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Soo-wan e Yoo Un-seong
JIFF 2006 - Intervista a Jung Soo-wan e Yoo
Un-seong di Davide Cazzaro
In occasione del
settimo Jeonju International Film Festival Cinemacoreano.it
ha incontrato Jung Soo-wan e Yoo Un-seong, responsabili della
programmazione.
Jung è laureata in cinema e ha collaborato con il Women's
Film Festival in Seoul. Lavora per il JIFF dalla prima edizione
e, nel 2003 è diventata selezionatrice. Attualmente insegna
anche teoria del cinema alla Dongguk University. Yoo è critico
cinematografico e collabora con diverse riviste del settore.
Dal 2002 al 2004 ha lavorato per la Korean Shorts Critic's
Week al JIFF e un anno dopo è diventato selezionatore.
Per iniziare vorrei chiedervi di parlare in generale del festival
e dei suoi cambiamenti negli anni…
JSW: Ci sono stati alcuni cambiamenti nell'organizzazione,
specialmente tra i responsabili del festival, direttori e
selezionatori. Penso però che il concetto della manifestazione
sia rimasto immutato, l'attenzione è sempre puntata verso
film indipendenti, minori, d'essai e sperimentali provenienti
da tutto il mondo.
Cosa potreste dire
sul legame tra il festival e la città di Jeonju?
JSW: Il JIFF è legato
inscindibilmente a Jeonju, che fin dagli anni Cinquanta è
stata un'importante città per il cinema coreano. Inoltre la
città ha sempre dimostrato grande interesse verso le arti,
incluso il cinema. Negli ultimi anni l'amministrazione locale
ha promosso l'immagine di Jeonju facendo leva proprio su questa
caratteristica. Nel 2000 il cinema era il medium più popolare
quindi c'è stata la volontà di organizzare un festival.
Cosa mi dite del
motto del festival Libertà, Indipendenza e Comunicazione?
Quando è stato lanciato?
JSW: All'inizio il
motto era Alternativo, Indipendente, Digitale, ma il
concetto di Alternativo è piuttosto complicato da capire per
il pubblico coreano.
YUS: C'è anche la necessità di riconsiderare il medium digitale,
perché la situazione sta cambiando molto rapidamente.
JSW: Quindi nel 2003 abbiamo leggermente modificato il motto
rendendolo più "facile".
Quali sono gli obiettivi
primari del JIFF?
JSW: Penso che l'obiettivo
da perseguire sia quello di avere un pubblico sempre maggiore
che possa avere accesso a film molto diversi tra loro. Vorremmo
presentare sempre più lavori indipendenti e sperimentali;
per far ciò stiamo cercando di organizzare iniziative parallele
come seminari, lezioni, incontri con registi e altri ospiti.
YUS: Vogliamo accrescere la cinefilia in Corea del Sud e speriamo
che un giorno il JIFF diventi l'evento più importante per
i cinefili coreani.
Dal momento che
il festival ha sempre avuto particolare attenzione per il
cinema digitale, vorrei sapere cos'è il digitale per voi e,
perché il digitale?
JSW: Abbiamo sempre
cercato di cogliere il significato del digitale perché, potenzialmente,
ognuno può averne accesso e perché si è segnalato come il
nuovo medium del 21° secolo.
YUS: Pochi anni fa il digitale mostrava un illusione di democraticità
sia nella produzione, sia nella fruizione dei film. Ma penso
sia ancora un'illusione. In un certo senso, il digitale non
può più essere considerato innovativo. Più semplicemente,
è un mezzo per lavori creativi. Ecco perché quest'anno abbiamo
selezionato soltanto lavori creativi e coraggiosi per la nostra
sezione Digital Spectrum. Francamente, alcuni film dell'anno
scorso erano semplicemente girati in digitale.
Cosa potreste dire
della celebre iniziativa del JIFF, Digital Short Films by
Three Filmmakers?
JSW: Penso che siamo
stati, in assoluto, il primo festival a lanciare una simile
iniziativa. Durante la preparazione non seguiamo alcun criterio
o modello specifico, ci limitiamo ad invitare registi di talento
anche se non hanno mai lavorato con il digitale. YUS: Non diamo mai alcun soggetto
ai registi e non interferiamo in alcun modo. Quest'anno il
festival di Locarno ha in programma una retrospettiva completa
dei Digital Short Films by Three Filmmakers.
A vostro parere
c'è qualcosa nell'organizzazione o nel programma del festival
che dovrebbe essere migliorato?
JSW: Avremmo bisogno
di più sale, perché molte proiezioni fanno registrare il tutto
esaurito. A questo proposito siamo stati molto sorpresi che,
da due anni a questa parte le proiezioni di cortometraggi
sperimentali sono molto affollate. Questo ci incoraggia a
proseguire nella direzione che abbiamo intrapreso. Stiamo
anche cercando di offrire la traduzione in inglese per tutti
i nostri eventi, e non solo i più importanti, ma come si può
intuire è anche una questione di budget.
