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L'espressione dei sentimenti - Intervista a Mo Ji-eun
di Paolo Bertolin

Il recente cinema coreano si è fatto conoscere non soltanto per il successo delle sue produzioni commerciali e l’interesse artistico delle creazioni dei suoi autori, ma pure perché l’industria, sia in ambito creativo che produttivo, è dominata dalla generazione dei trentenni-quarantenni. L’esordiente Mo Ji-eun rappresenta un ulteriore passo verso il rinnovamento generazionale e l’abbassamento dell’età media dei registi. Ha infatti esordito nel lungometraggio con A Perfect Match all’età di soli 26 anni. In quanto donna regista è inoltre emblema del sempre crescente spazio concesso al gentil sesso nell’industria cinematografica coreana. Cinemacoreano.it l’ha incontrata al Far East Film di Udine dove ha presentato la prima internazionale del suo film.

Come è iniziata la sua carriera di regista? Ha studiato regia?

Mi sono laureata in cinema all’università di Dongguk. Quindi per perfezionarmi sono entrata alla Korean Academy of Film Art. Durante questo secondo periodo di studi sono stata molto impegnata nell’attività di realizzazione di storyboard per diverse produzioni, anche importanti. Mentre completavo gli studi ho anche iniziato la realizzazione del mio lungometraggio, A Perfect Match, e mi sono diplomata all’Academy giusto quest’anno.

Quali sono stati i registi di cui ha più ammirato il lavoro e che l’hanno spinta a desiderare di fare cinema?

Sono moltissimi. I primi che mi vengono in mente tra quelli che mi hanno fatto desiderare di fare cinema sono Im Kwon-taek, Andrei Tarkovski e Ken Loach.

Il suo film, in quanto diretto da una donna ed incentrato su problematiche femminili, fa pensare inevitabilmente a Take Care of My Cat di Jeong Jae-eun, sebbene le sue protagonista siano lievemente più vecchie di quelle della Jeong. Quel film l’ha influenzata in qualche modo?

La somiglianza può esserci in quanto entrambi sono film al femminile. Nondimeno si tratta solo di un’apparenza. Non c’è assolutamente un collegamento diretto tra i due film In particolare il materiale narrativo e lo sviluppo sono molto differenti. Il punto di contato essenziale è che entrambi i film cercano di raccontare la situazione delle donne coreane oggi.

Il punto in comune tra i due film che più colpisce è la tendenza, descritta in entrambi, delle giovani donne coreane ad aggregarsi in gruppi di amiche molto serrati che si supportano nei problemi sia sentimentali che esistenziali.

C’è in Corea un detto molto importante per la nostra cultura che dice che un bimbo di sette anni e una bimba di sette anni non possono assolutamente sedersi vicino. Questa abitudine segregazionista permane ovviamente ad ogni età, e quindi esiste una sorta di tabù che impedisce la formazione di gruppi amicali misti. Non devono quindi esistere contatti tra gruppi composti tra i due sessi, e questo si nota ancor oggi tra i più giovani.

La protagonista di A Perfect Match intrattiene però pure un’amicizia molto forte con un suo amico d’infanzia, che le ha promesso che se, raggiunti i trent’anni, non troverà marito, la sposerà lui. Questa amicizia rappresenta un’eccezione?

Generalmente in Corea al di fuori dei gruppi compatti di uomini e donne sono molto comuni le amicizia tra singoli uomini e singole donne. Il tabù in qualche modo riguarda la costituzione di gruppi amicali, ma non coinvolge i rapporti tra singoli. Ad ogni modo rimane impensabile che all’interno di un gruppo amicale femminile possa essere introdotto un elemento maschile, perciò tali amicizie possono permanere solo all’esterno dei gruppi, a livello individuale.

All’inizio del film, le tre amiche della protagonista stanno uscendo da una sala cinematografica in cui hanno assistito alla proiezione di una commedia romantica. Due di loro si indignano per la commozione eccessiva della terza, deprecando la stupidità del suo atteggiamento. Cosa rappresenta questo prologo rispetto al film, che è a tutti gli effetti una commedia romantica?

