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della quotidianità - Intervista a Hur Jin-ho
(Melo)drammi
della quotidianità - Intervista a Hur Jin-ho di Davide Cazzaro
Cinemacoreano.it ha incontrato il regista
Hur Jin-ho al Festival di Pusan per accompagnare il suo atteso
terzo lavoro, April Snow, distribuito in patria nel
settembre 2005 e già presentato ai festival di San Sebastian
e Toronto. Un'occasione per ripercorrere brevemente la formazione
e la carriera del regista e per soffermarsi su April Snow.
Dopo la laurea in filosofia hai deciso
di iscriverti alla Korean Academy of Film Arts (KAFA). Come
è nato il tuo interesse per il cinema?
Quando ero giovane non amavo molto il cinema;
sono entrato alla KAFA per una serie di coincidenze e non
ricordo esattamente cosa mi ha spinto a prendere questa strada.
Devo dire che il mio interesse nel fare film è andato crescendo
mentre imparavo le tecniche e i metodi di lavorazione del
cinema.
Il tuo corto di diploma, For Kochul,
ha destato l'attenzione di molti addetti ai lavori e recentemente
sei tornato a cimentarti con la forma del cortometraggio per
il progetto collettivo Twentidentity e per il sito coreano
Daum… come potresti commentare queste esperienze?
Amo le cose semplici e senza complicazioni
e i cortometraggi sono così. Mentre studiavo alla KAFA ho
realizzato due o tre corti ma, eccezion fatta per quelli che
hai citato, da quando ho iniziato a girare lungometraggi non
ho avuto modo di dedicarmi ad altri progetti. Penso che la
volta in cui mi sono divertito maggiormente nel realizzare
un film è stato con un lavoro alla KAFA.
All'inizio della tua carriera hai lavorato
con il regista Park Kwang-su, cosa ricordi di quell'esperienza?
Ti ha influenzato in qualche modo?
Ho collaborato con Park Kwang-su in occasione
di To the Starry Island e A Single Spark, e
in quel periodo penso di aver imparato a fondo come affrontare
e dirigere un film e come gestire gli attori. Mi ha sicuramente
influenzato e penso che altri registi che hanno lavorato con
lui, ad esempio Lee Chang-dong, Kim Sung-soo e Lee Hyun-sung,
possano dire lo stesso.
Hai affermato più di una volta che i
tuoi punti di riferimento nel cinema sono Ozu Yasujiro e Hou
Hsiao-hsien; quali sono le caratteristiche dei loro film che
apprezzi maggiormente?
Mi sembra di aver visto quattro opere di
Ozu Yasujiro e mi ha colpito il suo modo molto profondo di
raccontare storie semplici che appartengono alla quotidianità;
nei film di Hou Hsiao-hsien, di cui però ho visto solo due
film, trovo interessante l'uso della macchina da presa, che
mantiene una certa distanza dagli attori facendo così trasparire
una sentimentalità molto penetrante.
Ripercorrendo i tre lungometraggi che
hai diretto, sembra evidente una tua propensione verso il
melodramma. Da dove viene questo interesse?
Quando ho iniziato la mia carriera non ho
deciso di realizzare melodrammi; sono molto attratto dalle
cose comuni, che appartengono alla quotidianità, e una di
queste è certamente la relazione tra un uomo e una donna.
Ma non limito me stesso per realizzare un melodramma; quest'ultimo,
piuttosto, è il risultato della trasposizione sul grande schermo
di queste relazioni.
Stando alle tue dichiarazioni, il tema
principale di Christmas in August è la morte e l'inizio di
un amore; quello di One Fine Spring Day è la fine di un amore.
Qual è quello di April Snow?
Ripensando oggi a One Fine Spring Day
direi piuttosto che è incentrato sui cambiamenti dell'amore…
April Snow parla invece di persone ferite dall'amore
che trovano conforto.
Fin dai titoli internazionali, i tuoi
lungometraggi fanno diretto riferimento alle stagioni e i
protagonisti maschili svolgono sempre lavori molto specifici,
rispettivamente, fotografo, fonico e tecnico delle luci; c'è
una ragione particolare dietro a queste scelte?
Faccio riferimento alle stagioni perché
mutano come le emozioni e penso sia sempre interessante esprimere
i repentini cambiamenti che percepiamo, ad esempio, tra una
giornata di sole e una di pioggia. Per quanto riguarda la
professione dei protagonisti, non c'è una ragione particolare,
in fondo sono lavori della quotidianità.
Il titolo coreano di April Snow, Wae-chul,
è molto diverso da quello internazionale; perché questa differenza?
Potresti commentare il titolo originale?
