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Interviste > PiFan 2004 ma non solo - Intervista a Kim Hong-joon

PiFan 2004 ma non solo - Intervista a Kim Hong-joon
di Davide Cazzaro

In occasione dell'ottavo Puchon International Fantastic Film Festival (PiFan), Cinemacoreano.it ha incontrato Kim Hong-joon, direttore della manifestazione a partire dal 2001, nonché regista e membro del Korean Film Council (KOFIC). Un'ottima occasione per parlare del festival e delle sue priorità ma anche delle manifestazioni cinematografiche coreane e di alcune importanti problematiche che la film industry locale sta affrontando nel 2004.

Innanzitutto vorrei chiederle di parlare in generale del PiFan, le linee guida della manifestazione, le edizioni e le caratteristiche principali dell'evento.

Penso che la caratteristica principale di ogni edizione, in particolare quella di quest'anno, risieda nella diversità del programma. In particolare penso che l'importante sia focalizzarsi su quali dovrebbe fare il festival. Ciò ha a che fare con i cambiamenti legati allo sviluppo dei media. Storicamente, quando i festival cinematografici iniziarono, il loro ruolo era di presentare e proporre film, perché non c'era il mercato video, in molti paesi non c'era alcun circuito distributivo alternativo e in molti casi i festival rappresentavano l'unica occasione per vedere alcune opere. A mio parere, oggi i festival dovrebbero cambiare i loro obiettivi…
Quando visito i festival "storici" europei ho la sensazione che siano a rischio d'estinzione perché stanno ancora presentando film, il pubblico accorre ma non mi sembra che il futuro sia troppo promettente. Sono così legati alla vecchia idea di raccogliere e raggruppare film e presentarli al pubblico! Continuando su questa strada i festival non hanno futuro perché ci sono molti altri modi per scoprire e visionare i film che vengono presentati oggi…
Pensando al PiFan possiamo dire che la sua storia è certamente breve ma dalla prima edizione ad oggi sono cambiate molte cose. All'inizio il PiFan poteva avere un ruolo importante anche mostrando solamente film fantastici, opere che non sono distribuite molto spesso qui in Corea del Sud e con cui fino a poco tempo fa il pubblico locale non aveva molta familiarità. Ma oggi le cose sono cambiate. Ad esempio nel programma di quest'anno abbiamo incluso le opere di Jörg Buttgereit, ma parte del pubblico e della critica si è lamentata perché avevano già visto i film in DVD… Dunque perché presentare questi film al festival e investirci tempo e denaro? Paradossalmente film come Nekromantik sono disponibili in DVD addirittura con una qualità audio e video migliore rispetto all'originale in pellicola… Perché andare ad un festival e vedere questo tipo di film?
Il festival è sempre stato molto attento al "testo", ma oggi la necessità è quella di passare da un orientamento verso il testo ad uno verso il contesto. Ovviamente mostrare film è sempre un punto molto importante ma è ugualmente importante il contesto in cui tali film vengono presentati. Per tornare all'esempio di un film molto particolare come Nekromantik, la reazione potrebbe essere molto diversa tra la visione casalinga in DVD o in un ampio teatro con molte altre persone a mezzanotte… Sono sicuro concorderai con me che sono esperienze totalmente diverse. All'inizio del PiFan non si pensava davvero a questo genere di cose, ma quasi per caso è stato creato questo particolare contesto, il primo anno con le proiezioni di mezzanotte, oggi rinominate Dead by Dawn Screenings, il secondo anno è stata la volta delle Cine-Rock Nights e delle proiezioni all'aperto e oggi ho capito che sebbene un po' per caso, abbiamo preso la direzione giusta dall'inizio, creando contesti differenti per film e tipi di pubblico differenti. Per fare un altro esempio della selezione 2004, presentiamo il nuovo Miike Takashi, Zebraman, nella Family Section [sezione in cui sono presentati film adatti a tutti i membri della famiglia, Ndr] e quelli che conoscono l'opera di Miike si sono chiesti cosa ci facesse un suo nuovo film nella Family Section… ma lo vanno a vedere perché è un film di Miike Takashi e sono curiosi e sono in qualche modo preparati, data la sezione del festival, ad essere sorpresi perché Zebraman non è un film simile a quelli che l'hanno reso famoso. Ma ci sono altre persone, soprattutto normali cittadini, che non sono cinefili, portano semplicemente la loro famiglia per vedere qualcosa che possa intrattenere ciascuno, ma quando alla visione di Zebraman rimangono sorpresi… un film molto interessante… chi è il regista? Miike Takashi, vediamo che altri film ha fatto… Insomma penso che questa sia la miglior cosa che un festival possa fare. Per riassumere penso che il cambiamento più importante del PiFan risieda nella grande enfasi posta nella scoperta dei film e nella presentazione di opere che praticamente non hanno possibilità di essere distribuiti in Corea del Sud, ma allo stesso tempo stiamo cercando attentamente di creare il contesto giusto, o meglio di fornire il miglior contesto per i film e per il pubblico così da poter apprezzare le nostre scelte. A mio parere molti festival dovrebbero prendere in seria considerazione anche questo secondo aspetto. Il problema più grande per un festival cinematografico sono i mille piccoli e grandi problemi tecnici nelle proiezioni e nei vari eventi della manifestazione… penso però sia davvero impossibile gestire una macchina organizzativa molto articolata senza alcuna imperfezione… giustamente il pubblico e gli ospiti hanno il diritto di protestare e di lamentarsi ma ogni tanto mi fa sorridere il pensiero che probabilmente fra non più di dieci anni ogni cinema sarà dotato di apparecchiature digitali e che non esisteranno praticamente più gli intoppi tecnici di oggi… e mi piace immaginare che magari qualche persona tra il pubblico possa chiamare un amico e dire: ehi! Sono venuto al PiFan e oggi ho potuto assistere ad un piccolo problema tecnico! Quei festival che si preoccupano davvero del pubblico e del contesto delle proiezioni dei film sopravvivranno in futuro…

