un tipo meticoloso...

Meticoloso è un concetto relativo, per esempio in confronto a Lee Myung-see sono molto all'acqua di rose. In confronto a Kim Ki-duk sì, forse sono meticoloso. In generale direi che sto ad un punto medio nella scala della meticolosità.

Continuiamo con il privato di Park Chan-wook

Forse per gli attori è diverso caso per caso, ma credo che i registi facciano parte di un'intellighenzia. Dove arrivano le responsabilità di questa intellighenzia da un punto di vista sociale?

Per gli attori?

No, per i registi.

Un redattore: Nel caso di un regista come te, che ha anche pubblicato diversi saggi, il pubblico ti porrà diverse "pressioni"...

Questo è un argomento difficile, che non posso sbrigare in due parole. Anche se ho le mie opinioni in fatto di politica, vorrei per quanto è possibile non espormi, e guadagnarmi da vivere solo realizzando film. Io sono uno che vuole fare tanti film, almeno uno all'anno, ogni anno un film senza mancare un colpo, perciò anche solo con questo lavoro sono impegnato tanto da non poter far nient'altro. Inoltre voglio anche aver tempo per stare con la mia famiglia, e parlando francamente non ho nessuna intenzione di espormi. Nel caso in cui qualcuno organizzi qualcosa in particolare e la ritengo un'attività giusta, partecipo solo a condizione che il mio lavoro non ne venga ostacolato. E quindi non posso prendermi grosse responsabilità.
Rispetto molto le persone che invece si prendono grosse responsabilità e partecipano a varie attività. Da quando ho filmato "Il caso di Chandra" [si riferisce al protagonista di "Neverending peace and love", episodio di If you were me, n.d.t] ho ricevuto diversi inviti a partecipare a tavole rotonde sul problema dei lavoratori stranieri. Mi piacerebbe andarci, anche se non posso: specialmente in questi giorni sono presissimo per via dell'uscita del film, devo fare tour di promozione, interviste e apparizioni insieme agli attori. Io dò la precedenza al mio lavoro. Tramite i miei film potrei anche lanciare messaggi, mi piacerebbe farlo nei limiti del possibile, ma non penso ci si possa fare sempre ed incondizionatamente. Certo, tempo fa durante un'intervista ho detto di voler fare un film sul Partito Rivoluzionario [partito di orientamento socialista attivo fra gli anni '60-'70 che ha cercato di promuovere la democratizzazione della Corea e scambi con la Corea del Nord, anche tramite azioni di guerriglia, n.d.t.], ma oltre a film di questo genere voglio anche realizzare film come Old boy.

Mi pare che dalla realizzazione di Sympathy for Mr.Vengeance fino all'inizio del film seguente ci siano stati per te momenti difficili...

Non direi. Forse perché JSA è stato un successo.

E da un punto di vista personale questo periodo per te è stato difficile?

No, non particolarmente... Ma io non ho mai momenti difficili... A prescindere da quel che si dice non sono sensibile allo stress, diciamo che sono sempre abbastanza rilassato.

Dopo aver finito Trio hai avuto un periodo vuoto...

Ah sì, quel periodo è stato veramente duro. C'era un film che volevo fare ma non c'era nessuno che me lo finanziasse, ogni giorno passato a presentare a qualcuno il copione, ad affontare il rifiuto della mia proposta... E' stata dura.

Anche nel caso di JSA sei partito da una richiesta scritta?

No, ho ricevuto un'offerta dalla Myung Film. Dopo l'uscita dei miei primi due film ho passato un periodo difficile che durato abbastanza a lungo. Per vivere scrivevo articoli, o partecipavo a programmi radio e televisivi commentando i film di altri registi, stato il periodo pi difficile della mia vita. Volevo realizzare i miei film, ma dovendo presentare o analizzare i film altrui ero piuttosto frustrato.

Il desiderio di realizzare film l'hai sempre avuto sin da bambino?