Bisogna innanzi tutto sapere che nell’industria cinematografica coreana persiste un’opinione secondo cui le commedie romantiche sono destinate al fallimento commerciale. Questa convinzione ha assunto quasi le dimensioni di una superstizione e solo in tempi recenti il mercato ha dimostrato la sua inesattezza. In una certa misura l’inizio del mio film può essere interpretato come un gesto scaramantico!
Da un punto di vista generale bisogna sapere che i coreani tendono a non esprimere molto i propri sentimenti, o perlomeno non lo fanno mai in maniera aperta e in pubblico. Le persone sono molto riservate ed evitano accuratamente il contatto fisico. Ecco perché se si intervistano le persone per strada o all’ingresso di una multisala per chiedere loro che tipo di film si accingano a vedere, sarà molto difficile che confessino di andare a vedere commedie sentimentali. Il romanticismo e la commozione sono dai più tenuti nascosti e negati. Ciò non significa che non si provino dei sentimenti, ma si vivono con imbarazzo e non si confessano.

Le lacrime della ragazza per l’happy ending del film visto sono quindi considerate come un comportamento eccessivo in Corea?

C’è in effetti dell’ironia in quella sequenza, perché ognuno di noi sa che di fronte ad un film è naturale lasciarsi andare ai sentimenti, e quindi pure commuoversi. Il comportamento della ragazza può sembrare eccessivo, ma in realtà lei si esprime solo con onestà. E’ comunque vero che il pubblico coreano tende a vivere con imbarazzo la commozione di fronte ad una commedia romantica. Molte persone quindi preferiscono evitare di andare al cinema a vedere film romantici, ma poi li prendono a noleggio o li comprano in DVD per vederli da soli e potersi lasciar andare liberamente alla commozione.

Vorrei chiederti come sono nate due divertenti idee di messa in scena. La prima è quella della visualizzazione dei testi degli SMS che la protagonista scambia con l’amica allorché l’uomo che ha cercato di introdurre a quest’ultima si rivela non corrispondere alle aspettative. Un’idea già presente in Take Care of My Cat, ma che qui è utilizzata facendo viaggiare i testi degli SMS attraverso il quadro. La seconda è la visualizzazione nel quadro di animazioni raffiguranti gli attori che le amiche descrivono come uomini ideali.

Entrambe queste idee sono nate da una necessità comune. Nel mio film non ci sono scene spettacolari. Il punto di vista della messa in scena e le inquadrature da me utilizzate potevano quindi esprimersi in un registro limitato. Del resto il mio film è più interessato alla narrazione che alla messa in scena. Nondimeno, temendo di correre il rischio di annoiarmi nella realizzazione, e al contempo di annoiare lo spettatore, ho deciso di inserire alcune variazioni. A proposito della visualizzazione degli sms, posso dire che al momento del montaggio del film non avevo ancora visto Take Care of My Cat, e che fu un’amica a segnalarmi come la stessa idea fosse utilizzata in quel film. Ad esser sincera, penso che l’utilizzo dell’idea nel mio film sia più divertente, perché i testi degli SMS nel mio film si muovono attraverso l’immagine, producendo un effetto comico.
Per quanto riguarda l’altra invenzione, quando l’ho pensata la mia idea era di riprodurre immagini da notiziario televisivo. Ho infatti ripreso le protagoniste mentre parlano in inquadrature frontali, quasi fossero dalle anchorwoman. Le immagini che quindi compaiono in alto alla loro sinistra sono come quei fotogrammi o animazioni che appaiono durante i telegiornali per visualizzare l’argomento di una notizia. Invece che di notizie però qui si tratta di attori e uomini ideali!

L’inizio e la fine del film, nonché la conversazione tra amiche a proposito degli attori ideali, che poi finisce in discussione sull’interpretazione del film Tell Me Something , dicono molto di quell’immagine che abbiamo in Occidente della Corea come di paese estremamente cinefilo. E’ uno stereotipo o l’immagine corrisponde a realtà?

In Corea le persone che appartengono alle generazioni più vecchie non si interessano molto di cinema e non ci vanno spesso. I più giovani invece amano davvero moltissimo il cinema, sia straniero che nazionale, e ci vanno con grande frequenza. Amano davvero parlare nella vita di tutti i giorni di film e attori. L’amore per le storie raccontate sul grande schermo è così diffuso che per i giovani coreani il cinema è l’intrattenimento preferito. E’ provato infatti che preferiscono il cinema persino ai concerti di musica rock!

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Un grazie a Miss Cho Eun-jung

   

 

 

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