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Address Unknown di Kim Ki-Duk
di Gianluca Gibilaro
In The Isle Kim Ki-duk aveva collocato
al centro della sua attenzione la vicenda di due personaggi
sullo sfondo per così dire astratto di un lago privo di qualsiasi
contestualizzazione geografica, raggiungendo l'apice di un
cinema che intrattiene un produttivo rapporto con il registro
narrativo mitico, un cinema pieno di “accoppiamenti del favoloso
con il quotidiano”, molto più vicino alle Metamorfosi di Ovidio
che alle metafore intellettuali di tanto cinema contemporaneo.
In Address Unknown, Kim introduce un elemento in più:
la storia nazionale coreana con il suo carico di dolore e
di lacerazioni. Un ingresso in punta di piedi, che non stravolge
il registro “favoloso” del cinema di Kim, ma introduce nel
coté quotidiano una serie di notazioni sulla società,
sulla storia e sulle origini di quel malessere, di quella
frustrazione e di quella violenza che Kim vede pervadere il
suo paese.
Al lago senza tempo di The Isle Kim sostituisce qui
la Pyongtaek degli anni Settanta, una cittadina la cui vita
ruota attorno ad una base militare statunitense. Nei suoi
pressi vivono tre giovani: Chang-gook, figlio illegittimo
di una donna coreana e di un soldato afroamericano; Ji-hum,
assistente di un ritrattista; Eun-ok, studentessa che a causa
dei giochi di guerra del fratello ha perso da bambina la vista
da un occhio.
L'origne del dolore, che in The Isle rimaneva un perturbante
mistero, in Address Unknown è esplicitata con forza:
senza che i tre giovani se ne rendano conto, le loro sono
vite segnate dalla guerra di Corea, un conflitto che li ha
marchiati in modo indelebile. La madre di Chang-gook spedisce
al padre del ragazzo delle lettere, che puntualmente le vengono
restituite con stampigliata la scritta “indirizzo sconosciuto”:
lettere mai recapitate, indirizzate a un destinatario scomparso
nel nulla che ha lasciato una foto, un tatuaggio sul petto
della donna e un figlio. Ogni tentativo di comunicazione,
di recupero di una
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