Ho cominciato a pensarci durante il liceo, ma non pensavo che uno come me avrebbe potuto mai diventare regista, un mestiere che fanno solo persone molto forti... Pensavo che uno come me non avrebbe mai potuto fare questo mestiere. Era per me un'aspirazione vaga, che non avrebbe mai potuto realizzarsi nella realtà. Poi durante le vacanze invernali dell'ultimo anno di liceo ho visto "La donna che visse due volte" di Hitchcock, e ho deciso che sarei diventato regista a qualsisi costo. Quindi non una cosa che è saltata fuori un po' alla volta, è una decisione che ho preso in un momento ben preciso, in una situazione particolare.

Quindi per diventare regista hai attraversato un processo conscio?

Sì, ho cominciato facendo la gavetta sul set come aiuto tuttofare.

E che liceale eri?

Mah, un allievo introverso, che riusciva bene negli studi, e dall'ultimo anno di liceo le mie medie si sono alzate molto. Insomma, uno studente modello.

E cosa ti ha spinto a frequentare Filosofia all'università?

Io volevo studiare Critica dell'arte e per questo pensavo di iscrivermi ad Arte e di laurearmi in Estetica. All'Università di Seoul c'è la Facoltà di Estetica, ma non ho superato l'esame di ammissione. E poi la mia famiglia è cattolica, sia da parte di mia madre che di mio padre. Quindi se non era l'Università di Seoul era per forza l'Università Sogang [nota università cattolica di Seoul, fondata dall'ordine dei Gesuiti alla fine degli anni Cinquanta, n.d.t]. Ma poiché a Filosofia di Sogang non ci sono molto corsi in Estetica ed è la roccaforte di Filosofia analitica, non l'ho trovato un ambiente stimolante. Chissà, forse se avessi frequentato Estetica all'Università Sung Kyun Kwan o alla Korea University sarei rimasto legato a Critica dell'arte... Immagino che non riuscendo a trovare interessante la mia Facoltà ho finito per concentrarmi sui film.

E quanto tempo è passato dal momento in cui hai deciso di diventare regista al tuo debutto?

Se calcoliamo da quando ho cominciato a lavorare presso gli studi di Chungmuro, quanto tempo sarà passato? Neanche tre-quattro anni.

E' un caso veloce.

Sì, diciamo che sono avanzato nel settore ad una grande velocità. Da aiuto tuttofare sono passato a primo aiuto-regista, e subito dopo il debutto. Ho debuttato che ero ancora sulla ventina, abbastanza presto. Ma anche avanzando in fretta cosa ci ho guadagnato? La non riuscita commerciale dei miei film (ride)

Come sei riuscito a fare avanzamenti a questa velocità?

Diciamo che mi sono anche trovato in situazioni favorevoli. Quando io ero aiuto tuttofare il secondo aiuto-regia era il regista Kwak Jae-yong, con cui andavo molto d'accordo. Quando Kwak debuttò come regista producendo di tasca sua il suo primo film, poiché eravamo in buoni rapporti mi chiese di fargli da primo aiuto-regia. E in seguito il mio debutto... All'epoca mi ero già sposato, ma non avevo niente si sicuro, introiti bassi e instabili, e lavorando per una ditta che importava film stranieri ho fatto un po' di tutto.
Dalla traduzione dei sottotitoli ai materiali d'informazione, a recarmi di persona ai vari cineteatri chiedendo di attaccare i nostri poster. Mentre facevo questi lavori, il proprietario della ditta mi promise che se fossi riuscito a guadagnare il capitale minimo per realizzare un film mi avrebbe fatto debuttare come regista. E lo abbiamo fatto veramente. Un po' alla volta ho messo da parte alcune centinaia di milioni di won... Prima entrata nel progetto una grande compagnia, poi una filiale della Samsung, poi una casa di video... Un po' alla volta ho ricevuto i finanziamenti necessari a realizzare l'ambiente per un film di budget minimo.

