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> Interviste > Il dolore della mancanza

Il dolore della mancanza - Intervista a Park Chan-ok
di Paolo Bertolin

Cinemacoreano.it ha incontrato Park Chan-ok lo scorso gennaio, in occasione della presentazione del suo Jealousy Is My Middle Name in competizione all’ultimo International Film Festival Rotterdam. Lo scorso novembre, in occasione della sua prima mondiale, Jealousy Is My Middle Name aveva conquistato il New Currents Award del Festival di Pusan. Un meritatissimo Tiger Award ha coronato poi la sua prima internazionale a Rotterdam. Questo film di grande complessità e sottigliezza si rivela riflesso puro ed alto di una sensibilità davvero singolare, che si è manifestata pure in questa intervista. Park Chan-ok ha infatti dovuto interrompere la nostra conversazione per qualche istante, poiché, ricordando la sua infanzia, non ha potuto trattenere le lacrime.

Vorrei innanzi tutto chiederti cosa hai fatto prima di realizzare questo film. So che sei stata assistente di Hong Sang-soo per Oh! Soo-jung (Virgin Stripped Bare By Her Bachelors) .

In verità, ho studiato arte all’università e, dopo essermi laureata ho lavorato per quattro anni come insegnante di educazione artistica. Ho deciso poi di tornare a studiare per conseguire una seconda laurea. E’ stato un po’ un caso se sono stata ammessa al dipartimento di cinema dell’università. Durante gli studi poi, come parte di essi, ho realizzato dei corti e anche il lavoro di assistente in Oh! Soo-jung è stato parte del mio tirocinio universitario.
Prima di entrare alla scuola di cinema però non sapevo davvero nulla a proposito di cinema. Ma non è stato difficile per me perché, anche quando insegnavo arte, disegno e pittura, dicevo sempre ai ragazzi, ai miei studenti, che ognuno può realizzare i propri disegni, qualcosa che nessuno può imitare: è proprio come per la calligrafia. Ho sempre voluto dire loro che potevano disegnare senza temere il giudizio degli altri, e in effetti anche a me non importava nulla del giudizio delle altre persone. Forse anche realizzando il film non ho temuto i giudizi altrui, e quindi non è stato così difficile, anche se ho cominciato tardi.

Sei autrice della sceneggiatura. Essendo un’esordiente, hai trovato difficoltà nel reperire i finanziamenti?

Avevo in mente di utilizzare questo tema per un film. Avevo però pensato che poteva essere realizzato in 16mm o in digitale. Per prima cosa ha mostrato la prima stesura dello script ad un dei miei amici. E’ andata a finire, non so bene come, che lo script è finito nelle mani del presidente della compagnia che alla fine ha prodotto Jealousy Is My Middle Name. Lo script gli era piaciuto e voleva incontrarmi per fare il film. In quel momento però ritenevo che il lavoro di scrittura non fosse ancora completato, così ci ho lavorato ancora un po’. Ci siamo quindi incontrati, e dopo l’incontro il produttore si è preso cura di ogni cosa.

Da dove è venuta l’idea di Jealousy Is My Middle Name ? Come è stato costruito il personaggio di Won-sang?

Quando ero bambina amavo davvero molto un passo della Bibbia in cui si dice più o meno che l’uomo che non è ricco nel suo cuore andrà in paradiso. Io amavo molto quella frase perché credevo che esprimesse l’idea che la persona che soffre dentro di sé, andrà in paradiso.

(Si commuove, poi riprende, scusandosi)

Penso che potrei avere del talento per la recitazione. Non so come, ma quando stavo parlando della mia infanzia, mi sono ricordata delle sensazioni che provavo quando ero bambina. Ma non ho affatto avuto particolari sofferenze nella mia infanzia. Probabilmente erano lacrime senza ragione.
Ad ogni modo, credo che Won-sang sia qualcuno che soffre dentro di sé e non è ricco dentro. Volevo che gli spettatori sentissero quello che Won-sang prova.
Di solito, quando si vede un film o si legge un libro, sembra che le persone deboli non soffrano perché non desiderano nulla. Ma se si ha qualche desiderio allora si soffre. Won-sang è una persona debole, ma lui ha dei desideri e deve sopprimere i propri sentimenti ed il proprio intimo orgoglio. E’ troppo giovane per lasciar correre tutto o starsene tranquillo, quindi non può che soffrire.

C’è molto di te in Won-sang?

Può essere vero che Won-sang rifletta me stessa fino ad un certo punto, ma credo che ognuno di noi abbia potuto o possa provare quello stesso tipo di sentimenti. Al mondo ci sono molti più perdenti e deboli che vincitori o forti. Io non sono forte, non sono una persona che ha potere, quindi è inevitabile che qualcosa di me possa riflettersi in Won-sang. In ogni caso credo davvero che ciò che Won-sang sente potrebbe essere provato da chiunque.

Nel film ci sono diversi elementi che sembrano parlare del rapporto tra la Corea contemporanea e la cultura Occidentale: Won-sang fa domanda per studiare all’estero, trova lavoro in una rivista venendo scambiato per qualcuno che avrebbe dovuto scrivere un saggio su Marguerite Duras, il redattore Yoon-shik cita Saul Bellows come esempio di buona scrittura…
Inoltre, nella prima sequenza del film, mentre Won-sang sta facendo domanda per un posto part-time di insegnante di inglese, il preside della scuola sta ascoltando musica classica occidentale e la gente fuori sta facendo ginnastica al ritmo della “Macarena”, uno strano tipo che vende bandiere entra nella stanza per chiedere come dovrebbe essere appesa la bandiera coreana…

Fondamentalmente, non intendevo fare commenti sulla società. La ragione per cui Won-sang vuole andare all’estero è che lui desidera salire su un gradino più alto della scala sociale. E’ troppo giovane per seguire un’altra strada o trovare qualcuno che lo aiuti, così sceglie di studiare all’estero per raggiungere il suo obbiettivo.
Nella sequenza di apertura volevo mostrare come Won-sang possa comportarsi in maniera coercitiva. Il preside sta parlando di cose da non farsi, ripete frasi fatte, fuori ci sono bambini che ballano e le musiche differenti entrano in contrasto. Inoltre, in Corea quando vediamo il tipo che vende le bandiere, ci sentiamo a disagio. Volevo far scontrare elementi disparati e creare l’impressione che Won-sang si trovasse nel mezzo di nulla (middle of nowhere nella traduzione inglese).