Cosa potrebbe dire sul programma di quest'anno?

Beh, in verità dovrebbe chiedere alle selezionatrici perché per quanto riguarda la selezioni dei film, ovviamente sono coinvolto ma non prendo le decisioni finali, le lascio alle programmatrici. Rispetto le loro opinioni e mi limito a dare alcuni consigli. Personalmente programmo una sola sezione: Korean Retrospective che, come sa, quest'anno ha previsto il restauro di An Empty Dream di Yu Hyun-mok.

Cosa ne pensa della situazione dei festival cinematografici in Corea del Sud? Sappiamo che fino al '96 non esisteva alcuna manifestazione internazionale ma, dalla fondazione del festival di Pusan si è assistito ad un vero e proprio boom… Sono sorpreso dal fatto che a tutt'oggi vengano lanciate nuove manifestazioni internazionali, ad esempio a fine agosto 2004 si svolgerà la prima edizione del Daejeon International Film Festival (DJIFF)… a suo parere oggi non esistono troppi festival in Corea del Sud?

Penso sia una questione piuttosto delicata e come può immaginare sono costretto ad essere molto diplomatico. In linea di principio si può dire che più festival ci sono, così come ad esempio più gallerie d'arte ci sono, meglio è… Ma come è facile immaginare, se ogni galleria ospita più o meno le stesse cose, diventa uno spreco di risorse. Se ad esempio una biblioteca non si preoccupa dei lettori ma solo di raccogliere libri è un archivio non una vera biblioteca… Spero davvero che gli altri festival coreani riescano a comprendere fin dall'inizio qual è il ruolo dei festival cinematografici, quali sono le priorità politiche, culturali ed economiche di ciascuna manifestazione. Per quanto riguarda il PiFan posso dire che ci siamo dati delle regole e abbiamo deciso di essere fedeli a principi ben determinati… Non sono nella posizione di giudicare la condotta delle altre manifestazioni ma devo confessare che come direttore del PiFan e come addetto ai lavori guardo con preoccupazione ad alcuni festival le cui liste di priorità non seguono un giusto ordine.

Nel circuito distributivo tradizionale i film commerciali coreani godono di enorme successo mentre quelli cosiddetti d'essai, sia coreani che stranieri, faticano a trovare una distribuzione ancor prima che un pubblico. Durante i festival cinematografici invece le sale sono quasi sempre piene e la maggioranza dei film proiettati non si possono certo definire commerciali… come potrebbe spiegare questo singolare fenomeno?

Beh, è una lunga storia… Non è che il pubblico non va a vedere un certo tipo di film, ma che questi film attualmente non hanno alcuna posizione nel sistema distributivo coreano. Per cercare di far chiarezza in poche parole, vorrei usare una metafora. Pensiamo al baseball professionistico negli Stati Uniti ma anche in Corea del Sud… Abbiamo la serie maggiore e quella minore. Alcuni giocatori orbitano nella prima altri nella seconda. Ma la serie maggiore non esisterebbe, o non sarebbe tale, senza quella minore. In Corea del Sud il problema sta nel fatto che nel sistema distributivo esiste solo la serie maggiore. Quindi tutti i film lungometraggi e cortometraggi, indipendenti, digitali ecc., quelli cioè che vengono presentati nei vari festival e che magari attirano molta attenzione tra i frequentatori dei festival, non hanno la possibilità di giocare nella serie minore… Non sono blockbuster, non hanno un cast stellare, ma sono lo stesso interessanti, popolari e spesso di alta qualità. Ma nella legge della giungla della serie maggiore non possono ricoprire alcuna posizione. Non è possibile! Sarebbe come forzare i protagonisti della serie minore a giocare nella serie maggiore… Se rimangono nella loro serie possono anche diventare famosi, avere successo, ma nella serie maggiore praticamente non si notano nemmeno. Penso che l'industria coreana debba creare, magari con l'intervento del Korean Film Council (KOFIC) una serie minore. In molti paesi stranieri, direi nella maggioranza dei grandi paesi esistono forti circuiti alternativi, in Corea non esiste alcuna tradizione in questo campo… l'industria è cresciuta così tanto e così velocemente che non si è curata di creare degli spazi alternativi, a mio parere è oggi compito del KOFIC e del governo di creare un mercato di nicchia.