Come si suol dire, il mondo non si è fatto in un giorno

E per quanto riguarda un film che richiede grossi finanziamenti come JSA, che tipo di situazione hai incontrato?

Nonostante anche il mio secondo film, Trio, da un punto di vista commerciale sia stato un buco nell'acqua, alla Myung Film fu valutato positivamente. Quando la Myung comprò lo script originale "DMZ", mi chiese se volevo filmarlo.

E quando si arriva ad avere un successo simile come ci si sente?

Mah, ci si sente bene, liberi e leggeri. "Finalmente non sarò più disoccupato", è una sensazione ottima.

E poi, avendo potuto dimostrare le proprie capacità non c'è più bisogno di cercare di farsi conoscere...

Sì... Prima di JSA quando mi capitava di incontrare qualcuno per la prima volta mi presentavo sempre come Park Chan-wook, ex-regista, perché non avevo contratti per realizzare il prossimo film. La cosa che mi fa stare meglio è che adesso posso continuare a fare film.

In realtà i registi non guadagnano tanto come credono tutti, giusto?

Sì, infatti. Ultimamente credo che le cose siano migliorate, per esempio registi del calibro di Kim Jee-woon [regista di A tale of two sisters, n.d.t.] e E J-yong [An affair e Scandal, n.d.t.] avranno buoni introiti.

Sono entrati in un sistema a royalties...

Esatto.

Ai tempi di JSA non era così?

No, non c'erano i presupposti per fare un contratto del genere. Io sono stato pagato per il tempo delle riprese, e poi ho ricevuto un premio dalla casa di produzione. Anche se non lo avessi ricevuto non avrei potuto lamentarmi, ma visto che mi hanno premiato ne sono stato contento.

Sei stato premiato perché JSA ha avuto una grande successo in Corea?

Sì, esatto.

A quale livello l'Old boy che avevi in mente prima di iniziare a girare il film o mentre scrivevi la sceneggiatura è realizzato nella versione finale di Old boy?

Dalla realizzazione di JSA in poi io sviluppo sempre la storia in quattro serie di schizzi disegnati, e definisco gran parte della forma del film durante questo processo. Una volta finito questo processo arrivo ad avere in mente quasi tutto il film nella sua completezza.

Quindi anche prima di iniziare le riprese il film nella tua mente è già finito?

Sì, è quasi sempre così. Se c'è una cosa che non posso prevedere in questo processo è la recitazione degli attori. Non si può prevedere con esattezza come gli attori rappresenteranno nella realtà la storia schizzata su carta, questo è difficile da calcolare fin dall'inizio. Naturalmente ci sono cose ben definite che io chiedo vengano rappresentate in una certa maniera, ma più un attore è bravo più elude le previsioni del regista. Sono molti i casi in cui gli attori si allontanano dalle indicazioni del regista, la recitazione è il campo in cui ci si trova di fronte più variabili. Ciò nonostante siccome io comincio ad avere un po' di esperienza, per esempio analizzando la recitazione di Choi Min-sik o guardando suoi altri film, immagino che forse in una certa scena lui si comporterà in un certo modo, e quasi sempre è così.

Quali sono i requisiti per diventare regista?

Dipende dai casi. Se prendiamo in esame i film commerciali in generale, mhmm...

Le persone che diventano registi sono tutte diverse se prese singolarmente, ma c'è un punto in comune a tutti i registi? Ci sarà un particolare talento da cui non si può prescindere...

Non saprei. Forse il saper riconoscere e impiegare al meglio le qualità della troupe e degli attori. Ovviamente ci sarà chi riesce a tirare fuori in un colpo il talento dei collaboratori e ad organizzarli, chi invece lo valorizza delicatamente un po' alla volta, ma credo che questa sia comunque una capacità fondamentale. C'è anche chi fa tutto da sé, seguendo solo il suo modo di concepire le cose, come certi patiti del marchio d'autore, ma in generale direi che quasi tutti sanno impiegare al meglio le capacità della troupe.

