La religione come maschera - Intervista
a Kim Ki-duk di Davide Cazzaro
In occasione dell'uscita in Italia
di Primavera, Estate, Autunno, Inverno... e ancora Primavera
di Kim Ki-duk, abbiamo incontrato il regista coreano.
Prima di tutto non posso non chiederti
di dirmi qualcosa riguardo alla location del film e in particolare
allo splendido tempio…
Il film è stato girato presso il lago di Jusan, un lago artificiale
costruito nel 1721 e situato nel Parco nazionale di Juwangsan
ad est della provincia di Gyeongsangbuk. Il lago ha degli
alberi secolari cresciuti spontaneamente nell'acqua che, assieme
alle montagne circostanti, creano un'atmosfera unica. Il tempio
non esisteva, l'ho disegnato in collaborazione con il Korean
Buddhist Art Center e, per oltre tre mesi, tecnici e carpentieri
hanno lavorato per prepararlo e montarlo nel centro del lago.
È stato costruito come fosse un vero tempio, non un semplice
set. Non esistono monasteri fluttuanti, è stata una mia invenzione:
oltre a trovarlo molto suggestivo, volevo che il tempio potesse
cambiare direzione quotidianamente così da poter usare angolazioni
molto diverse per le riprese. Le leggi in vigore per i Parchi
nazionali in Corea del Sud sono molto restrittive e non permettono
la costruzione di alcun elemento permanente. Tra il dispiacere
generale dunque, siamo stati costretti a smontarlo alla fine
delle riprese.
Rispetto ai tuoi lavori precedenti, in Primavera, Estate,
Autunno, Inverno... e ancora Primavera sembra esserci una
concezione diversa del tempo...
I miei film precedenti erano focalizzati principalmente su
eventi accaduti ai personaggi, ma in questo film, così come
in Samaritan Girl [opera successiva di Kim, Ndr],
ho deciso di parlare del tempo, di esseri umani immersi nel
tempo e nel suo scorrere. In Primavera, Estate, Autunno,
Inverno... e ancora Primavera si può osservare l'imperturbabile
scorrere del tempo scandito dalla ciclicità delle stagioni.
Molte persone che conoscono i tuoi lavori precedenti sono
rimasti sorpresi da Primavera, Estate, Autunno, Inverno...
e ancora Primavera, cosa puoi dire a proposito? E soprattutto,
a tuo parere è possibile accostare questo film alla tua produzione
precedente?
So che il pubblico continuerà a paragonare ogni mio nuovo
film ai lavori precedenti ma io spero sempre che la gente,
invece che accostare le mie opere per dividerle in capolavori
e fallimenti, si avvicini ad ogni film come se fosse la mia
opera prima, con una sorta di non familiarità verso i miei
lavori.
Lungo la tua filmografia però si rincorrono, peraltro
splendidamente, alcuni elementi poetici, narrativi e figurativi
ben definiti…
Questo è vero, tanto che purtroppo molte persone sono rimaste
scioccate da alcuni miei film precedenti ed ora sono portate
a pensare che realizzo solo opere scioccanti. Comunque posso
dire che Primavera, Estate, Autunno, Inverno... e ancora
Primavera pone tutte la fasi della vita, dalla nascita
alla morte, in relazione alle stagioni e nel far ciò presenta
tutti i temi dei film precedenti in una forma più compatta.
Gli altri lavori erano legati maggiormente ad un tema specifico
ma questo film possiede un respiro molto più ampio. Anche
dal punto di vista della regia, ad esempio, ho utilizzato
frequentemente campi lunghi e lunghissimi, così da suggerire
una dimensione filosofica. Le sensazioni che hai provato ieri,
che stai provando ora e che proverai domani non sono molto
diverse tra loro così le quattro stagioni si ripetono ciclicamente,
ma se ti avvicini, se utilizzi i primi piani vedrai persone
che provocano dolore e che la gente rende difficile l'esistenza
altrui. Ad un'attenta visione, Primavera, Estate, Autunno,
Inverno... e ancora Primavera ha molti momenti cruenti
e metafore molto forti sulla vita umana.
Sembra che con Primavera, Estate, Autunno, Inverno...
e ancora Primavera tu abbia iniziato a spostare la tua
attenzione verso la religione, ipotesi che troverebbe conferma
anche in Samaritan Girl...