Ma secondo lei una volta creato un mercato di nicchia, una parte di pubblico potrebbe riempire le sale? Ad esempio ho letto che il network ARTPLUS lanciato ad inizio 2003 dal KOFIC nel tentativo di incentivare la presenza di opere d'essai sul mercato non sta andando molto bene purtroppo…

A dire il vero sono abbastanza ottimista sulla possibilità di attirare un certo tipo di pubblico una volta creato una sorta di circuito d'essai anche in Corea del Sud. È un po' come l'acqua, c'è bisogno di una certa temperatura per farla bollire. Non sta ancora bollendo ma la stanno scaldando… Dieci sale che compongono un circuito sono troppo poche, magari venti o trenta potrebbero iniziare a far bollire l'acqua.

Così come era successo nel '99 il PiFan è tornato a parlare con prepotenza dell'annosa questione dello Screen Quota System [che a tutt'oggi obbliga i cinema locali a proiettare film coreani per una quota fissa di giorni l'anno]…

Penso aleggi sempre più confusione e sempre più fraintendimenti sullo Screen Quota System… La situazione inoltre è peggiore rispetto a cinque anni fa perché i nostri nemici sono più forti e perché da un certo punto di vista siamo meno uniti rispetto al passato… Gli addetti ai lavori sono sempre uniti ma il pubblico non sembra più molto sensibile a tale questione. La situazione è molto difficile ma anche cinque anni fa, quando in tutta fretta abbiamo organizzato la nostra protesta, francamente, davvero pochi pensavano che avremmo potuto vincere… la situazione era senza speranza ma siamo scesi in campo comunque. Nessuno sa come andrà a finire ma sono irragionevolmente ottimista a questo proposito. Se si guarda alla storia del cinema coreano, è curioso ma ogni volta che c'è una crisi succede qualcosa e si riesce ad andare avanti!

Ovviamente nessuno può davvero prevedere cosa succederebbe ma, a suo parere, senza lo Screen Quota System l'industria coreana entrerebbe in crisi?

Questa è una domanda molto ideologica. Con lo Screen Quota System il cinema coreano sta andando molto bene, forse, e ripeto forse, lo Screen Quota System ed il successo attuale non hanno alcuna correlazione tra di loro ma questa è solo un'ipotesi. Le persone contro tale sistema ovviamente si aggrappano a questa ipotesi e, sinceramente, non si preoccupano molto dei risvolti che l'abolizione potrebbe avere in futuro. Il sistema sta diventando una questione ideologica anche e soprattutto perché la Corea del Sud è per molti aspetti una colonia statunitense. Forse anche senza il sistema il cinema coreano potrebbe avere successo ma non lo sappiamo. Invece sappiamo che se il sistema delle quote viene abolito, come questi burocrati vogliono e l'industria cinematografica coreana collassa, negheranno qualunque responsabilità e i registi, gli addetti ai lavori, il pubblico e la cultura cinematografica coreana subirebbe un tracollo. Quindi le loro azioni contro il sistema sono davvero irresponsabili, odio così tanto quegli intellettuali che non sanno nulla dell'industria cinematografia e che sventolano i principi del mercato sostenendo che il sistema va contro quel o quell'altro trattato! Noi siamo gli addetti ai lavori, abbiamo visto crescere la nostra industria e la conosciamo, perché non ascoltarci?

A proposito dell'industria cinematografica, ccosa succederà dopo l'enorme successo di Silmido e Taegukgi, con i quali il cinema coreano è entrato in quella che è stata definita l'era dei 10 milioni di spettatori.

Penso che l'industria abbia già vissuto un breve vero e proprio boom con Shiri, JSA e Friend… E personalmente tendo a considerare Silmido e Taegukgi come due eccezioni, non penso cambierà molto nel breve futuro.

Per concluderle vorrei chiederle di commentare il suo progetto My Korean Cinema [brevi documentari sul cinema e l'industria cinematografica del presente e del passato filtrati attraverso la memoria e l'esperienza diretta di Kim Hong-joon]. E' un work in progress che intende costruire una sorta di mosaico della storia, e delle storie, del cinema coreano, vero?

Sì è così; mi sono imposto solo due condizioni, la prima: quando ho voglia di farlo lo faccio; seconda: quando ho un po' di tempo ed energie lo faccio! Ho realizzato finora cinque episodi abbastanza brevi… forse il sesto sarà più lungo, riguardano sempre la mia vita nell'industria cinematografica coreana… Ho fatto alcune interviste sul treno per andare a Jeonju in occasione del festival… Ho filmato, in collaborazione con alcuni studenti, le varie fasi del restauro di An Empty Dream… Ho intervistato un famoso direttore della fotografia degli anni Sessanta a cui si deve l'uso di alcuni dispositivi particolari… Quattro-cinque temi differenti e devo ancora decidere se proseguire con vari episodi brevi o pochi episodi più lunghi… Nel secondo caso però dovrei capire come unire le varie nuove riprese che ho fatto finora.

Un sentito ringraziamento a Yura Kwon per aver organizzato quest'intervista.

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