Oltre a valorizzare le abilità della troupe sarà anche necessario saper prevedere fin da principio di cosa questa può essere capace.

Esatto. Per esempio se per un certo film è necessaria una ripresa dinamica bisogna saper capire quale aiuto-regia è adatto o meno al caso.

E oltre alla capacità di saper valorizzare le capacità di altri che cosa è necessario?

Credo che questo sia praticamente tutto. Il singolo regista pu anche non avere un talento innato... però deve necessariamente credere di possedere questo talento innato e di essere bravo.

Bisogna essere un po' megalomani...

Sì, perché se non si crede in se stessi non si riesce a far fronte a tutte le difficoltà che si presentano volta per volta.

Non c'è bisogno di essere dotati ma c'è bisogno di crederlo, bella questa massima.

E' così.

Altrimenti anche lo staff finisce per perdersi...

Infatti. E poi, nei casi in cui il produttore o qualcun altro dello staff vuole imporre la sua volont riguardo a diverse questioni necessario che il regista non si lasci troppo influenzare. Ovviamente il saper ascoltare bene e prendere le decisioni giuste una qualit importante, il regista in realt uno che prende decisioni. Creare importante, ma soprattutto lo decidere. Perch continuamente persone di diversi campi vengono da me consigliandomi questo o quello, o il responsabile del set mi chiede cosa bisogna fare per i singoli oggetti di scena, per esempio se dobbiamo scegliere un telefono me ne portano dieci diversi tra cui decidere. Insomma bisogna sapersi destreggiare in questo senso.

Bisogna possedere qualità da capo esecutivo.

Sì, anche. Penso spesso che come fare il direttore d'orchestra, che non suona n tocca nessuno strumento. Anche il regista in realtà uno che non produce un qualcosa di concreto, spesso nemmeno la sceneggiatura. Io la scrivo personalmente, ma quasi sempre c'è una sezione sceneggiatura che se ne occupa. C'è chi ti scrive la sceneggiatura, chi te la recita, qualcun altro te la gira, in realtà è come se tu non dovessi fare proprio niente. Ciò nonostante, proprio come non c'è orchestra senza direttore non si può immaginare un film senza regista, perché ognuno della troupe la pensa in modo diverso. Così anche se il regista non è dotato tanto quanto i singoli individui dello staff, deve fare la parte di quello che prende le decisioni per tutti.

Un miscelatore insomma, che prende tutti i singoli elementi e miscelandoli arriva a compiere il tutto.

Sì, che prende decisioni e così dà consistenza al tutto. Chi fa le riprese cerca delle belle inquadrature, e gli attori recitano... Ma durante le riprese si verificano parecchi problemi di questo tipo: diciamo che piazziamo le luci qui e lì, e in questo modo abbiamo stabilito la base del film. Quando si parte con l'azione, l'attore arriva fino a questo punto, e da qui se si volta di 15 gradi viene illuminato con una bella luce. Per questo ci sono tecnici delle luci che dicono agli attori come si devono muovere.
In questo caso la scena è visivamente bella, ma il dover stare sempre attenti a questi fattori provoca stress agli attori. In questa situazione a cosa bisogna dare la precedenza? Ci sono anche casi in cui per riprendere delle scene veramente belle bisogna dirigere gli attori in un modo molto pignolo. Io da parte mia cerco di evitarlo, comunque, c'è sempre una tendenza dei singoli individui dello staff a dare la precedenza al proprio settore, una tendenza che va regolata da qualcuno all'esterno.
Quando abbiamo girato JSA, nella scena del bunker sotto il posto di guardia della Corea del Nord, in cui i quattro soldati seduti chiacchierano e bevono, come fonte di luce c'è solo la lampadina che penzola dal soffitto della stanza di sopra e trapela nel bunker da alcune fessure della botola. Qui l'illuminazione ha dato parecchio da lavorare al nostro tecnico delle luci. Quando i personaggi si radunano e alzano la testa, se non si sta attenti alle luci si annerisce la scena, e non si vedono le espressioni dei visi. In questi casi particolari è veramente un problema.
In una situazione come questa ho dovuto richiamare l'attenzione dei quattro attori su come e fino a che punto dovessero muoversi, e fare un'eccezione indicando chiaramente l'azione passo per passo, ma in generale non si pu fermare gli attori momento per momento durante le riprese, è una mancanza di rispetto nei loro confronti. Fortunatamente in questo caso gli attori hanno capito bene la mia spiegazione, si sono mossi bene e mi hanno fatto davvero contento. Ma se dovessimo lavorare in queste condizioni tutti i giorni per gli attori sarebbe una grossa seccatura.

