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non capitalista - Intervista a Kim Gok e Kim Sun
Per uno stile cinematografico non
capitalista - Intervista a Kim Gok e Kim Sun di Davide Cazzaro
In occasione del quinto Jeonju International
Film Festival Cinemacoreano.it ha incontrato Kim Gok e Kim
Sun, due gemelli che in pochissimi anni si sono segnalati
tra i protagonisti della produzione indipendente internazionale.
Nati nel '78, hanno lavorato assieme sin dal loro esordio
nel 2001 con Ecce Homo. Comunisti dichiarati, i loro
film sono dettati da idee molto precise e soprattutto, dai
titoli di testa a quelli di coda riescono a parlare di filosofia
e politica con temi, modi e stili sempre diversi e spiazzanti.
A Jeonju hanno presentato due nuovi cortometraggi - Principle
of Party Politics e Light and Class - e l'occasione
di fare una chiacchierata molto informale e amichevole ha
permesso di conoscere meglio due autori così interessanti
e atipici nel panorama coreano.
Sfortunatamente non ho visto tutti i vostri film perché
sono piuttosto difficili da reperire al di fuori dei festival
dove sono presentati. Spero comunque di avere la possibilità
di conoscere meglio voi e la vostra produzione. Innanzitutto
vorrei chiedervi qualche notizia sulla vostra formazione.
Non avete frequentato scuole di cinema, giusto?
Io sono laureato in filosofia e mio fratello in letteratura;
non abbiamo avuto alcuna opportunità di frequentare scuole
di cinema. Attualmente stiamo seguendo studi post-laurea di
filosofia e letteratura e contemporaneamente realizziamo film.
Immagino che ve l'abbiano già chiesto in molti ma non posso
non domandarvi perché avete deciso di realizzare film.
Sì, ce lo domandano spesso. A dire la verità non abbiamo una
risposta precisa. Non ricordiamo che cosa esattamente ci abbia
fatto iniziare a produrre film. Possiamo dire che sentivamo
la necessità di parlare di alcune cose. Ad esempio quando
abbiamo realizzato la nostra opera prima, Ecce Homo,
nel 2001, avevamo letto molti "libri cattivi" riguardo a Nietzsche
e ai comunisti…
E perché avete deciso di lavorare assieme?
Perché siamo gemelli e abbiamo trovato molto conveniente aiutarci
o forse meglio sfruttarci a vicenda.
Dato che siamo qui a Jeonju sono
curioso di chiedervi perché avete sempre utilizzato il formato
digitale. Solo per ragioni di budget?
Sì, principalmente sì. È molto economico ed è perfetto per
noi perché non abbiamo budget a disposizione. Diciamo pure
che siamo stati obbligati ad optare per il digitale.
Nei vostri ultimi lavori avete potuto contare su di uno
staff tecnico, prima facevate tutto da soli?
Sì, facevamo tutto da soli. Lo staff tecnico è stata un'introduzione
molto recente.
Pochi anni fa avete fondato Goksa, il vostro gruppo cinematografico.
Cosa potete dirmi a proposito? Quali sono le linee guida del
gruppo?
L'obiettivo del gruppo è semplice: sfidare il capitalismo.
Troviamo la sintassi di molti film molto capitalista, commerciale…
dunque vogliamo attaccare e offendere quel sistema.
La vostra posizione politica vi ha mai creato problemi?
Sono convinto che non più di sette-otto anni fa vi sarebbe
stato impedito non solo di mostrare i vostri film ma anche
di realizzarli.
Sì, siamo d'accordo, fortunatamente il clima politico oggi
è davvero mutato. Fino ad adesso i nostri film non ci hanno
ancora creato problemi… o meglio, non ancora. Forse in futuro,
ma finora, no. Ovviamente molte persone non amano i nostri
lavori perché non condividono assolutamente la nostra ideologia
ma questo non ci interessa perché abbiamo dalla nostra parte
diversi colleghi, compagni e amici.
Oltre ad essere fondatori del gruppo Goksa siete anche
gli unici membri o si sono unite altre persone?
Ci sono anche altri membri ma di solito cercano di negarlo…
Alcuni realizzano video e studiano cinema ma altri no. Per
esempio il nostro direttore della fotografia, Park Hong-yeol,
è membro del gruppo e sta studiando cinema ed è un vero comunista.
Non tutti sono comunisti ma partecipano ugualmente al gruppo.
Possiamo dire che Goksa è un gruppo cinematografico politico.
Alcuni famosi osservatori internazionali vi hanno indicato
come nuovi protagonisti della scena indipendente internazionale.
Quali sono a vostro parere gli elementi che apprezzano maggiormente
nei vostri film?
Davvero apprezzano i nostri film? Sono così noiosi! A parte
gli scherzi, noi vogliamo che la gente possa apprezzare quello
che definiamo uno "stile cinematografico non capitalista".