Ma la bandiera coreana quindi come dovrebbe essere appesa?

In verità, i coreani non hanno molta familiarità con la bandiera nazionale. Da noi non è come in America, dove gli americani talvolta si vestono con la loro bandiera. Noi vediamo la bandiera solo nei libri di testo, non pensiamo affatto di poterla usare come vestito. Non sappiamo nemmeno dove comprarla! La bandiera nazionale è inoltre di aspetto molto complicato perché ci sono dei trattini differenti e non molti sanno quale ne sia il verso giusto. Non si sa come appenderla correttamente e quindi dobbiamo chiederlo!
A tal proposito, posso anche aggiungere che fino agli anni ‘80 alle 5 in punto di ogni pomeriggio, la bandiera nazionale veniva ammainata e tutti, ovunque nel paese, dovevano alzarsi in piedi, fermarsi e guardarla in silenzio mentre scendeva. C’era dunque davvero uno strano sentimento verso la bandiera nazionale e nel film volevo ricordare questa strana sensazione di disagio che tutti provavamo verso la bandiera nazionale. Se non sbaglio, solo dopo la fine della presidenza del presidente Park questa cerimonia è stata abbandonata.

Puoi dirmi qualcosa della sequenza in cui Yoon-shik invita Won-sang alla discussione sull’autore a cui dedicare un articolo monografico? I suoi colleghi propongono un autore molto popolare, mentre Won-sang sceglie Lee Tae-joon, un autore nordcoreano, esiliato e poco noto.

Nel film nel suo complesso, la sequenza mostra il lato innocente del personaggio di Won-sang. Gli altri scelgono la strada facile, mentre lui sceglie quell’autore perché gli piace davvero il suo lavoro. Won-sang ha il desiderio di progredire socialmente, ma allo stesso tempo rimane innocente e puro. In quella scena si rivela il suo lato puro, mostrando come non gli importa la popolarità di un autore, bensì il suo lavoro letterario.
A dire il vero, nella prima stesura, l’autore che avevo scelto era un altro, sempre nordcoreano. Molte persone però mi hanno detto che quell’autore era stato oggetto di molte ricerche in ambito universitario sudcoreano. In effetti, oggi ci sono molti più contatti con la letteratura nordcoreana. In verità, di Lee tae-joon non so molto: la scelta dipendeva fondamentalmente dalla necessità di mostrare l’innocenza di Won-sang.

Il personaggio di Won-sang è davvero complesso. Ad ogni modo, la gelosia non pare essere il suo tratto distintivo. La vendetta nei confronti di Yoon-shik, che gli aveva rubato la fidanzata,che ci si potrebbe aspettare, non arriva. Al contrario, i due diventano sempre più vicini.

Scelsi subito come titolo del film Jealousy Is My Middle Name, che può significare “la gelosia è il mio potere”, ma che è soprattutto una citazione da una poesia molto famosa in Corea. Quella poesia dimostra come la gelosia può anche rappresentare una perdita, qualcosa che manca dentro. Questa è la ragione per cui scelsi il titolo, poi però mi sono resa conto che le persone si concentrano troppo sull’idea di gelosia.
Penso poi che il desiderio di vendicarsi sia un sentimento convenzionale. Se si perde la propria ragazza perché se ne va con un altro uomo, non si può andare così semplicemente a farsi vendetta. Ragionevolmente, Won-sang pensa che è la ragazza che lo ha tradito, non Yoon-shik! Emotivamente, è curioso, vuole scoprire come è la vera vita di Yoon-shik. Quando lo incontra per la prima volta, questi lo scambia per un altro, quindi non lascia in pace, lo rimbrotta. Won-sang è incuriosito e vuole saperne di più.

Cosa ti ha spinto a trattare questo tipo di relazioni così complesse? Come ci hai lavorato?

Le prime cose che ho deciso del film sono state l’inizio e la fine. E la fine appunto vedeva Won-sang entrare in casa di Yoon-shik. Intendevo mostrare come persone che non sembrano andare d’accordo a prima vista, si avvicinano e possano vivere assieme. La ragione sta nel fatto che penso sia molto interessante l’ironia che si può sviluppare da sentimenti e relazioni che sono in contrasto tra loro. Ho cercato di costruirle nella maniera più naturale possibile, quindi tutto è stato molto semplice.

La sequenza finale del film è molto bella. La figlia di Yoon-shik guarda dalla finestra Won-sang che lascia Sung-yeon, poi Won-sang è lì nella sua stanza, lei non gli parla, sembra non voler avere a che fare con lui, poi però lo guarda attraverso la porta.

Volevo che la sequenza finale fosse una sorta di climax dell’ironia che stavo costruendo lungo tutto il film. Come quando si spinge qualcosa fino quasi al punto di rottura, è lì lì per rompersi, ma ancora non si spezza, e non sappiamo di preciso cosa succederà. Volevo finire in un momento in cui qualcosa potrebbe succedere, come potrebbe anche non succedere. Soprattutto volevo fermarmi allorché i sentimenti del film avessero raggiunto il picco emotivo.

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