Qual è la cosa più difficile come regista?

Mhmm, quando un film non vende bene è il momento più duro. E poi, intendersi a vicenda con gli attori, che è per la mia esperienza il fattore più importante: quando va bene ti rende estremamente felice, quando non funziona è un problema serio...

Cioè il lavoro in sè non difficile ma genera difficoltà sociali al gruppo...

Sì, e ancor più difficile che con gli attori è il rapportarsi ai finanziatori.

Convincendoli a finanziare...

Certo. E quando ti fanno delle richieste è difficile rifiutarle, o è difficile convincerli della mia posizione, si finisce per correre su linee parallele senza incontrarsi.

In questi casi di solito a che conclusione si arriva?

A volte perdo, a volte vinco, dipende da con chi ho a che fare.

Da come ne parli, sembri un tipo che ci tiene molto alla sua famiglia.

Fra i registi, pare di sì.

Veramente non me l'aspettavo, credevo fossi un tipo distante e duro...

Mia moglie non ammetterà mai che sono un tipo tutto casa e famiglia...

C'è un marito al mondo considerato tale da sua moglie? A parte Choi Su-jong [attore della televisione coreana, famoso per mostrare in pubblico una vita di coppia felice, n.d.t.]... (ride)

Fra i registi direi che sono un tipo casa e famiglia.

Non l'avrei mai detto... A giudicare dai tuoi film sembri un tipo al cui fianco è difficile stare... Come vorresti difenderti da quest'accusa?

Direi che forse i miei film sono violenti proprio perché io sono un tipo delicato e gentile.

Parlando dei film d'autore dicevi che sono molte le cose che non conosci...Io pensavo che dicessi un sacco di parolacce ma non fai nemmeno quello...

Infatti.

L'ho già ripetuto di verse volte, ma io sono rimasto spiazzato. Giudicando da quanto sono crudeli ed estremi i tuoi film pensavo che avrei solo potuto fare un'intervista sui tuoi film senza entrare nel dettaglio di chi è Park Chan-wook...

Però ho fatto anche il film di Chandra (ride)

Pensi che continuerai a fare film?

Certo.

Fino a cinquant'anni realizzerai film, e dopo farai qualcos'altro?

No, no, continuerò questo mestiere.

Il tuo prossimo tuo lavoro?


Un progretto a cui sto lavorando ora il seguito di Three [film a tre episodi uscito nel 2002, coproduzione Thailandia/Corea/Hong Kong, regia di Nonzee Nimibutr, Kim Jee-woon, Chen Kexin, n.d.t.] in cui l'episodio coreano verrà affidato a me. E dopo non so. Mi è stato proposto un film sui senzatetto e uno sui vampiri, non so quale sceglierò.

La storia sui senzatetto è uno dei comizi sociali che dicevamo prima?

Più che altro mi pare una storia sulla famiglia e sulla libertà. Naturalmente la comprensione per questa situazione sarà il punto focale.