YUS: Per quanto riguarda i lavori sperimentali devo dire che
i lungometraggi non trovano grande riscontro presso il pubblico
perché non sono molto conosciuti nel nostro paese. Quest'anno
abbiamo presentato lavori di James Benning e Jon Jost, ma
queste proiezioni hanno riscosso scarso interesse.
Cosa potete dire
sul programma delle due sezioni competitive, Indie Vision
e Digital Spectrum?
YUS: Stiamo cercando
di selezionare opere prime di promettenti registi dall'Asia
e dal resto del mondo per entrambe le sezioni. Per quanto
riguarda Digital Spectrum di quest'anno, abbiamo un numero
maggiore di opere prime. Spero che un giorno questa sezione
possa racchiudere il meglio della produzione mondiale.
Quali sono i film
asiatici e coreani che apprezzate maggiormente quest'anno?
JSW: I miei film coreani
preferiti sono Heavenly Path di Kim Eung-su e Between
di Lee Chang-jae, entrambi girati in HD. Per quanto riguarda
l'Asia, scelgo sicuramente Nuages d'Hier di Tsubokawa
Takushi (Giappone), The Art of Flirting di Kan Lume
(Singapore) e John&Jane di Ashim Ahluwalia (India).
YUS: Secondo me il miglior film coreano è Heavenly Path
di Kim Eung-su perché penso che con questo lavoro il regista
inizi nuovamente la sua carriera, torni alle sue origini.
Le sue due opere commerciali, Desire e Way to Go,
Rose mi avevano piuttosto deluso perché penso che tali
progetti non siano nelle corde di Kim. Il direttore della
fotografia di Heavenly Path, Bak Ki-ung, ha detto che
il film è un omaggio a Gerry di Gus Van Sant. Non sono
pienamente d'accordo con lui ma penso che rappresenti un punto
di svolta nella carriera di Kim Eung-su.
JSW: Penso che in un certo senso Heavenly Path e Between
percorrano il confine tra fiction e nonfiction. Il primo potremmo
definirlo un lavoro di fiction ma funziona anche come documentario
mentre il secondo opera nel senso inverso.
Secondo alcuni osservatori
attualmente in Corea del Sud ci sono troppi festival cinematografici.
Qual è la vostra opinione a riguardo?
JSW: Penso che ci sia
bisogno di un maggior numero di festival, ovviamente di piccole
dimensioni. I festival sono il posto giusto dove far crescere
l'interesse del pubblico per i buoni film. YUS: Il problema è che molte
manifestazioni vogliono ingrandire la loro dimensione e importanza.
JSW: Per quanto riguarda il JIFF, ad esempio, vogliamo renderlo
più piccolo, riducendo il numero di film a circa 100, così
da poter incrementare le iniziative parallele di cui parlavo
prima. Sostanzialmente c'è bisogno di equilibrio tra i festival
e spero che ciascuno possa avere le proprie caratteristiche.
Cosa mi dite dell'attuale
produzione coreana digitale e indipendente?
YUS: Vengono prodotti
annualmente molti lavori indipendenti ma pochi trovano posto
nelle sale e ancor meno fanno segnare risultati di rilevo.
Ecco un altro motivo per cui al JIFF abbiamo sempre cercato
di mostrare e promuovere lavori minori e indipendenti.
JSW: Le condizioni per la produzione di film indipendenti
non sono buone, e quelle per la loro distribuzione sono anche
peggiori. In passato i film indipendenti trattavano principalmente
problemi politici e sociali. Oggigiorno i filmmaker stanno
cercando di vedere loro stessi attraverso la macchina da presa.
Dal 2002 il JIFF pubblica annualmente un piccolo volume dedicato
ai corti coreani presenti al festival, analizzandone i temi
e le tendenze. Purtroppo è solo in coreano…
Infine, vorrei
chiedervi qual è la vostra opinione sulla riduzione dello
Screen Quota System disposta recentemente dal governo…
JSW: Concordo nel dire
che lo Screen Quota System ha favorito la crescita dell'industria
cinematografica coreana ma penso che dobbiamo aumentare la
varietà di film offerta nel nostro paese. Non sono certo d'accordo
con la riduzione del sistema, ma spero che possa essere studiata
una quota di programmazione non solo per i film commerciali
coreani. Malgrado lo Screen Quota System sia in vigore, il
nostro mercato dell'esercizio è squilibrato.
YUS: Penso ci sia la necessità di una sorta di Art Screen
Quota System, così da poter distribuire nelle sale anche il
cinema d'essai.