I film di Kim
Ki-duk sono stati talvolta definiti "grotteschi".
Questo termine, che di recente è diventatato di
gran moda in Corea, diventa alla luce di quanto
detto la parola chiave che sta ad indicare il crollo
della stabilità mentale e delle sue varie espressioni
culturali.
La vita di
Kim Ki-duk, i suoi film e la loro crudeltà sono
elementi strattamente intrecciati l'uno con l'altro:
la realtà crudele che mette in scena potrà impaurire
il pubblico e far storcere il naso a qualche critico,
ma se l'energia che permea i suoi film deve essere
riconosciuta come un elemento oscuro, è altrettanto
vero che essa non è il solo argomento dei suoi film.
La messa in scena della crudeltà, al contrario,
deve essere riconosciuta come l'aspirazione a trovare
un senso alla crudeltà delle nostre vite e del mondo
in cui viviamo. Address
Unkonwn, ad esempio, fa risalire la nostra crudeltà
di oggi alla storia del colonialismo e alla guerra
di Corea.
Il cinema di
Kim Ki-duk ci porta a questa costatazione, e ci
spinge a migliorare. Questo sforzo è per Kim un
punto di partenza per una rivoluzione: come Antonin
Artaud, che all'inizio del XX secolo introdusse
l'idea del teatro della crudeltà come un mezzo per
trovare una cura per se stesso e per gli altri,
Kim Ki-duk, i cui film sono pieni di distruttività
e di violenza, utilizza l'orrore e il sadismo non
come fini a se stessi, ma come un sacrificio per
riportare l'umanità a uno stato precedente a quello
della sua contaminazione con una realtà crudele.
Questa è la
ragione per la quale Kim risponde alle aspre critiche
dirette contro di lui dicendo "Avete mai veramente
guardato le vite che mostro nei miei film? Avete
mai visto sul serio il grido disperato che c'è nei
miei lavori?" E aggiunge che girare per lui è "un
processo per trasformare la propria difficoltà a
capire in una possibilità di comprendere". Film
dopo film, Kim ha iniziato a mettere in scena anche
quegli elementi di bellezza e di calore che il mondo
può offrire. E spiega che per lui, ogni film è
la ripetizione di un processo: "rapisco la
gente mainstream nel mio spazio, mi presento
come un essere umano e chiedo loro di stringermi
la mano. Così non hanno più paura
delle mie posizioni".