No, non penso che i miei due film più recenti parlino di religione.
Il pubblico può anche intenderli come film religiosi, ma in
verità ho usato la religione come una sorta di "maschera";
negli ultimi tempi vedo sempre più la religione come una maschera
dei popoli, io voglio parlare della natura umana, dei pensieri
dell'uomo, la cosa più importante è comprendersi a vicenda
piuttosto che comprendere la religione. La comprensione umana
non deve passare per la religione. Ho avuto la fortuna di
presentare Primavera, Estate, Autunno, Inverno... e ancora
Primavera in paesi molto diversi fra loro. Prima di vederlo
il pubblico si aspettava un film sul buddismo ma negli incontri
dopo le proiezioni, la gente non pensava di aver visto un
film sul buddismo e nemmeno riguardante la religione. Ho apprezzato
molto queste opinioni perché significa che sono riuscito a
parlare della natura umana. Devo dire che, pur avendo ricevuto
un'educazione cristiana, mi sto allontanando da qualunque
credo religioso… penso che la religione debba in qualche modo
confortare la gente ma, al contrario, oggi la sta tradendo
e ancor peggio sta tentando di controllarla.
In un'intervista con Chung Sung-ill hai detto che nei tuoi
film hai sempre cercato di inserire elementi religiosi, in
grado di offrire un ritorno a madre natura e all'innocenza...
In quell'intervista mi dicevo d'accordo con Chung Sung-ill
sul fatto che la musica religiosa nel finale di Bad Guy
fosse un tentativo di fondere redenzione e peccato. Con Primavera,
Estate, Autunno, Inverno... e ancora Primavera e con Samaritan
Girl ho utilizzato la religione in un modo molto diverso...
No, la risposta che ho dato allora a Chung non può essere
applicata ai miei film più recenti.
Alcuni critici sudcoreani hanno ravvisato una sorta di
snobismo in Primavera, Estate, Autunno, Inverno... e ancora
Primavera e sostengono che il film non aggiunge nulla di
nuovo rispetto ad altre opere sudcoreane sull'argomento. Cosa
potresti replicare a tali osservazioni?
È proprio in questo che a mio parere molti critici, anche
sudcoreani, hanno sbagliato. Hanno continuato a pensare che
fosse un film religioso anche dopo averlo visto. Francamente,
ci sono così tanti film sul buddismo nella nostra storia del
cinema che non ho mai sentito il bisogno di farne uno nuovo.
Lo ripeto, questo film non parla di buddismo, o più ampiamente
di religione, parla della vita prendendo in prestito alcuni
elementi della religione buddista. Ecco perché è così diverso
rispetto agli altri! Come sai mi capita spesso di essere frainteso
dai miei connazionali, e questo succede perché i miei film
sono poco concilianti e molto diversi rispetto al resto della
produzione sudcoreana contemporanea. In Europa o negli Stati
Uniti invece, i miei lavori sono molto più apprezzati, e a
mio parere ciò dipende dal fatto che il pubblico e la critica
straniera non hanno pregiudizi verso di me e la mia filmografia.
Quando ho incontrato il pubblico straniero non mi è sembrato
che l'apprezzamento verso Primavera, Estate, Autunno, Inverno...
e ancora Primavera fosse riconducibile ad un esotismo
più o meno marcato. Anzi, penso che le persone che non vivono
in Corea del Sud e più in generale in Oriente possano avere
un'ottica più distaccata e critica rispetto al film e alle
sue tematiche.
C'è una ragione specifica per cui, oltre a firmare sceneggiatura,
regia e montaggio, hai deciso, per la prima volta, di interpretare
una parte?
No, non bisogna attribuire alcuna rilevanza particolare al
fatto che abbia interpretato personalmente una parte. L'ho
fatto semplicemente perché il capitolo invernale copre solo
venti minuti e un attore avrebbe dovuto radersi i capelli,
cosa abbastanza complessa per un'interprete che deve lavorare
tutto l'anno. Speravo di poter avere Ahn Sung-ki [uno dei
più famosi e prolifici attori sudcoreani, Ndr] ma era
impegnato. Così ho deciso di farlo io, è stata un'impresa
molto faticosa anche perché, per conferire maggior realismo
alla mia interpretazione, ho deciso di non utilizzare controfigure.