Cosa intendente esattamente?
La narrazione che solo le immagini possono creare. Cerchiamo
di far procedere la narrazione attraverso forme pure: immagini
e suoni. I film Hollywoodiani ad esempio vanno nella direzione
opposta, dialoghi, azione. Il loro obiettivo, si sa, sono
solo i soldi.
Perché avete deciso di fare della politica e della filosofia
gli elementi basilari delle vostre opere?
Politica, arte e filosofia non sono separate, sono una forma
unica. Il capitalismo vuole dividerle e dunque noi stiamo
cercando di tornare alle forme primitive, al linguaggio reale.
La nostra posizione si può esprimere attraverso un film, un
dipinto o molte altre cose e noi, semplicemente, abbiamo scelto
i film.
In particolare trovo molto interessante il vostro lavoro
Light and Class, presentato qui a Jeonju, dove riuscite
a parlare di politica in maniera indiretta ma ugualmente efficace.
Cosa potete dirmi di questo film?
Questo è un film realmente politico. La forma del film è molto
progressista. Offende le forme cinematografiche convenzionali.
I nostri obiettivi sono due: il filmico e lo storico. Il capitalismo
vuole separare queste due sfere perché mira al denaro. Questo
è uno dei nostri film più arditi. Abbiamo preso la carne e
i corpi dalla storia e abbiamo utilizzato uno stile cinematografico
molto schematico. Li abbiamo mischiati e il risultato è un
film di 30 minuti composto da cinque noiosi piani sequenza.
Volevamo trasformare ogni spettatore in un lettore che partecipasse
in maniera attiva, che leggesse delle immagini molto inusuali
per soggetto e ritmo. Volevamo renderli dei partecipanti attivi
alla rivoluzione: è questo il messaggio politico contenuto
in Light and Class.
Non avendo studiato cinema come vi siete trovati ai primi
passi con la pratica? Vedete dei miglioramenti man mano che
andate avanti? Trovo sia molto interessante che stiate imparando
la sintassi cinematografica man mano che realizzate i vostri
film.
Sì, vediamo delle grandi differenze tra i nostri primi lavori
e quelli attuali. Ci sono stati dei progressi. I nostri primi
due lavori erano una sorta di "riscaldamento" per noi, per
poi compiere un salto verso film politici. Questo è sicuramente
il cambiamento principale.
Capitalist Manifesto è il vostro film più lungo
vero?
Sì è il più lungo. Nel film abbiamo tentato di imitare la
forma capitalista adottando una precisa forma cinematografica…
è un po' complesso da spiegare...
Cosa ne pensate dell'ottimo stato di salute della produzione
indipendente coreana?
È vero che la situazione è molto buona in questi ultimi anni,
ma noi abbiamo ancora molte difficoltà con i fondi… e poi
soprattutto, la distribuzione. Molte nuove opere indipendenti
ogni anno e nessuna possibilità di distribuzione. Anche i
nostri film non sono distribuiti. Abbiamo chiesto alla casa
distribuzione indipendente Indiestory se erano interessati
ad inserire i nostri lavori nel loro catalogo ma hanno rifiutato
sia Anti-Dialectic (2001) che Time Consciousness
(2002) perché ci hanno detto che sono troppo lunghi e noiosi.
Quindi dopo quel rifiuto non ci siamo più rivolti a nessuna
compagnia. Andiamo avanti con l'autodistribuzione.
Anche qui in Corea ci sono molti giovani registi che realizzano
cortometraggi solo per dimostrare la loro abilità e avere
così delle chance di entrare nell'industria. Cosa ne pensate?
Immagino che voi non siate molto interessati ad entrare nell'industria,
vero?
No, non ci interessa. Diciamo pure che odiamo l'industria
mainstream ma allo stesso tempo vorremmo avere la possibilità
di mostrare i nostri film a molte persone… riguardo ai giovani
registi che vedono nei loro cortometraggi una chiave per entrare
nell'industria, pensiamo che umilino il privilegio del cinema.
Realizzano cortometraggi, utilizzano le immagini solo per
entrare nell'industria e le immagini non possono che uscirne
umiliate.
Cosa ne pensate dei recenti successi del cinema coreano
mainstream? Ci sono opere di vostro gradimento?
Il successo recente è troppo capitalista, così tante persone
sono andate a vedere Taegukgi… dato molto evidente
del capitalismo. Molte persone vogliono la stessa cose senza
alcuna diversità. Ogni persona apprezza la stessa cosa: ciò
è un comportamento troppo capitalista. In particolare Taegukgi
utilizza un contesto storico molto importante ma la forma
è capitalista. Utilizza la Storia solo per sfruttarla.
Un sentito ringraziamento a Charlie
Park per aver organizzato quest'intervista.