Wae-chul significa escursione, piccolo
viaggio, ed eravamo indecisi tra questo ed April Snow
come titolo coreano e alla fine abbiamo optato per Wae-chul;
ma la traduzione letterale inglese di questa parola non trasmette
a mio avviso la sentimentalità del film quindi April Snow
è diventato il titolo internazionale. La storia parla di due
persone che si incontrano in una remota località in cui non
sono mai stati e mostra come rompono con la routine quotidiana
e si ritrovano in uno spazio totalmente differente. Dunque
compiono una sorta di trasferimento non pianificato. Ecco
perché ho scelto Wae-chul.
Da dove hai tratto l'idea per questa
storia?
La prima volta in cui ho pensato a questa
storia è stato durante un concorso di sceneggiature organizzato
dal Korean Film Council; in una di queste, due persone erano
coinvolte in un incidente, così come in April Snow,
ma qui si trattava di una frode assicurativa ideata da una
donna; mentre la leggevo mi sono chiesto… e se queste due
persone avessero una relazione? E se i due rispettivi coniugi
accorressero all'ospedale e finissero anche loro per diventare
amanti? In un certo senso sarebbe molto ironico e mostrerebbe
come le persone intendono le relazioni… trovavo interessante
parlare di ciò.
Accostando April Snow ai tuoi due precedenti
lavori, sembra che questa volta i componenti famigliari dei
protagonisti siano pressoché assenti… c'è una ragione particolare?
Volevo concentrarmi sull'incontro tra un
uomo e una donna in una località remota e volevo semplificare
la storia dunque ho volutamente lasciato sullo sfondo le rispettive
famiglie.
In April Snow hai lavorato con due attori
molto celebri, in particolare Bae Yong-joon, in un certo senso
reputi che la presenza di interpreti così popolari possa far
passare in secondo piano l'attenzione verso la vicenda narrata
e le scelte del regista?
Mentre eravamo sul set non ho riscontrato
alcuna differenza tra lavorare con loro ed attori meno conosciuti.
Penso però che una volta uscito il film alcune persone possano
avere dei pregiudizi verso il cast e ciò possa influenzare
la visione del film… specialmente nel caso di Bae Yong-joon,
che oggi è una vera superstar, penso che il pubblico coreano
non gradisca troppo la sua celebrità in Giappone.
Qual è di solito l'aspetto a cui dedichi
maggior attenzione durante le riprese? Hai riscontrato particolari
difficoltà durante la lavorazione di April Snow?
La cosa più importante per me è l'interpretazione
degli attori, come si avvicinano al film e quanto naturali
risultano. Do loro molta libertà, non voglio che interpretino
i personaggi ma che li diventino. April Snow parla
delle complesse emozioni dei due protagonisti e non è un elemento
che si può trasmettere con una semplice espressione. Penso
che la cosa più difficile sia stato descrivere nel modo giusto
queste emozioni.
È riscontrabile in uno dei tuo lavori
una scena o una sequenza in grado di rappresentare il tuo
modo di far cinema e la tua idea di cinema?
È una domanda forse troppo difficile… se
non ti dispiace ti dico quali sono i miei momenti indimenticabili
dei tre film che ho realizzato: in Christmas in August
la scena in cui il protagonista insegna al padre come utilizzare
il videoregistratore; in One Fine Spring Day quella
in cui una sera il protagonista alza il gomito assieme ai
colleghi di lavoro e d'un tratto decide di farsi accompagnare
da un amico tassista fino a Kangneung, la località di mare
dove abita la protagonista. Non appena arrivato, i due si
perdono in un abbraccio; in April Snow quella in cui
il personaggio interpretato da Bae Yong-joon guarda nel stanza
del suo motel il filmato contenuto nella macchina fotografica
digitale della moglie e subito dopo dà di stomaco. Ho parlato
a lungo con Bae durante le riprese e per questa scena eravamo
partiti dall'idea di avere la macchina digitale. Abbiamo pensato
a lungo come possa sentirsi un uomo nel vedere le immagini
di sua moglie a letto con un altro.
Per concludere vorrei chiederti una tua
opinione sul cinema coreano contemporaneo, in particolare,
quale parola trovi più adeguata per riferirti all'attuale
produzione della Corea del Sud?
Senza dubbio, "diversità".
Prima di salutarci il regista ci ha chiesto
di riportare una precisazione: non aveva mai visto Destini
incrociati (Random Hearts, Sydney Pollack, 1999)
prima di completare la sceneggiatura di April Snow.
Da più parti infatti sono stati messi in evidenza i punti
comuni tra i due plot e lo stesso Hur è rimasto colpito nel
prendere visione del lavoro di Pollack.
Un sentito ringraziamento a Chung Jan per
aver organizzato quest'intervista.