Che comprende anche una posizione critica?

Non una critica al modo di vivere dei senzatetto, ma una rappresentazione del processo che li ha portati a fare questo tipo di scelta.

Non un chiedersi se questo tipo di vita è veramente libero o meno?

Diciamo che la storia racconta di come un senzatetto cerchi la sua famiglia e la trovi, ma non riesca a sopportare lo stress che comporta la vita quotidiana in casa e in famiglia. Veramente neanch'io ho ancora ben deciso la trama...

E la storia di vampiri?

L'amico di un sacerdote cattolico diventa un vampiro per via di un errore in una trasfusione, e da un punto di vista religioso non si sa cosa fare. Ma i dettagli non sono ancora chiari...

Soggetto tuo?

Sì.

Questa mi pare una storia davvero interessante (con voce seria, risata generale)

Dalle apparenze un film horror, e che porta contenuti religiosi, chi vorrà mai finanziarlo...?

In cui la religione incontra il diavolo e il diavolo finisce per servire il Signore?

Esatto.

Non hai mai pensato di realizzare un film di fantascienza?

Io sono un patito di romanzi di fantascienza, e mi piacerebbe realizzare un film del genere, ma non ho ancora pensato a una storia. Non avendo conoscenze nel campo delle scienze naturali sono in una posizione di svantaggio, e inoltre difficile trovare in Corea scrittori di fantascienza, senza contare che questi film hanno costi altissimi...

Quindi non ci sono le condizioni necessarie per realizzare un film che ti soddisfa?

Quando i costi si alzano bisogna realizzare un film che abbia un successo proporzionale, per esempio se si spendono dieci miliardi di won si devono richiamare almeno cinque milioni di spettatori, e io non voglio caricarmi di questa responsabilità. Non sono sicuro di poter far fronte alle pressioni di tipo economico che comporterebbe.

Se realizzassi un film di fantascienza credo ne verrebbe fuori qualcosa alla Tim Burton...

Mi capitato di ricevere l'invito ad andare a Hollywood a fare un film e mi è stato chiesto cosa filmerei, ma quando ho risposto che avrei voluto occuparmi di fantascienza mi è stato sconsigliato, perché dopo Matrix è diventato molto difficile fare film del genere.
Mi stato fatto notare che se si vuole fare qualcosa all'altezza o che superi Matrix si raggiungono costi esorbitanti. Non che ci pensi seriamente, ma nell'ipotesi in cui andassi veramente a Hollywood per girare un film vorrei fare un western.

Che tipo di western?

Ci sono film incentrati sugli indiani, tipo Geronimo. Io non l'ho visto, ma dicono tutti che lasci insoddisfatti. In ogni caso credo che un coreano sarebbe in grado di realizzare film sugli indiani migliori di quelli realizzati dai bianchi.

Ti piaciuto Matrix?

Il primo mi piaciuto, ma con mia sorpresa X-men mi piaciuto di più. X-men mi piaciuto perché i caratteri dei personaggi sono vivi, Matrix è spesso noioso e pretenzioso. Ma contrariamente ai molti che ne sono rimasti delusi, il secondo Matrix a me piaciuto molto, specialmente la scena del combattimento di Smith [Hugo Weaving, n.d.t] moltiplicato in cento, proprio come un fumetto.

Se facessi un film di fantascienza che tipo di film vorresti realizzare?

Lo dicevo con un produttore francese, vorrei realizzare un progetto vicino all'originale del primo Blade runner.

Ovvero?

