A proposito di Kim ki-duk

"Un regista che è stato anche sergente nei Marines coreani e pittore"
"Soggetti troppo cattivi per essere considerati non convenzionali"
"Fantastica sulla realtà degl'incubi"
"Un regista che non ha paura delle critica, ma di film senza vita"

Queste citazioni descrivono KIM Ki-duk sia come regista che come uomo. La sua sfida artistica presenta caratteristiche così particolari da essere sempre al centro di controversie. Alcuni amano profondamente i suoi lavori, altri per nulla… KIM Ki-duk però non è un autore viziato, come molti credono. Il suo inusuale punto di vista e il suo voler persistere con soggetti della ordinaria vita quotidiana lo rendono molo diverso dagli altri. Molti pensano che KIM Ki-duk sia crudele nello scegliere soggetti spietati e senza cuore anziché dedicarsi ad argomenti più teneri e sensibili, ma il regista crede nell'amore e nella vita tanto quanto tutti gli altri. Ciò che KIM Ki-duk cerca di fare con i suoi film è di colpire il pubblico ponendo(si) domande come "La gente la pensa davvero così?" ed esprimendo liberamente ciò che pensa, quasi sempre in palese rottura con l'opinione comune. Forse è per questo motivo che riesce a preparare e terminare i suoi film senza esitazione alcuna. KIM Ki-duk non è un autore che cerca risposte. Egli ammette che la vita può essere anche violenta e senza pietà e osa avventurarsi in temi che parlano di aspetti della vita mai trattati da nessun altro prima di allora. È fermamente convinto che non basti ignorare l'amore, la vita e i loro lati più nascosti e infernali per farli scomparire.


Perché "Ferro 3"?

 
 
 

"L'idea mi è venuta per la prima volta nello scorso mese di ottobre. Stavo togliendo un volantino che era rimasto impigliato nella serratura della porta d'entrata del mio appartamento quando mi colpì il fatto che le case a cui i volantini erano ancora attaccati dovevano essere rimaste vuote per giorni. L'immagine di una casa vuota in cui nessuno entra rimanda la mente ad una persona molto sola, tagliata fuori dal resto della società. Ho voluto fare un film su un uomo che entra in quella casa e riempe quel vuoto con il suo calore. Ho voluto io stesso che il titolo internazionale del film fosse 3-IRON. Chi gioca a golf sa che la mazza n.3 è quella meno usata. Immaginatela infilata in una costosissima borsa da golf, usata anch'essa solo di rado. In questa immagine vedo la metafora di una persona abbandonata o di una casa vuota. Al tempo stesso essa è però anche l'arma con cui Tae-suk salva Sun-hwa, diventando così anche il simbolo della speranza in un cambiamento."

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