In occasione dell’ottavo Festival
Internazionale di Pusan, Cinemacoreano.it ha incontrato il
regista Lee Myung-se, uno dei maestri del cinema coreano contemporaneo
che con i suoi film dei primi anni ’90 ha contribuito a gettare
le basi della rinascita del cinema coreano; il regista era
presente a Pusan per partecipare al PPP (Pusan Promotion Plan)
con il suo progetto The Crossing.
Da Gagman (1988) a Nowhere to Hide (1999)
quali sono stati i momenti e i film più importanti della sua
carriera?
Dal primo giorno a oggi, e anche domani, ogni giorno è il
più importante per me, e lo stesso vale per i miei film.
Sappiamo che My Love My Bride, First Love e
Their Last Love Affair sono film che parlano d’amore
e delle relazioni tra uomo e donna, con Bitter and Sweet
e Nowhere to Hide però sembra che la sua attenzione
si sia spostata su altri soggetti. Cosa può dire di questi
due film?
Non ho cambiato soggetto, mi pongo sempre la stessa domanda:
che cos’è la vita? Nella vita ci sono diversi momenti come
l’amore, il lavoro ecc.. Per me l’amore è camminare lungo
una strada e Nowhere to Hide parla proprio di una strada,
la lunga strada dei detective. Il problema è se questo messaggio
giunge o meno al pubblico perché uno dei miei desideri è di
condividere quello che provo con la gente comune. Tra i motivi
che mi hanno spinto a realizzare un film come Nowhere to
Hide c’è anche la consapevolezza che gran parte del pubblico
apprezza i film d’azione. Così ho deciso di adattare la vita
di questi detective ad un film d’azione. Devo ammettere però
che non mi piace molto la definizione di “film d’azione” (action
movie) né mi piace distinguere i miei film commerciali da
quelli “artistici”. Il cinema è il cinema.
Vorrei sapere qualcosa su First Love (1993), a mio
parere uno dei capolavori assoluti del cinema coreano degli
anni ’90 e non solo. Cosa può dirmi a proposito?
Come le dicevo prima mi domando sempre che cos’è la vita e
più ampiamente che cos’è il cinema e cosa la vita. Ciascuno
di noi ha vissuto il primo amore (First Love) e quindi ho
voluto fare un film dedicato a questa esperienza universale.
Questo è il modo in cui lavoro. Inoltre ritengo che il primo
amore sia una sorta di chiave all’interno del tempo: il passato,
il presente ed il futuro. Qualcuno ha osservato che in questo
film riecheggia il cinema di Fellini ma quando l’ho realizzato
non avevo ancora visto niente del maestro italiano.
In questo momento sta partecipando al Pusan Promotion Plan
con il suo nuovo progetto The Crossing, ho letto la
sinossi e ne sono rimasto molto colpito, come mai ha scelto
questo soggetto [la storia narra di una donna che promette
alla propria nonna di far scappare suo figlio dalla Corea
del Nord, Ndr] ? se non sbaglio sarà una coproduzione Stati
Uniti-Corea giusto?
Sì, sarà una coproduzione tra questi due paesi; un po’ di
tempo fa la produttrice Janet Yang, che vive e lavora negli
USA, mi ha sottoposto la sceneggiatura, ad una prima lettura
l’ho trovata così seria che ho pensato che questo soggetto
avrebbe trovato miglior sviluppo in un libro piuttosto che
in un film. Non ne ero molto entusiasta e allora ho deciso
di presentare a Janet Yang alcuni registi coreani che potevano
essere interessati al progetto. Ma lei è stata irremovibile
nel voler lavorare con me e mi ha proposto nuovamente di collaborare.
A quel tempo intanto avevo trovato un modo di fare un film
con quella storia e allora ho risposto a Janet Yang che se
mi avesse lasciato lavorare con la massima libertà avrei accettato.
Data la mia presenza qui, mi sembra superfluo riferire la
sua risposta.
E’ la sua prima parteciapazione al Pusan Promotion Plan,
vero? Come procedono gli incontri e lo sviluppo del progetto?
Sì è la mia prima partecipazione e devo ammettere che davvero
molte persone sono interessate a questo progetto.
I suoi film sono stati fondamentali per lo sviluppo del
cinema coreano, hanno traghettato il cinema coreano verso
gli anni ’90. Cosa pensa del cinema coreano contemporaneo?
Penso che la qualità e la quantità di film prodotti si sta
facendo sempre più elevata, e c’è un gran numero di registi
di talento. Molti film però tendono in maniera eccessiva ad
emulare lo stile hollywoodiano. Sono contento che la film
industry coreana stia crescendo sempre più ma ad essere
sincero sono preoccupato per l’identità coreana, spero che
in futuro ci possa essere un equilibrio tra i film coreani
che guardano ad Hollywood e i film di chiara matrice coreana.
Quali sono i suoi registi coreani
preferiti?
Stimo davvero molti registi, tra tutti posso citare Kim Jee-woon
e Hong Sang-soo.
In questo periodo vive a New York
giusto? Perché ha deciso di trasferirsi negli USA?
Perchè gli Stati Uniti? Perché l’inglese è l’unica lingua
straniera che ho studiato a scuola! A parte gli scherzi, avevo
una gran voglia di vedere le grandi città, visitare i musei
ecc. Sono rimasto affascinato da New York e ho potuto visionare
molti film dei maestri hollywoodiani ed europei. Pensi che
quando ho studiato cinema in Corea esistevano solamente due
libri di tecnica e teoria cinematografica. Ho dunque deciso
che era il momento di accrescere la mia cultura e fare molte
cose che non mi erano state possibili in Corea.
Nel Gennaio 2002 il primo Festival Internazionale di Francoforte
le ha dedicato una retrospettiva integrale [a quanto risulta
tutti i film tranne Nowhere to Hide erano in anteprima
assoluta per l’Europa, Ndr]; ne è stato soddisfatto? Cosa
può dire in generale delle numerose rassegne dedicate al cinema
coreano?
Sono molto soddisfatto della retrospettiva al festival di
Francoforte e trovo importante la scoperta all’estero dei
film coreani degli anni ’80 e ’90. A mio parere però queste
retrospettive arrivano un po’ tardi, o più in generale, ritengo
che sarebbe stato meglio se l’interesse verso il cinema coreano
fosse iniziato prima così da permettere al cinema coreano
di avere un mercato internazionale più forte e sviluppato.
Un sentito ringraziamento a Miran
Park per aver organizzato e tradotto quest’intervista.