Nel romanzo originale Deckard si chiede spesso se anche lui stesso non un replicante, e ci sono anche molto altri punti interessanti, come l'apparizione di leader psedudo-religiosi tipo i guru che si vedono in tv, il romanzo dà più l'impressione di un film d'azione. Oltre a questo, c'è un altro romanzo che ha molti fan anche in Corea, "Tiger! Tiger!" di Alfred Bester. Mi piacerebbe molto filmare "Tiger! Tiger".
Ho provato a discuterne con diversi produttori, ma non ho ancora ricevuto nessuna risposta (ride). Io l'ho saputo solo in seguito, comunque pare che il copyright per il film di "Tiger! Tiger!" sia stato già venduto qualche decina di anni fa. E' un romanzo degli anni Cinquanta, e pare sia famoso come progetto che porta sfortuna: di tutti quelli che ne hanno comprato i diritti nessuno mai riuscito a realizzarlo, i loro progetti fatti non sono andati in porto, o uno dopo l'altro sono falliti, o non sono riusciti a farne la sceneggiatura...

Quando realizzi un film tieni presente i gusti degli stranieri?

L'unica cosa a cui faccio attenzione cercare di non filmare un soggetto che sarebbe comprensibile solo per un pubblico coreano. Cerco invece di realizzare qualcosa di non troppo definito, che possa piacere a tutti. Per fare un esempio spesso nei film coreani ci sono frasi tipo "Stronzetto, tu quanti anni credi di avere per parlare in questo modo? fammi vedere la carta d'identità", che all'estero non si direbbe; ecco io cerco di evitare cose di questo tipo.

Dove hai venduto i tuoi film?

In Francia ho venduto già a partire dalla sceneggiatura, poi Inghilterra, tre paesi della Scandinavia, Italia, in Europa quasi dappertutto. Per quanto riguarda il mercato il Giappone e gli Stati Uniti sono i più grandi. Se mettiamo tutto in cifre il mercato europeo non è molto grosso, mentre quello giapponese investe molto nell'esportazione dei film. In America invece non vanno tanto i film stranieri, quindi il copyright per i remake è molto più costoso.

Io pensavo che tu fossi un tipo di estremo carisma ma molto freddo, difficile da avvicinare...

Carisma un'espressione che non mi piace per niente, ormai la sia usa per qualsiasi cosa. Si dice che la maggior parte dei registi che fanno film violenti e crudeli siano persone dal carattere tranquillo. Per fare un esempio, il regista di Acquerello di un giorno di pioggia [1990, inedito all'estero, n.d.t.] e Classic [2003; si riferisce a Kwak Jae-yong, regista di My sassy girl, famoso per i suoi mélo, n.d.t.], un mio caro amico, di natura spaventosamente perversa, (grande risata generale) ma guardate i film che fa (ride).

Veramente a partire da quest'intervista noi pensiamo di dare il via a una nuova rubrica, "Il personaggio della settimana", che vede ogni settimana un personaggio diverso, e tu sei diventato il primo malcapitato. Anche se la prima richiesta del pubblico era stata Ham So-won [attrice divenuta famosa per i suoi nudi, n.d.t.]... (ride forte)

Ti ringrazio.

 

Vidi Sympathy for Mr.Vengeance al teatro Shisa. Dopo il film, con il redattore di una certa rivista di cinema andammo a mangiare zuppa di carne e verdure, e lì lui mi chiese cosa pensassi del film. La mia risposta sputata masticando una mezza fetta di prosciutto fu "Eccesso di autocoscienza", a significare 'si dà troppe arie'. Un film di uno sconosciuto, che avrebbe potuto fare successo o meno e per me sarebbe stata la stessa cosa. Me lo sono completamente dimenticato, e circa un anno dopo ho finito per incontrare Park Chan-wook di persona.

Lo dico perché mi si presentata l'occasione, ma il commento fatto all'epoca lo cancello solo a metà. E non perché all'epoca non avessi pensato che questo film non ostentasse la pretesa di essere di un certo calibro, ma perché penso che un regista del calibro di Park Chan-wook abbia pieno diritto di darsi un certo contegno. Naturalmente lui non lo ammetterà...

Andate a vedere "Old boy", vi gusterete il fatto che in Corea c' un regista del livello di Park Chan-wook.

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